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Economia

Crollo della borsa di Shanghai, 5 cose da sapere

Il listino cinese ha perso in un giorno 5.5 punti, per un'inchiesta su alcuni broker. Ma, a parte le vicende giudiziarie, c'è ancora lo spettro di una bolla

Un calo di oltre il 5% in una sola seduta. E' la performance registrata oggi dalla Borsa di Shanghai, che per fortuna non ha contagiato le piazza finanziarie europee, quasi tutte in rialzo. Responsabile del crollo del listino cinese è un'inchiesta condotta ai danni di alcuni broker, da parte delle autorità di vigilanza. Ma ecco, nel dettaglio, alcune cose da sapere per capire cosa sta succedendo.

Il crollo di oggi

Oggi la Borsa di Shanghai ha chiuso le contrattazioni con un ribasso del 5,5%. Si tratta del crollo più vistoso dopo quelli registrati nel corso dell'estate. Il 24 agosto scorso, in un lunedì nero che ha coinvolto tutte le piazze finanziarie, il listino cinese ha lasciato sul terreno 8 punti e mezzo percentuali.

L'inchiesta sui broker

Il crollo di oggi ha origine dalla diffusione della notizia su indagini alcuni importanti operatori finanziari da parte della China Securities Regulatory Commission, l'autorità che vigila sui mercati cinesi. I nomi coinvolti sono Citic Securities, Guosen Securities e, secondo informazioni di stampa non ancora confermate, anche Haitong Securities. Si tratta di colossi che hanno in gestione circa 100 miliardi di dollari ciascuno.

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I sospetti

Per ora, trapelano ben pochi dettagli sulle indagini in corso da parte delle autorità cinesi (impegnate in questo periodo in inchieste ad ampio raggio sulla corruzione). Pare comunque che siano finite nel mirino alcune operazioni irregolari, soprattutto sui prodotti derivati. Nel caso di Citic Securities, per esempio, ci sarebbero state nei mesi scorsi delle movimentazioni sui contratti di equity swap per volumi tre volte superiori a quelle che risultano ufficialmente: più di 160 miliardi di dollari a fronte di 40 miliardi dichiarati.

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L'ambita piazza di Shanghai

Sulla borsa di Shanghai vengono scambiate delle azioni che gli addetti ai lavoro classificano come A-shares. Si tratta di titoli il cui valore è espresso in renminbi (la moneta nazionale cinese) e che sono scambiati anche sulla borsa Shenzen. Le A-shares si distinguono dalle H-shares, le azioni negoziate a Hong Kong nella valuta locale, cioè nel dollaro della ex-colonia britannica. Negli ultimi anni, molti investitori esteri (anche se soltanto gli istituzionali) hanno visto cadere diverse restrizioni che limitavano la loro operatività sul listino di Shanghai. E così, la maggiore borsa della Repubblica Popolare è diventata molto ambita a livello internazionale.

Lo spettro della bolla

Il timore di alcuni osservatori è che sulla borsa di Shanghai e su quella di Shenzhen debba ancora scoppiare ancora una bolla speculativa, nonostante i ribassi già registrati quest'estate. Negli ultimi anni, infatti, a dare una spinta alle borse cinesi non sono stati gli investitori esteri quanto piuttosto molti risparmiatori privati a caccia di guadagni facili. Secondo alcune stime, per esempio, in tutta la Repubblica Popolare vi sono ben 90 milioni di trader che comprano e vendono prodotti finanziari quasi ogni giorno, un numero pari a una volta e mezzo gli abitanti dell'Italia intera.

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