Capitali in fuga dall'Italia
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Capitali in fuga dall'Italia
Economia

Capitali in fuga dall'Italia

Gli investitori stranieri hanno portato via 78 miliardi di euro in due mesi. Colpa (quasi sicuramente) dell’incertezza politica

Oltre 78 miliardi di euro in due soli mesi. Fa impressione il valore dei capitali stranieri che sono usciti dal nostro Paese a maggio e giugno 2018, secondo i dati della bilancia dei pagamenti riportati dalla Banca d’Italia. La colpa, quasi di sicuro, è delle incertezze politiche dopo le elezioni di marzo e i timori, poi rientrati, che il nuovo governo potesse  subito portarci fuori dall’Eurozona. 

Dei 78 miliardi di capitali in fuga dall’Italia, infatti, oltre 58 sono  rappresentati da vendite di titoli del nostro debito pubblico, cioè di Buoni del Tesoro. Più di 10 miliardi sono invece rappresentati da dismissioni di obbligazioni delle banche. Meno pesante il bilancio dei cosiddetti investimenti diretti esteri, cioè quelli di carattere produttivo e industriale, fatti dalle aziende straniere. 

Peggio che nel passato

A maggio sono aumentati di 2 miliardi di euro ma a giugno sono diminuiti di oltre 4 miliardi di euro. Il che è indubbiamente una cattiva notizia perché questo genere di investimenti, che già di per sé non abbondano in Italia, di solito sono meno volatili di quelli finanziari e più resistenti di fronte alle turbolenze dei mercati. 

Certo, non è la prima volta che gli investitori esteri se la danno a gambe in periodi di turbolenze politiche. Lo ha messo in evidenza la ricercatrice Silvia Merler su le pagine de Lavoce.info, facendo notare che nel dicembre 2016, dopo la vittoria dei no al referendum costituzionale, uscirono dall’Italia oltre 33 miliardi di euro di capitali. 

Nel 2011-2012, durante la fase più acuta della crisi di Eurolandia, il valore dei capitali in fuga superò addirittura i 160 miliardi di euro.  Tale cifra, però, fu toccata nell’arco di ben 2 anni di tempo. Prima dell’estate 2018, invece, sono bastati due mesi per superare la metà dei flussi negativi del biennio 2011-2012. C’è dunque da augurarsi che questo trend subisca un’inversione nei mesi a venire. Altrimenti, la fuga di capitali può essere considerata davvero preoccupante. 

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