Cosa succede all'economia tedesca
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Cosa succede all'economia tedesca
Economia

Cosa succede all'economia tedesca

Ordini, export e domanda interna in contrazione preoccupano. Ma la possibile deflazione in arrivo non incrina la linea di austerity della Merkel

“Non c’è alcuna recessione in Germania, ma solo una debolezza nella crescita”. Così il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble ha commentato gli ultimi dati macroeconomici, negativi, pubblicati in riferimento alla locomotiva dell’eurozona. La contrazione degli export, specie con la Russia colpita dalle sanzioni Ue, ha inciso e sta incidendo, ma non c’è alcuna preoccupazione. "Quest’anno il Pil crescerà di 1,5 punti percentuali, come da previsioni", ha detto Schäuble. Ma c’è il timore che il contagio della deflazione possa arrivare anche a Berlino e dintorni.

Ordini industriali in contrazione, così come export e domanda domestica. Sono questi i tre fattori che preoccupano di più i policymaker tedeschi. Mentre nell’area euro periferica il calo generalizzato dei prezzi al consumo non sembra conoscere freni, in Germania la deflazione non ha ancora fatto la sua comparsa. Ma si tratta di una questione di tempo.

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Le preoccupazioni del cancelliere Angela Merkel e di Schäuble sono elevate. Entrambi sono consci che più si indebolisce la zona euro periferica, più la Germania diventa vulnerabile. “Per ora non c’è un pericolo deflazione, ma stiamo monitorando bene la situazione”, ha detto il ministro delle Finanze. I dati, per ora, sembrano confermare le parole di Schäuble, ma il pericolo è reale. Come ha scritto il Crédit Agricole in una nota sulla Germania, “l’economia tedesca è fluida e ben internazionalizzata, quindi può diversificare nel caso di una correzione al ribasso dell’eurozona periferica, ma è anche relativamente vulnerabile ai cali della domanda nel breve termine”.

Traduzione: se dovesse esserci una contrazione della domanda nell’area euro più debole, Berlino nel breve periodo potrebbe subire uno shock tale da far contrarre l’economia per uno o più trimestri.

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Ma la fragilità della periferia dell’eurozona non è la sola fonte di preoccupazione di Merkel e Schäuble. L’impatto delle sanzioni contro la Russia è stato notevole, dato che proprio la Germania è uno dei maggiori partner commerciali di Mosca. “È possibile che l’economia tedesca di contragga negli ultimi due trimestri dell’anno, a causa della Russia, ma è ancora presto per dirlo con sicurezza”, ha scritto invece Natixis. Anche secondo la banca transalpina, tuttavia, si potrebbe trattare di una flessione temporanea. Nel lungo periodo, molto dipenderà dal perdurare della stagnazione europea. Del resto, come ha ricordato il titolare del dicastero finanziario, “non bisogna assumere che la Germania sia invulnerabile”.

I rischi geopolitici - Russia, Ebola, Medio oriente su tutti - impensieriscono Berlino almeno tanto quanto il mancato rispetto delle regole fiscali europee e i ritardi nell’adozione delle riforme strutturali promesse dagli Stati membri. Ora che i tassi d’interesse sul mercato obbligazionario sono ai minimi dall’introduzione dell’euro e che la Banca centrale europea (Bce) si prepara a espandere il proprio bilancio di 1.000 miliardi di euro, c’è l’urgenza di far tornare gli investitori internazionali che dall’inizio dell’anno a maggio hanno aumentato il flusso di capitali verso l’area euro. “C’è bisogno di innovazione nell’eurozona, sia produttiva sia di bilancio: il consolidamento fiscale deve continuare, ma deve essere certo e valido per tutti i Paesi”, ha sottolineato il fondo hedge Brevan Howard in una nota ai clienti istituzionali. “Senza certezze, tutti sono vulnerabili”, hanno concluso gli analisti.

Per l’appunto, quello che è certo è che la Germania non è immune al rallentamento globale. Lo ha confermato anche il Fondo monetario internazionale (Fmi), che nel suo aggiornamento autunnale del World economic outlook (Weo) ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’economia tedesca. Taglio di 5 decimali per il 2014, nel quale il Pil tedesco crescerà dell’1,4%, e taglio di 2 decimali per il successivo, anno in cui la crescita attesa sarà dell’1,5 per cento. “Servono più investimenti in infrastrutture, serve che ci sia più espansione”, ha detto il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde. Parole che cozzano con la linea economica portata avanti dalla Germania. Berlino infatti, nonostante abbia un notevole spazio fiscale, non lo sta utilizzando. Un concetto ricordato in più occasioni, oggi compreso, dal presidente della Bce Mario Draghi, ma non accolto da Berlino, che chiede un do ut des ai partner della zona euro. Quale? Il solito, cioè le riforme strutturali promesse. E l’impressione è che nemmeno una contrazione della durata di un trimestre potrà farle cambiare idea.

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