Crisi e banche: la lezione di John Morgan
Crisi e banche: la lezione di John Morgan
Economia

Crisi e banche: la lezione di John Morgan

Per John Authers, firma tagliente del Financial Times, serve una rivoluzione culturale. Obiettivo: ritrovare fiducia. Prima che sia troppo tardi

Ancora una volta forse loro si salveranno la faccia. Sono i bankers della City. Si sono macchiati nell’estate del 2012 dello scandalo Libor . Una faccenda che vista sempre più da vicino non riguarda solo la Barclays e le sue relazioni pericolose intrecciate con Whitehall, leggi il governo, e Bank of England. Una serie di documenti rivelati dall'agenzia stampa Reuters, corroborati dalle dichiarazioni di fonti vicine alle indagini per manipolare i tassi interbancari, ha chiamato in causa anche Royal Bank of Scotland e la svizzera Ubs.

Lì nero su bianco è emerso che alcuni trader dei tre istituti avrebbero giocato un ruolo chiave nelle manovre tese a influenzare i tassi sul dollaro, l'euro e lo yen. Trattasi di persone che tuttora ricoprono ruoli di rilievo anche a New York. È il segno che è arrivato il momento di tornare alle origini, denuncia il giornalista del Financial Times , John Authers, nella pagina più bolscevica sulla crisi che si possa leggere da qualche anno a questa parte. E a sorpresa, come esempio di eccellenza, cita l'istituto americano Jp Morgan, ricordando un aneddoto dal sapore di altri tempi.

Correva l'anno 1912 quando di fronte al Congresso, John Pierpont Morgan, il patriarca della dinastia di banchieri, disse che se il denaro era il seme che faceva sbocciare il commercio, il credito acquistava forza dal suo carattere. Come dire: quando si presta capitale quello che conta sono le garanzie che vengono date. Un'indicazione più attuale che mai oggi, sui mercati di mezzo mondo, che si ritrovano in preda a nervosismo e speculazione.

“Si tratta di una verità profonda che non è più riconosciuta”, segnala in un passaggio dell’articolo Authers. Chi opera in Borsa oggi, acquistando azioni, lo fa in maniera sempre più spregiudicata, scavando un solco tra la morale degli affari e il tornaconto che ottiene.

Per questo conclude Authers è essenziale dare avvio a un cambiamento culturale, che promuova nuove "scommesse" in un mercato dove ci sia meno posto per l'azzardo e più per la trasparenza. Forse semplicemente che operi perseguendo come finalità raggiungere una maggiore fiducia, proprio quella che aveva indicato Morgan come chiave di volta e che oggi si sta sgretolando sempre di più.

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