Economia in Asia: cinque cose da sapere
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Economia in Asia: cinque cose da sapere
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Economia in Asia: cinque cose da sapere

All'Asian Financial Forum di Hong Kong, ottimismo sulle prospettive di crescita dei mercati orientali e non solo. Ecco le ragioni

Avanti tutta, nonostante tutto. E' un messaggio di deciso ottimismo quello giunto dalla settima edizione dell'Asian Financial Forum (Aff) di Hong Kong , il tradizionale appuntamento (organizzato dal Trade Development Council della città), che riunisce ogni anno migliaia esponenti della business community dell'Estremo Oriente, tra imprenditori, manager, economisti e grandi investitori. Nel ciclo di conferenze tenutesi nella metropoli asiatica, si è respirato indubbiamente un clima di fiducia riguardo alle prospettive dell'economia nel 2014. Ecco le principali ragioni che stanno alla base di questo sentiment.

1) IL MOTORE DEL MONDO

Una crescita del 6.5% su base annua. E' l'andamento del pil della regione asiatica nel 2014, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale citate con enfasi da Leung Chun-ying, imprenditore ed economista cinese, presidente dal 2012 della regione amministrativa speciale di Hong Kong. Mentre i paesi industrializzati cresceranno quest'anno di un più modesto 2%, per Chun-ying l'Estremo Oriente continuerà a essere il motore del mondo.

2) L'INCOGNITA-CINA

Un'incognita da non sottovalutare è invece l'andamento dell'economia cinese che, sempre secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe crescere quest'anno del 7,5% . Benché il dato sia tutt'altro che sconfortante, alcuni analisti intravedono dei segnali di debolezza per la Repubblica Popolare, a cominciare dal forte peso dei debiti pubblici regionali e dallo spettro di una bolla immobiliare.

3) TIMORI SULL'AMERICA

Più che da dati macroeconomici di Pechino, però, oggi la businesscommunity asiatica sembra preoccupata per ciò che accadrà dall'altra parte del Pacifico, cioè negli Stati Uniti. Quasi il 32% dei partecipanti all'Asian Financial Forum (interpellati con un sondaggio istantaneo) ritiene infatti che l'elemento di maggior rischio per lo scenario internazionale sia il tapering, cioè il cambio di rotta nella politica monetaria della Federal Reserve (la banca centrale americana che ha in programma di ridurre progressivamente gli stimoli all'economia, finora attuati con massicce immissioni di liquidità sul mercato). Per gli operatori economici riuniti a Hong Kong, il tapering è appunto più pericoloso di un possibile rallentamento della crescita cinese, che oggi viene invece considerato un fattore di rischio da circa il 29% dei partecipanti all'Asian Financial Forum. Segue a distanza la possibilità di una nuova crisi dei debiti pubblici in Europa, che preoccupa soltanto il 16% circa della businesscommunity orientale.

4) CRESCITA STRUTTURALE

Aldilà dei timori i di breve termine, nel lungo periodo la macro-regione asiatica sembra però destinata a beneficiare di un processo di crescita robusta e duratura. A sottolinearlo è Takejiko Nakao, il presidente dell’Asian Development Bank, istituzione finanziaria sovranazionale che promuove la cooperazione e lo sviluppo economico nell'area del Pacifico. “Meno di 25 anni fa”, ha detto Nakao parlando alla platea dell'Aff, “il pil dell'Asia rappresentava appena il 20% dell'intera ricchezza mondiale. Nel 2050, supererà invece la soglia del 50%”.

5) OTTIMISMO SU VARI FRONTI

Solo il 10% dei partecipanti all'Asian Financial Forum si dichiara pessimista riguardo alle prospettive dell'intera economia mondiale nel 2014 (Europa compresa), mentre il restante 90% mostra invece un cauto o un deciso ottimismo, convinto che il prossimo anno sarà quasi certamente migliore del 2013. Il che farà da traino alle esportazioni cinesi e di gran parte dei paesi emergenti. Resta solo da augurarsi che questa larga maggioranza di uomini d'affari abbia azzeccato in pieno le previsioni.

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