Disoccupazione e crisi: ecco l'Italia "sciapa e infelice", secondo il Censis
Daniel Dal Zennaro/Ansa
Disoccupazione e crisi: ecco l'Italia "sciapa e infelice", secondo il Censis
Economia

Disoccupazione e crisi: ecco l'Italia "sciapa e infelice", secondo il Censis

Presentato il rapporto annuale dell'istituto di ricerca, che fotografa i gravi problemi del paese

Una società “sciapa e inferice”. E' l'espressione usata dal Censis per descrivere l'Italia di oggi, un paese “senza fermento, in cui circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, e immoralismo diffuso”. Sono parole poco confortanti quelle contenute nell'ultimo rapporto dell'istituto di ricerca presieduto da Giuseppe De Rita e presentato oggi a Roma, da cui emerge anche l'immagine di una nazione che, durante la crisi dell'ultimo quinquennio, non è crollata ma sta vivendo gravi problemi sociali. Ecco, di seguito gli aspetti salienti contenuti nell'analisi del Censis.

LE FAMIGLIE SEMPRE PIU' POVERE

L'EMORRAGIA DI LAVORO

Nel complesso sono quasi 6 milioni gli italiani che, nell'ultimo anno, hanno dovuto fare i conti con una situazione di precarietà o instabilità lavorativa. Più di 3,5 milioni di nostri connazionali devono arrabattarsi tra impieghi a tempo determinato, lavori occasionali e collaborazioni, spesso sotto forma di “falsa partita iva”. Altri 2,8 milioni di italiani si muovono invece nell'area della sottoccupazione, cioè vorrebbero lavorare di più, ma non ci riescono per motivi che non dipendono da loro. La maggior parte dei sottoccupati (oltre 2,2 milioni di lavoratori) è rappresentato da cassintegrati e dai part-time involontari, cioè da persone che sono costrette, loro malgrado, a fare un orario ridotto.

LE FAMIGLIE E L'AUSTERITY

Di fronte all'onda d'urto della crisi, molte famiglie italiane hanno dovuto inevitabilmente tirare la cinghia e adattare alle difficoltà economiche i propri stili di vita, facendo leva sui risparmi nei consumi. Il 76% dei nuclei familiari, per esempio, dà la caccia abitualmente alle promozioni sui prodotti, il 63% sceglie gli alimenti in base al prezzo più conveniente, il 62% ha aumentato gli acquisti di marche commerciali (che costano meno), mentre il 68% ha diminuito le spese per il cinema, lo svago e l'intrattenimento e il 53% ha ridotto gli spostamenti con l'auto o lo scooter per risparmiare sulla benzina. Nonostante questo regime di austerità, l'arrivo di una improvvisa malattia, di una spesa non programmata (come quelle per le riparazioni della casa) o di una tassa imprevista sono in grado di mettere in seria difficoltà il bilancio di moltissime famiglie.

LE ENERGIE PER RIPARTIRE

In un quadro del sistema-paese tutt'altro che roseo, il Censis individua però dei segnali di speranza, grazie alla crescita di nuove energie produttive nel paese. Nonostante la presenza di fenomeni di irregolarità, un contributo alla potenziale ripresa può giungere per esempio dagli immigrati. Oggi, gli imprenditori stranieri che lavorano in Italia sono oltre 379mila, con una crescita del 16,5% tra il 2009 e il 2012, e del 4,4% soltanto nell'ultimo anno. Buone notizie arrivano anche dall'imprenditoria femminile: le aziende con una titolare donna sono infatti aumentate di oltre 5mila unità negli ultimi 12 mesi e oggi rappresentano il 23,6% del totale. Altri segnali di speranza si ravvisano nella crescita di alcuni settori emergenti, come il commercio elettronico e l'economia digitale, e nello sviluppo di un welfare privato o comunitario in cui, secondo il Censis, vengono riscoperte le logiche mutualistiche, di aiuto reciproco, attraverso le associazioni di volontariato o la responsabilizzazione delle aziende e delle organizzazioni di categoria.

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