Cir, cosa sono i conti individuali di risparmio
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Cir, cosa sono i conti individuali di risparmio
Economia

Cir, cosa sono i conti individuali di risparmio

I nuovi strumenti finanziari con cui il governo vuole incentivare le famiglie a comprare i titoli di stato

Per adesso di sicuro c’è solo il nome: Cir, una sigla di tre lettere che significa Conti Individuali di Risparmio. E’ una nuova categoria di strumenti finanziari che verrà introdotta dal governo Lega-5Stelle per  spingere le famiglie italiane a investire nei titoli di stato, in modo che buona parte del nostro debito pubblico torni in mano ai piccoli risparmiatori, i quali oggi ne detengono soltanto una quota esigua, attorno al 5%. 

I Cir, che dovrebbero essere introdotti nel 2019 con la prossima manovra economica, sono dei conti-titoli da acquistare in banca o attraverso un intermediario.  Un risparmiatore potrà appunto depositarvi dei Buoni del Tesoro e forse (ma il condizionale è d’obbligo) anche altri strumenti finanziari come le obbligazioni emesse da società private e le azioni. La particolarità di questi nuovi conti, che potranno essere sottoscritti solo dai privati e non dalle società né da qualsiasi altra persona giuridica, è di godere di un’agevolazione fiscale. 

Interessi esentasse

Nello specifico, chi acquisterà i Buoni del Tesoro e li terrà fino alla scadenza senza rivenderli prima, godrà dell’esenzione totale dalle imposte sui rendimenti che oggi, per i titoli di stato, sono pari al 12,5%. Inoltre, è allo studio un altro incentivo fiscale: si parla di una deduzione dalle imposte sui redditi con aliquota di almeno il 23% per le somme versate in questi strumenti finanziari, con un tetto massimo di 3mila euro all’anno. 

Se venisse adottato questo sistema, dunque, chi versasse nei Cir 2 o 3mila euro, potrebbe risparmiare sulle imposte una somma tra 460 e 690 euro, a cui va aggiunto il beneficio di avere appunto completamente esentasse gli interessi maturati sui titoli. Tutto bello, anche se c’è chi paventa il rischio che i Cir, grazie al trattamento di favore  di cui godono, finiscano per cannibalizzare un’altra categoria di prodotti finanziari nati per sostenere l’economia nazionale. 

Concorrenza ai Pir

Si tratta dei Pir (piani individuali di risparmio) istituti nel 2017 per spingere i risparmiatori italiani a investire di più nelle azioni o nelle obbligazioni delle piccole e medie imprese, che hanno bisogno di preziose fonti di finanziamento alternative alle banche. Anche i Pir godono di un’agevolazione fiscale, essendo esenti da imposte sui rendimenti, qualora il risparmiatore che li ha sottoscritti tenga investito il capitale per più di 5 anni, senza liquidarlo prima. Con l’arrivo dei Cir, però, questi incentivi potrebbero diventare assai meno allettanti. 

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