Emilio Riva, gli ultimi giorni del re italiano dell’acciaio
Imagoeconomica
Emilio Riva, gli ultimi giorni del re italiano dell’acciaio
Economia

Emilio Riva, gli ultimi giorni del re italiano dell’acciaio

Una parabola iniziata con un piccolo forno elettrico nel varesotto, e conclusasi agli arresti domiciliari per l’inchiesta sull’Ilva di Taranto

Si è chiusa forse nel peggiore dei modi la storia umana e imprenditoriale di Emilio Riva, spentosi nella sua villa di Malnate in provincia di Varese, all’età di 88 anni, dopo una lunga malattia. Il nome del patron dell’omonimo Gruppo di acciaierie negli ultimi due anni infatti era stato indissolubilmente legato alle traversie giudiziarie dell’Ilva di Taranto, una vicenda per la quale Riva era costretto agli arresti domiciliari. Le accuse erano gravissime, e andavano dal disastro ambientale, alla concussione, fino all’associazione per delinquere. Tra l’altro proprio il prossimo 19 giugno si terrà la prima udienza del processo di fronte al giudice delle indagini preliminari.

ECCO CHI ERA EMILIO RIVA

Un appuntamento con la giustizia a cui dunque il vecchio Riva mancherà, dopo aver però già assaggiato gli effetti detentivi di un’inchiesta che ha messo in luce le conseguenze drammatiche che l’inquinamento dell’Ilva di Taranto avrebbe avuto sulla popolazione locale. Eppure, proprio all’acquisizione dell’Ilva, avvenuta a metà degli anni Novanta dall’Iri, era legato il grande salto di qualità compiuto a livello mondiale dalla acciaierie Riva. Grazie allo stabilimento di Taranto, uno dei più grandi d’Europa, il Gruppo guidato da Emilio Riva scala infatti le classifiche internazionali del settore, giungendo ad essere il quarto gruppo siderurgico europeo e il 23esimo su scala globale. Un’ascesa inarrestabile, frutto anche del carattere arcigno e determinato dello stesso Riva, che amava farsi chiamare “ragiunatt”,ragioniere, anche se qualche anno fa gli era stata conferita una laurea ad honorem in ingegneria.

L'ADDIO DELL'ILVA, TUTTE LE CIFRE DI UN DISASTRO

Un riconoscimento di prestigio ad un uomo che poteva considerarsi uno degli ultimi rappresentanti di un vecchio modo di fare industria nel nostro Paese: una coincidenza beffarda ha voluto infatti che il 26 agosto 2013 scomparisse Luigi Lucchini e a seguire, il 10 settembre dello stesso anno ,ad andarsene per sempre fosse Steno Marcegaglia, tutti interpreti di una stessa cultura industriale ormai in via di estinzione. Una cultura industriale che lascia dietro di sé però luci e ombre. Le luci sono certo quelle che legano questi industriali, e Riva in particolare, allo sviluppo industriale ed economico del nostro Paese. D’altra parte però non si possono certo dimenticare gli effetti nefasti, di cui l’Ilva di Taranto è forse l’esempio più eclatante e drammatico, di un modo di fare impresa che ora finisce direttamente sul banco degli imputati.

L'ILVA E IL MANCATO RISCATTO DEL SUD

Un passaggio epocale che aveva investito in pieno Emilio Riva costretto proprio in questi due ultimi anni a scelte che forse mai avrebbe pensato di fare sull’onda di inchieste della magistratura. Nel 2012, quando infatti scatta la bufera giudiziaria che porterà al sequestro dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico dell’Ilva, perché l'impianto, secondo gli inquirenti, avrebbe causato  "malattia e morte", Emilio Riva decide di lasciare al figlio Nicola la guida dell’impresa. Poi entrambi vengono raggiunti da ordini di cattura e allora il timone dell’impresa passerà  all’ex prefetto Bruno Ferrante.

ILVA, QUANDO IN GIOCO C'E' LA VITA

Nel frattempo, nel luglio del 2013 al vecchio Riva e al figlio vengono concessi gli arresti domiciliari, ma per l’Ilva le cose vanno di male in peggio: il gip di Taranto dispone infatti un sequestro da 8,1 miliardi sui beni e sui conti della capogruppo Riva Fire. Una decisione che rischia di bloccare completamente l’attività del polo siderurgico pugliese. Ad agosto poi l’azienda viene commissariata dal governo, e lo stabilimento viene messo nelle mani di Enrico Bondi, che già in passatone era stato amministratore delegato. Finisce dunque così,ovvero agli arresti domiciliari, la parabola imprenditoriale di Emilio Riva, iniziata negli Anni Cinquanta con un piccolo forno elettrico in quel di Caronno Pertusella, in provincia di Varese, e conclusasi purtroppo tra i fumi tossici e le inchieste giudiziarie dell’Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa.

QUANDO IL COMMISSARIO E' L'ULTIMA SPERANZA

Ti potrebbe piacere anche

I più letti