Economia

Cabotaggio, Kabotage, cabotage: la parola che mette paura tra i tir in protesta

Gli inglesi dicono “cabotage”. I francesi pure. O meglio: lo dicono in un altro modo, ma lo scrivono uguale. E i tedeschi? Lo dicono uguale, ma lo scrivono diverso (“Kabotage”: con la maiuscola, che sia chiaro!). In Italia vince “…Leggi tutto

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Gli inglesi dicono “cabotage”. I francesi pure. O meglio: lo dicono in un altro modo, ma lo scrivono uguale. E i tedeschi? Lo dicono uguale, ma lo scrivono diverso (“Kabotage”: con la maiuscola, che sia chiaro!). In Italia vince “cabotaggio”.

Significa parecchie cose, con le eccezioni pseudo-negative che si sprecano stile “intervento di piccolo cabotaggio” (poca roba, insomma). Ma per i camionisti d’Europa (compresi i nostri che stanno sgomberando le strade dopo giorni di protesta serrata e blocchi stradali che hanno fatto inferocire parecchia gente con perdite per 150 milioni di euro per la sola filiera agro-alimentare) vuole dire una cosa sola: concorrenza.

E che concorrenza! In soldoni: è il termine che definisce la fornitura di servizi da parte di autotrasportatori all’interno di uno Stato europeo in cui non hanno sede. In altre parole: è il camionista inglese, francese o tedesco che ritira e consegna merci in Italia.

Può farlo? Si. Lo dice Bruxelles. A patto che non diventi una attività “permanente” o “continua” o “sistematica”. E le regole sono ferree: massimo 3 consegne in 7 giorni e solo in seguito a un trasporto internazionale.

Poi via: si deve lasciare il Paese! Almeno la carta dice così. Ma i controlli sono pressoché nulli e c’è il rischio concreto che ognuno faccia come vuole. Risultato: non basta il prezzo del carburante alle stelle con rimborsi sulle accise che tardano ad arrivare (sono pari a 0,18 centesimi per ogni litro di gasolio, dovrebbero arrivare in 60 giorni, ma faticano a essere saldati in 120!); non basta il progressivo assottigliarsi delle tariffe (crollate a 0,80-0,90 centesimi per chilometro macinato da 1,4-1,7 euro per chilometro dei tempi del pre-crisi); ma ora ci si mette pure lo straniero!

E non è un caso se tra le decine di migliaia di camionisti scesi in strada in queste ore serpeggiava proprio la parola “cabotaggio”. Anche perché dal primo di gennaio 2012 sono cadute le barriere previste per i vettori bulgari e rumeni. Così anche loro potranno fare servizi di cabotaggio.

In Italia, e altrove. È ovvio. La cosa è reciproca, certo. E quindi i tir italiani potranno dilungarsi tra le strade di Sofia e Bucarest. Ma la convenienza è da dimostrare. Ancora: martedì 24 nel corso di una conferenza fiume organizzata da Goodyear Dunlop proprio a Bruxelles sul tema dell’efficienza su strada (per flotte & co) Remi Mayet, a capo dell’unità trasporti presso la Commissione Ue ha dichiarato che si sta lavorando a un allargamento del concetto di cabotaggio su scala europea. “Ci vuole una apertura maggiore” ha specificato.

Come dire: più servizi, magari in più giorni ecc ecc. È il libero mercato, bellezza! Ma i “forconi” (e non solo quelli siciliani) non sono affatto d’accordo. Scommettiamo di blocchi ne vedremo ancora molti.

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