Crescita del Pil: perché l'Ue ha tagliato le stime sull'Italia
ANSA /OLIVIER HOSLET
Crescita del Pil: perché l'Ue ha tagliato le stime sull'Italia
Economia

Crescita del Pil: perché l'Ue ha tagliato le stime sull'Italia

La Commissione di Bruxelles ha abbassato le previsioni sulla nostra economia nel 2017. Colpa dell'incertezza e della situazione finanziaria

Limitazioni di natura finanziaria e incertezza. Ecco i due fattori che, secondo Pierre Moscovici, commissario europeo agli affari economici, ostacolano la ripresa dell'economia italiana. Ieri, infatti, la commissione Ue ha rivisto le stime sul pil del nostro paese, limandole purtroppo al ribasso, piuttosto che al rialzo. In particolare, secondo le autorità di Bruxelles, il prodotto interno lordo italiano salirà il prossimo anno dello 0,9%, contro l'1% previsto dal governo e contro una stima di un +1,3% elaborata invece nella primavera scorsa dalla stessa Ue.


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Moscovici è stato un po' generico nel descrivere le ragioni del rallentamento della nostra economia. Non è ben chiaro, infatti, cosa intendesse di preciso il commissario Ue con il suo riferimento all'incertezza e alle limitazioni di natura finanziaria. Tuttavia, non è certo un mistero quel che sta accadendo da mesi nel nostro sistema produttivo, dove le banche sono alle prese con una montagna di crediti deteriorati e stentano ancora a dare soldi in prestito, mentre la fiducia dei consumatori è bassa e l'inflazione non riparte.


Sorvegliati speciali (o quasi)

Più che le spiegazioni generiche di Moscovici, però, sotto i riflettori della stampa sono finiti ieri i numeri contenuti nelle previsioni elaborate dagli analisti di Bruxelles. Sono numeri freddi ma ben chiari: già quest'anno, a detta dell'Ue, l'economia italiana crescerà meno del previsto, cioè dello 0,7%, contro il +0,8% calcolato dal governo. La stessa limatura al ribasso, come già ricordato, ci sarà anche sul pil del prossimo anno (+0,9% invece che +1% stimato dal ministro Padoan).


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La musica non cambia per quel che riguarda le previsioni sul deficit del 2017, che Bruxelles stima attorno al 2,4% del pil, lo 0,1% in più rispetto al dato diffuso dall'esecutivo guidato da Matteo Renzi. Differenze di vedute con l'Europa ci sono anche sulla disoccupazione del prossimo anno (11,5% per l'Ue, 10,8% per il governo) e soprattutto sul debito. E' proprio questa la voce che probabilmente piace di meno a Moscovici. Nel 2017 e anche nel 2018, l'indebitamento italiano rimarrà sopra il 133% del pil mentre il ministro dell'economia Padoan promette di portarlo al 132,6% l'anno prossimo e addirittura al 130% nei 12 mesi successivi.

“Capiamo le difficoltà economiche e sociali dell'Italia”, ha detto Moscovici durante la conferenza stampa, aprendo alla possibilità di chiudere un occhio nei prossimi esami di Bruxelles sulla manovra economica messa in cantiere da Renzi e Padoan per il 2017. Resta il fatto che il nostro paese, con il suo debito monstre, resta sempre un sorvegliato speciale.

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