#dakarsottocasa: così sulle due ruote percepiamo le strade italiane
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Economia

#dakarsottocasa: così sulle due ruote percepiamo le strade italiane

Un libro racconta lo stato della rete viaria nel nostro Paese a colpi di tweet. Eloquenti: #trappolestradli, #guidarenellagiungla, #guardrail, #salvaciclisti

#Dakarsottocasa. S'intitola così il tweet-libro di Vincenzo Borgomeo, giornalista di La Repubblica. Titolo che non promette nulla di buono. Ma qui non è in discussione la qualità dell'opera. Semmai delle strade italiane. Che agli occhi degli amanti delle due ruote fanno paura. Letteralmente. Di questo parla il lavoro di Borgomeo. Arricchito dalla prefazione del Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e da un intervento sulle infrastrutture di Corrado Capelli, presidente di Confindustria Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori).

È stato presentato a Roma con il supporto di ANCMA e EICMA, . E racconta lo stato della rete viaria nel nostro Paese a colpi di tweet. Eloquenti: #trappolestradli, #guidarenellagiungla, #guardrail. Giusto per fare qualche esempio. Ne vien fuori un mix di denunce, richieste e racconti che l'autore ha raccolto e cucito assieme per fornire al lettore una fotografia della reale situazione in cui versano le infrastrutture italiane. Un cocktail dal sapore amaro, provare per credere.

Apriamo, per esempio una pagina a caso. Pagina 58: «Da noi sulle piste ciclabili ci parcheggiano i Suv». Indovinate l'hastag? #salvaciclisti. Oppure, «la polizia stradale è in ginocchio, la spending review colpisce duro e gli angeli custodi delle strade avranno sempre meno auto», #abbandonati. E, ancora, #stradekiller, «in fatto di strade killer Roma è la capitale del mondo». Ma perché l'autore di #Dakarsottocasa ha scelto di seguire la strada della narrazione twittarola?

Semplice. Il social network di Dick Costolo si è rivelato, in ambito stradale, un ottimo raccoglitore di osservazioni e lamentele mirate. Messaggi nella bottiglia (internettiana, in questo caso) che grazie alle Rete a volte sono riusciti a raggiungere i palazzi dei decisori, innescando cambiamenti. Le statistiche di incidentalità? riferite al 2012 evidenziano come, in Italia, il livello di sicurezza offerto ai motociclisti stia gradualmente crescendo: i veicoli a due ruote coinvolti in incidenti, mortali e non, si sono fermati due anni fa a quota 64.823, in netta diminuzione rispetto al 2011 (-13,8%).

Ma non è il caso di tirare sospiri di sollievo. Secondo il Maids (Motorcycle accidents in depth study) in Italia le infrastrutture inadeguate sono concausa di incidenti nel 25% dei casi, circa il doppio rispetto alla media europea. Nel 2012, la presenza di ostacoli accidentali o fissi sulla strada ha provocato la morte di 88 centauri e il ferimento di altri 1.920, pari al 30% del totale, afferma l'Istat. Il costo sociale degli incidenti che vedono coinvolti veicoli a 2 ruote si aggira intorno agli 8 miliardi di euro, dei quali piu? di 600 milioni sono imputabili alle infrastrutture. Forse aveva ragione Robert M. Pirsig, autore del romanzo "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta": «Le strade migliori non collegano mai niente con nient'altro».

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Francesco Bisozzi