Caso Lupi, le soluzioni sono solo due
Ansa/Alessadro Di Meo
Economia

Caso Lupi, le soluzioni sono solo due

Il ministro, citato in alcune intercettazioni allegate agli atti dell'inchiesta "Sistema", è innocente. Ma un racconto personale spiega perché c'è qualcosa che non va

Maurizio Lupi è innocente. Detto questo vorrei raccontare una storia personale. Al liceo avevo un amico il cui padre era un magistrato. Questo mio amico aveva spiccate simpatie politiche di destra. Fin dal secondo o terzo anno di liceo iniziò a frequentare i circoli fascisti di Forlì e, insieme a loro, andava spesso a Predappio, prima in bicicletta, poi in motorino. Non ha mai fatto mistero di questa sua smodata passione per Mussolini e, andando avanti con il tempo, la sua simpatia politica si trasformò in un impegno sempre più concreto. Alla fine del liceo era di fatto diventato un militante di gruppi di destra. Quelli che oggi chiameremmo “nostalgici”. Superati i 18 anni aveva iniziato addirittura a organizzare veri e propri pellegrinaggi alla tomba del duce ed era diventato per tutti un vero e proprio leader.

A quel punto suo padre, uomo alto, corpulento, così massicio da sembrare una statua, lo prese da parte e gli disse: “Senti, tu ormai sei maggiorenne e puoi fare quello che vuoi. Io non ho mai detto nulla riguardo alle tue simpatie politiche perché la cosa non mi riguarda. Ti ho detto come la penso io, come la pensa tua mamma, ma se tu decidi di prendere una strada diversa, sei libero di farlo. Però è del tutto evidente che se tu continui a voler frequentare quelle persone, io non posso più fare il magistrato in questa città. Quindi i casi sono due: o tu smetti di frequentarli oppure io chiedo il trasferimento”.

Quel magistrato sentiva che non avrebbe più potuto giudicare (anche) i politici locali, ovviamente tutti di sinistra, con l’ombra del dubbio che le sue inchieste fossero in qualche modo ispirate dalle simpatie politiche di suo figlio. Voleva essere certo che nessuno avesse nulla da sospettare riguardo alla sua totale indipendenza di giudizio e serenità. Forse un uomo d’altri tempi, forse sono cose che dette o proposte oggi fanno ridere, forse un moralista, un conservatore, un fanatico della trasparenza, ma sta di fatto che chiese il trasferimento in un'altra città. Quindi: se tuo figlio lavora in un’azienda che riceve appalti dal ministero che dirigi, tu non fai il ministro. 

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Marco Cobianchi

Sono nato, del tutto casualmente, a Milano, ma a 3 anni sono tornato a casa, tra Rimini e Forlì e a 6 avevo già deciso che avrei fatto il giornalista. Ho scritto un po' di libri di economia tra i quali Bluff (Orme, 2009),  Mani Bucate (Chiarelettere 2011), Nati corrotti (Chiarelettere, 2012) e, l'ultimo, American Dream-Così Marchionne ha salvato la Chrysler e ucciso la Fiat (Chiarelettere, 2014), un'inchiesta sugli ultimi 10 anni della casa torinese. Nel 2012 ho ideato e condotto su Rai2 Num3r1, la prima trasmissione tv basata sul data journalism applicato ai temi di economia. Penso che nei testi dei Nomadi, di Guccini e di Bennato ci sia la summa filosofico-esistenziale dell'homo erectus. Leggo solo saggi perché i romanzi sono frutto della fantasia e la poesia, tranne quella immortale di Leopardi, mi annoia da morire. Sono sposato e, grazie alla fattiva collaborazione di mia moglie, sono papà di Valeria e Nicolò secondo i quali, a 47 anni, uno è già old economy.

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