Draghi, l’euro, il calabrone e il soufflé
Draghi, l’euro, il calabrone e il soufflé
Economia

Draghi, l’euro, il calabrone e il soufflé

La metafora è figlia della crisi. E in questi giorni se ne leggono di ogni tipo. Dal soufflé a Pearl Harbour. Dal calabrone al Titanic. Dagli incendi alla vasca da bagno. Parole che svelano più di quanto le immagini raccontino: il nostro senso di impotenza

Mai così tante, così varie e così colorate: dal sufflè economico alla Pearl Harbour finanziaria, dalla tempesta perfetta all’effetto domino, dal cigno nero al recente calabrone con cui il presidente della Bce, Mario Draghi ha spiegato il “mistero” della viabilità della moneta europea. La metafora è figlia della crisi,  perchè ha il vantaggio di spiegare con una sola immagine dinamiche  complesse. Ma la figura retorica, che si usa e si abusa, svela molto di  più, perchè è la cartina di tornasole della sensazione di crescente  impotenza nei confronti dei fenomeni economici.

All’inizio,  infatti, l’assioma era semplice: il Paese era il paziente, l’austerity  era la medicina. Adesso, invece, il flash non basta più. Bob Savage, ceo  dell’istituto di ricerca specializzato in ambito finanziario Track  Research, ha dipinto l’Europa come una famiglia disfunzionale:  “La mamma e il papà stanno insieme per il bene dei figli. I figli hanno  capito il gioco e capitalizzano la loro posizione per conquistare nuovi  giocattoli. I genitori si arrabbiano e urlano, ma alla fine cedono.  Ogni volta si pensa che lo scontro sarà l’ultimo, ma è soltanto  un’illusione”.

E ancora, in una delle copertine dedicate alla crisi dell’euro, L'Economist paragona la moneta unica al Titanic:  “I progettisti della “nave euro” hanno voluto creare il più grande  transatlantico del mondo. Ma, come tutti sanno, quest’ultimo era idoneo  solo per la navigazione con il bel tempo, aveva un equipaggio anarchico  ed era privo di scialuppe di salvataggio. Le conoscenze di navigazione  economica erano rudimentali e sono state infrante. Quando la nave ha  urtato una barriera, l'acqua ha invaso un comparto dopo l'altro”.

Gli elementi naturali, per la loro inesorabilità e incontrollabilità, dominano il lessico della crisi.  Nella primavera del 2010, durante le fasi più delicate della  speculazione finanziaria che ha colpito la Grecia, il Primo Ministro  Papandreou ha lanciato un appello che era un grido d’allarme: “Aiutateci  a spegnere l’incendio o bruceremo tutti”. Pochi mesi più tardi, Angela Merkel, prendendo a prestito il concetto dall’aeronautica, ha ammesso: “Stiamo sperimentando turbolenze che un anno fa non avrei neppure sognato”.

Fra tutti gli elementi, l’acqua fa la parte del leone. Addirittura, alcune metafore sono entrate  talmente nel linguaggio corrente che quasi non si fa più caso alla loro  etimologia. È un esempio “bailout”. La traduzione di salvataggio,  però, non rende giustizia alle sfumature del termine corrispondente di  “sgottare”, cioè togliere l’acqua dalla barca, indipendentemente dal  modo in cui ci è entrata.

Mentre politici e giornalisti, giocando  con le metafore, hanno dato vita a un assurdo balletto di identità – “la  Spagna non è la Grecia”, “la Grecia non è l’Uganda”, “l’Italia non è la  Spagna” -, l’Oracolo di Omaha, alias il miliardario americano Warren Buffett, ricorda la vera lezione di questi anni difficili: “L’economia è come una vasca da bagno: non si può avere l’acqua fredda davanti e quella calda di dietro”.

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