Ecco come la Cina può aiutare la Russia a chiudere i rubinetti del gas verso l'Europa
YURI KADOBNOV/AFP/Getty Images
Ecco come la Cina può aiutare la Russia a chiudere i rubinetti del gas verso l'Europa
Economia

Ecco come la Cina può aiutare la Russia a chiudere i rubinetti del gas verso l'Europa

Al netto delle alternative, il vantaggio russo nel braccio di ferro energetico è significativo, e la minaccia di Mosca sempre più credibile

E se la Russia decidesse davvero di interrompere le forniture di gas verso l'Ucraina e l'Europa? Quali sarebbero le alternative per tutti quei paesi che, come l'Italia, fino ad oggi non si sono mai potuti permettere nemmeno di prendere in considerazione l'ipotesi di fare a meno delle importazioni delle risorse russe? Nicolò Sartori, un ricercatore dell'Istituto Affari Internazionali di Roma (IAI) che si occupa proprio di problematiche energetiche, è convinto che lo stop di Mosca possa arrivare molto prima di quanto tanti analisti credano, ma anche che, per fortuna, l'impatto dello stesso potrebbe non essere così tremendo, quanto meno dal punto di vista dell'Italia e in un'ottica di medio periodo.

Per Sartori un dettaglio da non sottovalutare è l'eccesso di offerta che caratterizza oggi il mercato europeo del gas. Questo squilibrio si è consolidato sia a fronte di un inverno meno rigido rispetto alla media, sia a causa di una rapida caduta dei consumi che tanti sperano le ultime code della crisi globale finiscano presto col portarsi via, ma che al momento è una realtà.

L'Ucraina dipende oggi per il 50 per cento delle sue forniture dalla Russia, l'Europa per un 20 per cento, ma il 60 per cento di questi approvvigionamenti passa attraverso l'Ucraina.

E' possibile che a fronte della decisione di Mosca di lasciare Kiev senza gas, o con meno gas, quest'ultima possa a sua volta essere indotta a ridimensionare le sue esportazioni verso il Vecchio Continente, per utilizzare una parte della produzione sul mercato nazionale. Ma non si può escludere nemmeno l'eventualità che la Russia scelga di tagliare le sue esportazioni verso l'Europa. Scenario che, come ricorda Sartori, si è già concretizzato nel 2009.

Tuttavia, per valutare le conseguenze di questa eventualità, è fondamentale trovare un modo per stimare quanto sia realistica, e per farlo abbiamo bisogno di calcolare quali potrebbero essere le alternative per i vari attori in gioco.

Dal punto di vista della Russia, dal momento che le difficoltà economiche di cui tanto si sente parlare come fattore destinato a far fallire i piani di espansione di Vladimir Putin sono una realtà, se il Cremlino vuole alzare la posta in gioco rispondendo alle sanzioni di Washington e Bruxelles chiudendo i rubinetti del gas deve convincere la Cina ad acquistare le sue risorse. E a Pechino l'idea di importare gas russo, magari anche rinegoziandone il prezzo visto che, in questa particolare circostanza, può permettersi di farlo, di certo non dispiace. E probabilmente è di questo che i vertici di Gazprom e CNPC discuteranno nel loro prossimo incontro in programma per maggio.

Dal punto di vista dell'Europa, l'alternativa più realistica, e sostenibile, sarebbe quella di rilanciare l'interscambio energetico con l'Algeria. Nel 2013, spiega ancora Sartori, per l'impossibilità di raggiungere un accordo sui prezzi l'Italia ha tagliato le importazioni da questo paese del 40 per cento. Ma in caso di emergenzapotrebbe facilmente tornare indietro, pur ritrovandosi a dover accettare di pagare di più. Ma il gas algerino fino a quando potrà essere sufficiente per l'Europa? E fino a che punto possiamo permetterci di elaborare stime all'interno delle quali il clima pesa come variabile determinante? "In realtà", spiega Sartori, "l'Algeria da sola non basta ne all'Italia ne' tanto meno all'Europa. Per quanto riguarda l'Italia può comunque contribuire a ridurre in modo significativo l'impatto di uno stop russo. In situazione di picco di domanda, tuttavia, non ci sono attualmente vere e proprie alternative ai russi. Una soluzione per l'Europa potrebbe essere anche l'LNG, in particolare dal Qatar. Per il futuro...Mozambico, Mediterraneo orientale (Cipro, Israele), Canada, potenzialmente anche Iran, ma con tutti i caveat politici del caso".

Dal punto di vista dell'Ucraina, infine, sul piano energetico i problemi potrebbero essere presto risolti destinando una fetta delle risorse prcedentemente esportate al mercato interno. Tuttavia, precisa Sartori, "Kiev non ha il potere, almeno formalmente, di decidere se spostare tali volumi, e se lo fa va contro gli accordi con i russi".

Al netto delle alternative, quindi, il vantaggio russo sul fronte degli approvvigionamenti energetici è significativo, ma bisogna vedere se Pechino deciderà davvero di dare mano a Mosca. Ecco perché, forse, a Europa e Stati Uniti converrebbe includere anche la variabile Cina nelle loro equazioni strategiche. Per evitare che questa dimenticanza finisca col farle saltare del tutto.

 

 

Ti potrebbe piacere anche

I più letti