Canone Rai in bolletta: i sei motivi per cui potrebbe saltare
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Canone Rai in bolletta: i sei motivi per cui potrebbe saltare
Economia

Canone Rai in bolletta: i sei motivi per cui potrebbe saltare

A poche settimane dalla partenza, il Consiglio di Stato ha spiegato perché il governo dovrebbe rivedere le procedure predisposte

Si è abbattuto come un fulmine a ciel sereno il parere espresso dal Consiglio di Stato in merito al pagamento del canone Rai. Il responso suona infatti come una sonora bocciatura delle nuove procedure messe a punto dal governo e che prevedono l’accredito dell'abbonamento tv nella bolletta della luce. Il giudizio in questione non è vincolante, ma se si considera che eventuali ricorsi amministrativi contro questo nuovo sistema finiranno in ultima analisi proprio di fronte al Consiglio di Stato, è facile immaginare che potranno agilmente essere accolti, mettendo ancora più in difficoltà il governo in un prossimo futuro. Tra l’altro si tratta di una bufera scoppiata a poche settimane dall’avvio delle nuove procedure, una bufera a cui si è sommata l’ennesima polemica innescata dall’associazione dei consumatori Aduc che ritiene del tutto inappropriate le spiegazioni fornite dall’Agenzia delle entrate sulle modalità di autocertificazione per ottenere l’esclusione dal pagamento del canone. Una situazione che a questo punto richiederebbe un chiarimento d’urgenza da parte del ministro dell’Economia. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le critiche espresse dal Consiglio di Stato e che rischiano di bloccare il pagamento del canone Rai in bolletta ancor prima che questo faccia il suo esordio.

1 - Definizione di apparecchio tv

Il primo e più severo appunto dei massimi giudici amministrativi riguarda la definizione di apparecchio tv che non risulterebbe assolutamente chiara dal contenuto del decreto emesso in materia di canone Rai dal ministero dello Sviluppo economico. In particolare, secondo il Consiglio di Stato, sarebbe necessario chiarire esplicitamente che non si è tenuti al pagamento dell’abbonamento tv se si possiede un tablet o uno smartphone che pure sono strumenti oggi abilitati a ricevere il segnale televisivo.

2 - Un solo canone per più televisori

Altro appunto è quello riguardante il possesso di più televisori in una stessa casa. Ebbene, sempre secondo il Consiglio di Stato, il decreto non chiarirebbe a sufficienza il fatto che, indipendentemente dal numero di apparecchi detenuti in una stessa abitazione, il canone da pagare sarà sempre uno e uno solo.

3 - Problemi di privacy

Il Consiglio di Stato solleva poi con forza un problema di privacy. La nuova procedura prevede infatti un intenso scambio di informazioni tra una serie di soggetti che vanno dall’Anagrafe tributaria all’Autorità per l'energia elettrica, dall’Acquirente unico al ministero dell'Interno, dai Comuni alle società private. Ebbene, a fronte di questo turbinio di relazioni incrociate, nel decreto non compare nessun riferimento esplicito alle procedure da seguire per garantire la riservatezza dei dati trattati.

4 - Chi deve pagare e chi no

Su questo tema il Consiglio di Stato arriva addirittura a definire “oscuro” il passaggio in cui in un qualche modo si vanno a definire le categorie di soggetti tenuti al pagamento del canone. Insomma, un richiamo quanto mai esplicito a fare un sforzo legislativo di chiarezza per evitare zone d’ombra.

5 - Dichiarazione di chi non paga

Altrettanto poco chiare, e qui si collega la già citata polemica sollevata in queste ore dall’Aduc, sarebbero le procedure da seguire per ottenere l’esclusione dal pagamento. Sulla dichiarazione da inviare all’Agenzia delle entrate infatti, permangono molti dubbi e perplessità, e il soggetto in questione forse dovrebbe fare uno sforzo maggiore di pubblicizzazione delle modalità da seguire per chiedere appunto l’esenzione dal versamento dell’abbonamento tv qualora ce ne fossero i presupposti legali.

6 - E il ministero dell’Economia?

Infine, nel giudizio complessivo del Consiglio di Stato, emerge lo scarso ruolo che sarebbe stato giocato in tutta questa vicenda dal ministero dell’Economia, i cui tecnici non avrebbero neanche concordato insieme ai propri omologhi del ministro dello Sviluppo la stesura del decreto di riforma del pagamento del canone Rai. A questo proposito, come già ricordato, viene dunque in un qualche modo sollecitata una presa di posizione del ministro Pier Carlo Padoan che possa fare piena luce su tutte queste questioni che ancora appaiono decisamente poco chiare.

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