Cereali, è allarme boom dei prezzi
Cereali, è allarme boom dei prezzi
Economia

Cereali, è allarme boom dei prezzi

Scarsa domanda, bassa produttività, incentivi limitati, risparmio energetico e riscaldamento globale: sono queste alcune delle cause che hanno innescato la spirale inflattiva. È allarme delle Nazioni Unite

UPDATE: Il 10 agosto è arrivata la comunicazione che i prezzi di granturco, mais e semi di soia sono già saliti del 25-50% da giugno, con il mais e i semi di soia che hanno superato i picchi raggiunti nella crisi del 2007-2008. Gli Stati Uniti sono i maggiori esportatori di mais e le stime del Dipartimento dell'Agricoltura sono valutate come barometro del mercato delle commodity alimentari. Ecco nel nostro articolo la spiegazione della situazione e i rischi per l'economia cerealicola mondiale.

Non è facile capire se sia oggi necessario avere paura dell'ennesimo aumento del prezzo di alcuni cereali e quindi di generi alimentari di base oppure no. Questa volta la notizia che ha generato il panico è stata quella relativa a un'estate esageratamente arida negli Stati Uniti (la peggiore dal 1956) che potrebbe impedire ai coltivatori del Midwest di continuare a vendere mais e soia a prezzi ragionevoli.

Anche le Nazioni Unite hanno annunciato con preoccupazione che il costo medio degli alimenti durante questo decennio sarà nettamente più alto rispetto al periodo 200-2010. Affermazione che rende necessario un approfondimento su quello che sta succedendo, per valutare i segnali positivi e quelli negativi che arrivano dai mercati e, perché no, tentare di proporre qualche soluzione che possa essere efficace già nel medio periodo.

1) Tra i segnali positivi vi è sicuramente il fatto che le Nazioni Unite abbiano scelto di parlare in maniera generica di "crisi alimentare", e non di problemi legati a grano o riso, gli alimenti da cui dipendono milioni di persone nel mondo. Tentando, forse, di evitare il panico.

2) Positivo anche che l'attuale spirale inflattiva non abbia ancora raggiunto i livelli drammatici del 2008 o del 2011, quando la Russia decise di bloccare le esportazioni di frumento.

3) Negativo è invece il fatto che, questa volta, tutto sia partito dal mais (e dalla soia). Di solito, quando aumenta il prezzo del granoturco i campi di grano e soia vengono riconvertiti a mais per tentare di tenerne sotto controllo il costo aumentando la produzione. Ma in questo modo per i consumatori aumentano inevitabilmente i costi di frumento, carne e soia.

4) Impossibile non aggiungere ai motivi di preoccupazione il fatto che la Primavera Araba sia stata in qualche modo "influenzata" dall'aumento del prezzo dei generi alimentari di base. Una variabile importante in paesi in cui la spesa per il cibo copre almeno il 40% del bilancio familiare. Da qui l'immediato collegamento con le possibili ricadute di un nuovo aumento del costo degli alimenti nei paesi in via di sviluppo.

5) Per gli esperti della Fao i prezzi dei generi alimentari sono destinati ad aumentare anche per colpa del caro-petrolio. E non solo perché quest'ultimo è utilizzato per carburanti e fertilizzanti, ma anche perché la percentuale di alimenti da cui sarà possibile ricavare biocarburanti è destinata ad aumentare.

6) L'Oecd ha invece stimato che per esigenze di mero sostentamento della popolazione mondiale la produzione agricola dovrebbe aumentare del 60% entro il 2050. Un dato che non può che portarci a un'unica conclusione: tra gli investimenti più sicuri del terzo millennio, indipendentemente dalla crisi economica, rientrano a tutti gli effetti quelli nel settore agricolo. Capaci di assicurare profitti elevatissimi a patto di riuscire ad aumentare la produttività dei raccolti.

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