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Economia

Cos'è la nutraceutica, un settore in cui l'Italia è un'eccellenza

Una disciplina che mette assieme la farmaceutica e lo studio della nutrizione genera un giro d'affari di quasi 3 miliardi di euro nel nostro Paese

Forse molti italiani non lo sanno ancora ma c'è un settore in cui l'Italia è un'eccellenza nel mondo, proprio come nella moda, nell'agroalimentare o nella meccanica avanzata. Si chiama nutraceutica, un neologismo che mette assieme due termini, nutrizione e farmaceutica, e che è stato coniato nel 1989 dallo studioso americano Stephen De Felice. Si tratta di una disciplina che, come ha scritto il suo padre fondatore, ?indaga i componenti o i principi attivi degli alimenti con effetti positivi per la salute, la prevenzione e il trattamento delle malattie?.

Gocce per prevenire le malattie respiratorie, creme o integratori per il benessere dei muscoli scheletrici, composti che agevolano il sonno, tutti basati rigorosamente su elementi naturali, dalla mirra all'ananas fino allo zinco e al selenio. Sono questi alcuni dei prodotti commercializzati nel settore della nutraceutica, che non sono veri e propri medicinali e non necessitano dunque di un'autorizzazione da parte dell'Aifa (l'Agenzia nazionale del farmaco) ma possono preservare lo stato di benessere degli individui, sia in modo preventivo o curativo.

Mercato miliardario

Tutti questi prodotti, sui quali c'è un' intensa attività di ricerca e sviluppo, soltanto in Italia generano ormai un giro d'affari di ben 3 miliardi di euro l'anno, una cifra che non ha eguali in tutta Europa e che pone il nostro paese al secondo posto nel mondo nel campo della nutraceutica, alle spalle degli Stati Uniti. ?Possiamo dire senza ombra di dubbio che in questo settore l'Italia è una vera e propria eccellenza?, dice Roberto Cassanelli, direttore generale di Laborest Italia, azienda specializzata nella produzione di composti nutraceutici che ha un giro d'affari annuo di oltre 32 milioni di euro, pressoché triplicato dal 2009 in poi, nonostante la crisi economica.

Mentre il pil nazionale arrancava, dunque, nell'ultimo decennio il fatturato di molte aziende della nutraceutica made in Italy come Laborest ha viaggiato col vento in poppa, attirando professionalità e risorse anche da un settore affine, quello della farmaceutica, dove la concorrenza dei medicinali generici ha messo un po' sotto pressione i ricavi e i margini di profitto delle imprese.

Sui banchi dell'Università 

?Ci sono per esempio molti informatori scientifici del farmaco che sanno iniziando a guardare con sempre maggior interesse alle attività di vendita di prodotti nutraceutici?, dice ancora Cassanelli, ricordando che Laborest si avvale già di una rete di circa 150 professionisti di questo tipo. Anche la comunità accademica guarda oggi con attenzione alla nutraceutica.

Diversi atenei italiani, (tra cui nel 2017 l'Università di Pavia) hanno istituito dei master di primo e secondo livello dedicati proprio allo studio e lo sviluppo di prodotti nutraceutici, nella consapevolezza che questo settore può essere un sbocco lavorativo di molti laureati in discipline scientifiche.

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