Disoccupazione, i motivi per cui non scende
Franco Silvi/Ansa
Disoccupazione, i motivi per cui non scende
Economia

Disoccupazione, i motivi per cui non scende

A giugno il tasso dei senza lavoro torna al 12,7%. Le imprese assumono poco, nonostante i generosi incentivi del governo

“La ripresa economica comincia a manifestarsi”. Stonano un po' queste parole pronunciate oggi dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, proprio nel giorno in cui l'Istat ha pubblicato gli ultimi dati sulla disoccupazione in Italia. Il tasso dei senza lavoro, nel mese di giugno, è salito di nuovo al 12,7% (dal 12,4% di maggio), mentre il numero degli occupati nel nostro paese si è ridotto in un mese di 22mila unità. Si tratta di cifre ben poco lusinghiere, considerando le aspettative dei mesi scorsi, durante i quali l'economia italiana è tornata finalmente a crescere, dopo 7 anni di recessione. I dati sono poi ancor meno incoraggianti se si tiene conto di altri due fattori. Il primo è rappresentato dal notevole incentivo ad assumere introdotto dal governo a partire dal gennaio scorso, con un mega-sgravio contributivo (fino a 8mila euro circa all'anno su ogni lavoratore) per le aziende che reclutano nuovo personale nel corso del 2015. Il secondo fattore di rilievo è rappresentato dal Jobs Act, la riforma del lavoro entrata in vigore a marzo, che ha reso più facili i licenziamenti.


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Nonostante tutte queste misure, molte imprese italiane decidono di mantenere inalterati i propri organici. “Il cavallo non beve”, commentano molti osservatori, nel descrivere un'economia che non reagisce a degli stimoli assai intensi, mai visti nella politica economica degli ultimi anni. Un spiegazione parziale dei dati deludenti sull'occupazione ha provato a darla anche lo stesso ministro Poletti, che ha evidenziato due aspetti importanti. Innanzitutto, non va dimenticato che dall'inizio dell'anno si assiste a un calo drastico delle ore di cassa intergrazione (cig). Secondo le stime dello stesso ministero, oggi ci sono oltre 110 mila persone in più che lavorano a tempo pieno, mentre fino all'anno scorso erano quasi disoccupati, pur non figurando come tali, essendo beneficiari della cig. Inoltre, nell'ultimo anno è diminuito notevolmente il numero di inattivi (-131mila unità), cioè di italiani che non cercano più lavoro (magari perché scoraggiati). Oggi ci sono invece più persone a caccia di un impiego e, proprio per questa ragione, la percentuale dei disoccupati cresce, essendo calcolata sul totale degli iscritti alle liste di collocamento.


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Sembra però assai riduttivo spiegare l'ultima zampata del tasso di disoccupazione con semplici questioni di dettaglio, come quelle appena descritte. In realtà, i dati degli ultimi mesi dimostrano che non esiste riforma del lavoro né incentivo economico (per quanto generoso) capaci di convincere un imprenditore ad assumere, se non ha bisogno di nuovo personale, specie quando il business della sua azienda procede a singhiozzo. Non va dimenticato, infatti, che l'Istat ha diffuso nei giorni scorsi altri dati molto significativi e purtroppo assai poco lusinghieri, al pari di quelli odierni sull'occupazione. A luglio, secondo l'istituto nazionale di statistica, la fiducia dei consumatori e delle imprese italiane è tornata di nuovo a scendere, dopo una leggera ripresa tra aprile e maggio. L'Azienda-Italia, insomma, vede ancora lontana la luce in fondo al tunnel. Di conseguenza, la crescita economica resta inchiodata a percentuali da prefisso telefonico, con le previsioni più ottimistiche che calcolano un progresso per il pil nazionale di appena lo 0,8%. Con questo scenario di fondo, il calo della disoccupazione resta ancora un miraggio, almeno per adesso.

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