Economia

Credit crunch: ma chiamarla “stretta creditizia” non vi piace proprio?

Gli inglesismi sono all’ordine del giorno. In finanza (e non solo). A usarli ricorrendo agli accenti più disparati ci si sente: a) più intelligenti? b) più edotti? c) più al passo con i tempi? Chissà! Ma tant’è che pure l’italianissima …Leggi tutto

credit-crunch

Gli inglesismi sono all’ordine del giorno. In finanza (e non solo). A usarli ricorrendo agli accenti più disparati ci si sente: a) più intelligenti? b) più edotti? c) più al passo con i tempi? Chissà! Ma tant’è che pure l’italianissima «stretta creditizia» è diventata credit crunch. Un ritornello allarmato sulla bocca di tutti. Perché le banche hanno stretto i cordoni della borsa e a pagarne le conseguenze sono privati e aziende.

Gli istituti di credito, preoccupati della capacita di coloro a cui prestano i quattrini di restituirli, aumentano i tassi o pretendono maggiori garanzie sui prestiti. Si muovono in ordine sparso, perché ognuno fa a modo suo. Ma l’effetto domino è pressoché garantito.

Spesso poi a intervenire sono le Banche centrali, decidendo di alzare i tassi d’interesse o di imporre agli istituti di credito locali un aumento della riserva obbligatoria, ossia della percentuale dei depositi da non considerare disponibile per i prestiti perché deve essere mantenuta presso la Banca centrale di riferimento “a garanzia”.

In ogni caso le conseguenze di un credit crunch rischiano di essere deleterie per l’economia intera. Stroncando sul nascere la tanto auspicata (e per ora inesistente) crescita. Ma quanto sono indebitate le nostre aziende? Scorrendo i dati della Banca d’Italia i prestiti bancari sono all’ordine del giorno, o quasi. Tanto che proprio in queste settimane i debiti delle imprese non finanziarie si sono lasciati alle spalle la soglia dell’80% del prodotto interno lordo (pil) contro il 60% circa del 2003.

Alle famiglie non va meglio, con debiti pari al 65% del reddito disponibile contro il 40% di 8 anni fa. In altre parole: lo stock dei prestiti concesso dalle banche è in crescita. Ma non perché famiglie e imprese ne accendono di nuovi. Ma perché ristrutturano quelli vecchi. Allungandone la durata e pagando, quindi più interessi. In altre parole: chi può estende le scadenze per la restituzione versando in cambio lo scotto di oneri finanziari maggiori e dunque di un debito maggiore. Perché quello che conta, per le banche, è poter restiturire il debito nel breve periodo. Sul medio-lungo si vedrà.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti