Economia

CoCo Bond, niente mete esotiche né film di 007. Sono obbligazioni. Anzi, azioni.

A qualcuno evocano immagini esotiche, di relax assoluto. Ad altri fanno pensare più all’ennesima edizione del film cult 007. Ma malgrado il nome possa far pensare a qualcosa di diverso, sempre di prodotti finanziari si tratta. Oggi gli istituti di …Leggi tutto

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A qualcuno evocano immagini esotiche, di relax assoluto. Ad altri fanno pensare più all’ennesima edizione del film cult 007. Ma malgrado il nome possa far pensare a qualcosa di diverso, sempre di prodotti finanziari si tratta. Oggi gli istituti di credito li vendono alla grandissima sul banco delle migliori proposte. In realtà rappresentano  l’ennesimo “trucco” escogitato dai bancari in grisaglia alla ricerca spasmodica di novità da piazzare sul mercato. Con nomi cool. Sono i CoCo Bond, ossia i convertible contingent bond, che stando a un recente rapporto della banca d’affari Barclays Capital potrebbero sfondare i 700 miliardi di euro entro il 2018 se le banche europee decidessero di scommetterci sul serio continuando ad emetterle e a venderle ai loro clienti. Sono obbligazioni, appunto, emesse  dalle banche e convertibili in azioni nel caso in cui il patrimonio dell’istituto di credito che le emette scenda sotto un dato livello. In soldoni: se la banca va male il CoCo Bond si trasforma automaticamente in azioni della banca stessa che, in crisi, viene così ricapitalizzata all’istante mentre il debito rappresentato da questi titoli si azzera. Con buona pace di chi l’ha sottoscritto che si troverà suo malgrado socio dello sportello tanto amato (ma in difficoltà), privo delle cedole semestrali che il vecchio CoCo Bond rilasciava ma pieno di speranze che le azioni riprendano vigore. Per poterci guadagnare.

Ci sarà pure chi farà spallucce richiamando alla memoria il buon vecchio detto di stampo cattolico «nella buona e nella cattiva sorte…». Ma in finanza la religione c’entra poco. Perché correre il rischio, dunque? Semplice: per ingordigia. Non siamo certo in tempi di vacche grasse e i rendimenti (premi) a doppia cifra sugli investimenti fatti sono pressoché inesistenti.

Tranne per i Coco Bond, che riconoscono un bonus annuo fino al 10% e più. C’è anche il caso che la crisi sia temporanea e l’istituto di credito si rimetta in carreggiata in fretta. Facendo felici gli azionisti (ex obbligazionisti). Ma siamo nel campo dell’imponderabile.

Altra via d’uscita: vendere sul mercato i titoli, accollandosi comunque delle perdite seppure di minore entità. È una arma a doppio taglio, insomma. E c’è chi parla addirittura di «pillola avvelenata».

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