Def: come Renzi ha deciso di tassare le banche
Maurizio Brambatti/Ansa
Def: come Renzi ha deciso di tassare le banche
Economia

Def: come Renzi ha deciso di tassare le banche

Confermato l'aumento del prelievo sulla vendita delle quote rivalutate in Bankitalia, per trovare le coperture al taglio delle imposte sulle buste paga - Il Decreto Irpef

UPDATE: il Decreto sul bonus Irpef approvato il 23 aprile dal Governo Renzi mette nero su bianco la tassazione del 26% sulla rivalutazione delle quote detenute dalle banche italiane in Banca d'Italia per un introito per lo stato di 1,95 miliardi. La mossa ha fatto già discutere nel mondo bancario e presagire l'ipotesi infausta di un ricarico sui correntisti. Intanto, ecco cosa prevede la norma, così come vi avevamo spiegato il 9 aprile quando era stata presentata per la prima volta dal premier. 

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Circa 1 miliardo di euro di maggiori tasse per le banche. È quanto annunciato dal premier Matteo Renzi durante la conferenza stampa di presentazione del Def, il Documento di economia e finanza che delinea le manovre sui conti pubblici per il prossimo triennio, e confermato nella versione definitiva del Decreto Irpef. Per trovare le coperture al taglio delle imposte sulle buste paga, il governo ha deciso appunto di aumentare il prelievo fiscale a carico degli istituti di credito: non su tutti, a dire il vero, ma soltanto su quelli che sono titolari di quote del capitale della Banca d'Italia.

IL DECRETO IMU-BANKITALIA

Nello specifico, per chi non ricordasse la vicenda, nei mesi scorsi l'ex-ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni ha messo in cantiere un provvedimento che porterà a una rivalutazione del capitale complessivo di Bankitalia, che è un istituto di diritto pubblico ma ha un assetto un po' particolare: l'authority di Via Nazionale è infatti partecipata da società private. Si tratta appunto delle grandi banche (ma anche di una importante compagnia di assicurazione come le Generali) che possiedono ciascuna diverse porzioni del capitale. Oltre il 60% di Bankitalia, ad esempio, è in mano ai due big del mercato IntesaSanpaolo e Unicredit, mentre i loro concorrenti hanno quasi tutti delle piccole quote inferiori al 3-4%.

Nei mesi scorsi, Saccomanni ha architettato un contestatissimo decreto, che porterà appunto a una rivalutazione complessiva del capitale di Bankitalia nell'ordine di 7,5 miliardi. Le quote attualmente possedute dai soci verranno poi vendute sul mercato e nessun soggetto potrà possedere più del 3%. Questa operazione genererà una plusvalenza nei bilanci degli istituti di credito, sulla quale verrà pagata dalle stesse banche un'imposta, per un totale di circa 950 milioni (lo scopo di Saccomanni era infatti anche di rastrellare un po' di soldi e trovare le coperture per finanziare l'abolizione dell'imu sulla prima casa). Il governo Letta aveva fissato al 12% l'aliquota della tassazione su queste plusvalenze, lo stesso livello previsto nel nostro ordinamento fiscale per le rivalutazioni a bilancio dei beni non ammortizzabili.

I CONTENUTI DEL DEF

Ora, però, il governo Renzi ha cambiato le carte in tavola, poiché nel Documento di Economia e Finanza ha annunciato di voler alzare di un bel po' l'aliquota del 12% fino al 26%. Il risultato, dunque, è che le banche verseranno più imposte sulle rivalutazioni delle quote in loro possesso: da 900 milioni di euro, il gettito dovrebbe salire fino a 1,95 miliardi, portando dunque nelle casse dello stato oltre 1 miliardo in più. A pagare il conto, saranno per lo più Unicredit e IntesaSanpaolo che, di Bankitalia, possiedono la fetta maggiore.

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