Come far rientrare i capitali dalla Svizzera... con lo sconto
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Economia

Come far rientrare i capitali dalla Svizzera... con lo sconto

Come funziona l'emersione spontanea di patrimoni detenuti all'estero con la nuova norma in vigore dalala fine dell'anno

Quando vi chiedete: ma a che cosa servono i giornali?, talora ci sono delle buone risposte. Prendete la norma in preparazione volta all’emersione spontanea di patrimoni detenuti all’estero, innanzitutto in Svizzera. Era lo scorso giugno, quando su Panorama vi abbiamo detto che sarebbe arrivata entro fine anno, anticipato come avrebbe funzionato, e anche avvisato su come prepararvi. Ora ci siamo.

Il governo deve evitare l’accusa pronta a scattare, quella di predisporre un nuovo condono fiscale. Dal 1973 a oggi si sono registrati sette condoni fiscali e cinque edilizi, più una dozzina di sanatorie fra contributive e settoriali. Dalle due ultime misure, il «maxitombale» (anche edilizio) 2002-04 e lo scudo per l’estero 2009, sono emersi oltre 150 miliardi di base imponibile sconosciuti allo Stato. Ma la Corte europea ha fissato paletti contro l’eccessiva autospoliazione di verifica pubblica del 2002, contro l’estensione all’Iva (è gettito comunitario), e infinite sono state le polemiche sulle aliquote troppo basse di regolarizzazione per i patrimoni scudati nel 2009, come sul mancato rispetto dell’anonimato inizialmente promesso agli scudati quando la misura fu ritoccata sotto il governo Monti, a fine 2011.

Evitare l’accusa di condono, e approfittare del nuovo regime a cui Berna si è impegnata con Washington per la regolarizzazione dei patrimoni detenuti da privati e imprese statunitensi nelle grandi banche svizzere: è questo l’obiettivo di Enrico Letta. La via è l’autodichiarazione spontanea. Una soluzione raccomandata dall’Ocse, possibile grazie al fatto che la legge italiana comunitaria del 2013, per evitare un’infrazione europea, dispone un ribasso delle sanzioni sull’omessa dichiarazione dei redditi da disponibilità estere (quadro Rw).

Come autodichiararsi? Affidato a un professionista il check di quanto all’estero è sconosciuto all’Agenzia delle entrate, a condizione che non siano in corso verifiche tributarie, e che non ricorrano gli estremi del riciclaggio (altrimenti è corresponsabile dell’assistito), a quel punto il professionista segnala la consistenza patrimoniale all’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali dell’agenzia. Scatta il computo delle imposte non versate per tipo di reddito. Ma secondo la nuova normativa europea la base imponibile è parametrata ai tassi Bce, lo 0,5 per cento. È su questo basso imponibile che si applica l’aliquota, col risultato che risulta intorno al 5-6 per cento l’anno rispetto al patrimonio.

Per non essere un condono, vanno aggiunte le sanzioni. E qui è l’articolo 7 del Dlgs 472 del 1997 a consentire di applicare la penalità d’imposta dovuta fino alla metà del minimo prevista. Ergo, si può scendere fino all’1,5 per cento di penalità annuale per la mancata denuncia nel quadro Rw, e al 50 per cento dell’imposta evasa per l’infedele dichiarazione. Che scendono ulteriormente allo 0,5 per cento di aliquota sull’importo oscurato e al 50 per cento dell’imposta evasa, se si paga subito. Nel complesso, la rata annuale da versare arriva dunque da un 8-9 per cento per patrimoni soggetti a bassa aliquota sostitutiva, e fino a un 14-15 per cento per quelli soggetti ad aliquota progressiva. È sempre un grande sconto rispetto a chi le tasse le ha pagate regolarmente, ma è il prezzo    per acquisire nuova base imponibile.

A quel punto resta il problema penale. Ma dal settembre 2011 la soglia di rilevanza penale per la sola ipotesi dell’imposta non versata è stata significativamente abbassata. Poi esiste un criterio per far prevalere la sanzione penale sull’amministrativa, però per i reati di evasione, non per le semplici violazioni del quadro Rw. Infine, un canale informale su tali questioni è aperto da tempo con le stesse procure, a cominciare da Francesco Greco a Milano, che ha presieduto il gruppo di studio ad hoc insediato dal governo Monti. Ora si tratta di vedere che cosa sceglieranno davvero, Letta e Fabrizio Saccomanni, di fronte a questa finestra aperta che nell’ordinamento già c’è. Ma le polemiche non mancheranno, c’è da starne sicuri.

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