Euro ai minimi: come investire se la moneta unica si svaluta
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Euro ai minimi: come investire se la moneta unica si svaluta
Economia

Euro ai minimi: come investire se la moneta unica si svaluta

Dopo la galoppata del dollaro, le case d'investimento guardano ora con favore alle borse europee e alle obbligazioni ad alto rendimento. Ecco perché

Attorno alla parità. E' il livello toccato oggi dal cambio euro/dollaro che, per gli analisti di Deutsche Bank, può addirittura scendere a 0,85. Anche se resta difficile fare previsioni esatte, una cosa appare certa: l'era dell'euro forte sia avvicina al capolinea, grazie soprattutto al Quantitative Easing di Mario Draghi, l'acquisto di titoli di stato che il presidente della Bce ha avviato a partire da marzo, per immettere una massiccia dose di liquidità nel sistema finanziario, svalutare la moneta unica e far ripartire l'economia. Con questo scenario di fondo in via di trasformazione, per gli investitori europei si aprono dunque nuovi interrogativi sull'andamento dei mercati. Ecco, di seguito, una panoramica su cosa aspettarsi nei prossimi mesi, secondo le opinioni di alcune case d'investimento.


Borse Europee

Tra le società di gestione del risparmio, c'è attualmente un sentiment ancora positivo riguardo alle prospettive delle borse europee. Il quantitative easing avviato dalla Bce, che immetterà sul mercato 60 miliardi di euro al mese per comprare titoli di stato, sta facendo crescere la liquidità sui mercati finanziari spingendola di fatto verso il settore azionario, visto che i rendimenti dei Buoni del Tesoro sono ormai ridotti al lumicino. Per questo, nel loro ultimo report settimanale, gli esperti della società di gestione Anima hanno ribadito di avere oggi una posizione di sovrappeso nel portafoglio per le borse del Vecchio Continente, a scapito di quelle americane. In particolare, le preferenze di Anima sgr si indirizzano sulle aziende che possono beneficiare della ripresa del ciclo economico. E' il caso dei produttori di beni di consumo, ma anche delle compagnie di telecomunicazioni che hanno buone chance di registrare un significativo un aumento dei ricavi grazie alla continua diffusione degli smartphone, cioè i telefonini di nuova generazione. I gestori Anima sono positivi anche sulle banche europee, mentre hanno una visione negativa sui titoli energetici, data l’incertezza sull’andamento del prezzo del petrolio.

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Borse americane

Molte incognite ci sono invece riguardo alle prospettive delle borse statunitensi. Certo, un investitore italiano che ha nel portafoglio delle azioni americane oggi trae senza dubbio vantaggio dai rialzi del dollaro. Se la divisa statunitense si apprezza, anche il valore dei titoli quotati a Wall Street è ovviamente destinato a crescere, almeno per chi vive in Europa e ha una ricchezza espressa in euro. Non va dimenticato, però, che i listini statunitensi hanno corso molto, con l'indice S&P 500 della borsa di New York che ha quasi raddoppiato il valore in 5 anni. Merito della massiccia iniezione di liquidità effettuata dalla Federal Reserve (Fed), la banca centrale d'Oltreoceano, che ha avviato un quantitative easing già sei anni fa e ha portato i tassi d'interesse a zero. Questo scenario, tuttavia, dovrebbe mutare significativamente in futuro e i tassi americani potrebbero presto risalire, visto che l'economia americana si è rimessa in carreggiata e gli stimoli di un tempo non sono più necessari. Di conseguenza, i gestori di Anima preferiscono adesso concentrare le proprie attenzioni sui mercati in cui le politiche monetarie delle banche centrali sono ben più accomodanti rispetto a quelle della Fed. Oltre che sulle borse europee, i gestori diAnima un hanno visione positiva sui listini asiatici, in particolare su quelli del Giappone, della Cina e dell'India.

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Obbligazioni

Qualche incognita si presenta all'orizzonte anche per le obbligazioni e i titoli di stato, una categoria di strumenti finanziari in cui i nostri connazionali, secondo una recente indagine della società di gestione Legg Mason, investono da sempre una quota rilevante del proprio portafoglio: il 26% circa, contro il 10-16% degli altri cittadini europei. I massicci acquisti di titoli di stato da parte della Bce dovrebbero sostenere ancora i prezzi dei Buoni del Tesoro italiani i cui rendimenti sono però ormai ridotti all'osso (con il Btp decennale che offre un interesse poco superiore all'1% su base annua). La ricerca di guadagni un po' più corposi potrebbe spingere gli investitori verso le obbligazioni con cedole meno avare, come i bond high yield (ad alto rendimento) o quelle dei paesi in via di sviluppo. La pensa così Regina Borromeo, manager del fondo Legg Mason Brandywine Global Income, che però mette in guardia da un rischio: quello di una maggiore volatilità dei prezzi, generato dalle strategie divergenti delle maggiori banche centrali mondiali e dalla possibilità di nuove tensioni geopolitiche.

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Se il biglietto verde cresce ancora

Gli investitori che nei mesi scorsi hanno avuto la prontezza di puntare sul dollaro possono dirsi soddisfatti, visto che raccolgono rendimenti a due cifre, superiori anche al 20%. Dunque, c'è chi si domanda se non sia giunto il momento di cambiare rotta, di fronte ai rialzi registrati dal biglietto verde. “Fino a che permarranno le attuali condizioni economiche e monetarie, sarà difficile assistere a una inversione del trend” scrive però nel suo ultimo report Barbara Giani, analista sulle obbligazioni governative e i tassi di Jci Capital, che dunque crede tuttora nella forza della divisa statunitense. Diversi sono gli strumenti finanziari utilizzabili oggi da chi vuole posizionare ancora una parte del proprio portafoglio sulla divisa statunitense, anche se va tenuto presente un particolare tutt'altro che trascurabile: dopo i recenti rialzi del biglietto verde, i margini di guadagno sulla moneta d'Oltreoceano sono adesso assai più limitati di prima. Quasi tutte le banche italiane consentono ai propri clienti l'apertura di un conto in dollari, mentre a a Piazza Affari, nel segmento Mot, ci sono diverse obbligazioni denominate nella valuta americana, alcune delle quali sono emesse anche da solidi organismi sovranazionali come la Bei (la Banca Europea degli Investimenti). Tra i prodotti del risparmio gestito, ci sono invece parecchi fondi di investimento le cui quote hanno un valore espresso direttamente in dollari.


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