Disoccupati, precari o in difficoltà. Ecco gli italiani secondo il Cnel
Economia

Disoccupati, precari o in difficoltà. Ecco gli italiani secondo il Cnel

Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro pubblica il consueto rapporto annuale, con dati ben poco confortanti

Disoccupazione in aumento anche in estate. E' l'ultimo dato appena pubblicato dell'Istat, che ad agosto ha rilevato un tasso di senza-lavoro del 12,2% (+0,1% rispetto a luglio), con un record del 40,1% tra i giovani. Si tratta di cifre ben poco confortanti, rese note nello stesso giorno in cui il Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) ha pubblicato il suo consueto rapporto annuale , in cui fotografa lo stato di salute dell'occupazione in Italia. Anche il quadro tracciato dagli analisti del Cnel è tutt'altro che rassicurante, soprattutto per alcuni fattori: l'aumento dei disoccupati cronici, dei lavoratori precari e di quelli disagiati. Ecco, di seguito, i punti più importanti della ricerca.

DISOCCUPAZIONE STRUTTURALE

Il dato più preoccupante messo in evidenza dagli analisti del Cnel è la crescita del numero di persone senza lavoro da più di 12 mesi, che ormai superano ampiamente la metà di tutti i disoccupati. Il che, spinge a pensare che molti italiani rimasti senza un impiego (o che non l'hanno mai avuto) dovranno attendere un lungo periodo di tempo prima di reinserirsi nel mondo produttivo. Per questo, gli analisti del Cnel parlano di una “disoccupazione strutturale” che può essere ridotta soltanto grazie a una crescita economica sostenuta. Con un incremento del pil del 2% all'anno, entro il 2020 la quota di senza-lavoro scenderebbe all'8% dall'attuale 12%.

LA GENERAZIONE NEET

Oltre ad avere una disoccupazione giovanile sopra il 40%, il nostro paese registra una crescita enorme di Neet (not in education, employment or training), cioè di giovani che non studiano e non lavorano. Nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, il numero di Neet italiani ha raggiunto 2milioni e 250mila unità, una cifra che non ha eguali in tutta Europa, nemmeno in Spagna (che ha un tasso di disoccupazione superiore al nostro).

3 MILIONI DI PRECARI

In tutta la Penisola ci sono ormai quasi 3 milioni di precari, che rappresentano il 12,6% dell'intera forza lavoro. Il fenomeno della precarietà interessa soprattutto i giovani che, almeno in un caso su 3, non hanno un inquadramento di lavoro stabile e hanno visto crescere il tasso di precarietà di almeno 6 punti percentuali, dal 2007 in poi.

I WORKING POOR

In Italia si registra anche aumento dei working poor, cioè di lavoratori poveri che vivono in condizioni di disagio sociale, pur avendo la “fortuna” di avere un'occupazione. Negli ultimi 6 anni, per esempio, è raddoppiato da 1 milione a oltre 2 milioni il numero di part-time involontari, cioè di persone che devono accontentarsi di un impiego a tempo parziale (e dunque pagato poco), pur essendo disponibili a fare un orario full time.

PIU' ANZIANI AL LAVORO

Per effetto dell'ultima riforma previdenziale ideata dall'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero, la crescita dell'età pensionabile ha provocato anche un aumento dei lavoratori “anziani” ancora in attività. Nella fascia anagrafica tra i 55 e i 64 anni, ci sono oggi 277mila occupati in più rispetto al 2011.

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Andrea Telara

Sono nato a Carrara, la città dei marmi, nell'ormai “lontano”1974. Sono giornalista professionista dal 2003 e collaboro con diverse testate nazionali, tra cui Panorama.it. Mi sono sempre occupato di economia, finanza, lavoro, pensioni, risparmio e di tutto ciò che ha a che fare col “vile” denaro.

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