Euro si, euro no: il 2013 dell'Europa
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Euro si, euro no: il 2013 dell'Europa
Economia

Euro si, euro no: il 2013 dell'Europa

Sette momenti che hanno segnato l'anno nell'Unione Europea

Che anno è stato quello che si chiude per l’Unione Europea? Nonostante l’emergere dei nazionalismi, il fronte anti-euro e il dibattito pro o contro la politica del rigore tedesco, gli esperti concordano: “Si procede a passo lento, inesorabile, verso la progressiva costruzione della casa comune europea” come commenta Carlo Altomonte, professore di politica economica europea all’università Bocconi di Milano. Non a caso il 2013 è stato l’anno della costruzione dell’unione bancaria, di cui la gestione pilotata della crisi cipriota è stato il banco di prova.

Ecco in sette passaggi il 2013 dell’Europa, apertosi – lo ricordiamo- con l’ingresso della Croazia nell’Unione.

L’unione bancaria e il fondo salvabanche
“È l’evento più importante dell'anno” sottolineano unanimi Altomonte e anche Angelo Baglioni, docente di economia politica alla Cattolica di Milano “sebbene il processo di costituzione sia iniziato nella seconda metà del 2012”. Il risultato concreto è emerso con l’Ecofin di ottobre, che ha approvato i regolamenti sulla vigilanza bancaria in base ai quali la Bce eserciterà il controllo diretto sulle banche sistemiche, quelle che hanno attivi superiori a 30 miliardi di euro, o che costituiscono più del 20% del Pil con un valore superiore a 5 miliardi di euro. Si tratta di circa 130 banche in tutta l'Eurozona. Nei più recenti consigli Ecofin e Ue di dicembre poi, è stato fatto un ulteriore passo in avanti: è stato approvato l’accordo sulla gestione pilotata dei fallimenti bancari e sull’istituzione del fondo comune per la gestione delle crisi, che però entrerà a regime non prima di dieci anni.

La crisi di Cipro in marzo
Per alcuni è stato lo spettro della fine dell’euro. In realtà su questa crisi è stato testato il modello di fallimento pilotato delle banche, così come previsto da Draghi nel suo disegno di unione bancaria. Anziché usare soldi pubblici per il salvataggio, sono state imposte perdite ai soci e agli obbligazionisti e un prelievo forzoso sui conti correnti oltre i 100 mila euro (sotto questo importo saranno sempre tutelati). La morale è: chi rompe e combina guai, deve pagare. L’Europa non è un salvadanaio che cura tutto.

L’allarme dei nazionalismi
Le elezioni spagnole ed olandesi nel 2012, quelle italiane di febbraio, quelle tedesche, il Front National in testa in Francia in vista delle elezioni europee, hanno segnato l’emergere dei nazionalismi anti Ue. “In realtà però i partiti antieuro non hanno mai sfondato” spiega Altomonte. “Se alle prossime elezioni europee tali movimenti dovessero ottenere più del 30%, allora sarebbe un segnale di crisi nel Parlamento Ue ma anche di maturità: perché avvierebbe un dialogo politico vero, la Ue non sarebbe più così scontata e ci si darebbe da fare”.

L’Italia esce dalla procedura di infrazione
Un successo per l’Italia: a maggio esce dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo e a giugno lo spread cala finalmente sotto i 250 punti base. Uscire dal deficit significa sbloccare nuovi fondi da investire nella crescita, a patto che il nostro Paese non sfori di nuovo la soglia del 3%. Il rischio c’è. E non mancano gli appelli del vicepresidente Ue Olli Rehn per mantenere rigore nei conti.

Elezioni tedesche
A settembre Angela Merkel ha trionfato per la terza volta e ha conquistato la poltrona di Cancelliere, ma è stata costretta a un accordo di coalizione con i socialisti. La buona notizia è che i provvedimenti europei saranno sottoposti a un controllo più ampio da parte del parlamento federale, quella cattiva è che i socialisti hanno abdicato a un po’ del loro tradizionale europeismo cedendo qualcosa al fronte tedesco del rigore.

La mossa di Draghi
Il presidente della Bce taglia ancora i tassi di interesse allo 0,25 per cento, il minimo possibile equiparato a quello Usa. Si annunciano nel 2014 ulteriori manovre per aumentare il credito all’economia. E per economia si intendono, finalmente, le imprese.

L’anno si chiude senza la Tripla AAA.
L’America torna a correre, mentre a dicembre l’agenzia di rating Standard’s & Poor degrada l’Europa a AA+. “Il downgrade è il segnale che si deve lavorare sul “crisis management”, ovvero sulla gestione strutturale della crisi”. Come? Misure per rilanciare la crescita (l’1% non basta) e correttivi legati alla stabilità finanziaria. La misura di Draghi aiuta questo percorso.

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