Brunello Cucinelli: dal cachemire all’abito maschile per far crescere il business
Tiziana Fabi/AFP/Getty Images
Brunello Cucinelli: dal cachemire all’abito maschile per far crescere il business
Economia

Brunello Cucinelli: dal cachemire all’abito maschile per far crescere il business

Il celebre marchio italiano scommette e investe sull’abbigliamento per giovani uomini eleganti e dinamici

Brunello Cucinelli ha capito che i tempi sono cambiati. Adesso, come dimostrano le ultime passerelle, è iniziata quella che il Telegraph ha etichettato  come l’era dello “smart casual”. Una formula dell’eleganza maschile interpretata perfettamente dai tagli eleganti, classici, ma comodi con cui la sartoria maschile italiana si è fatta conoscere, fino a diventare un’icona. La nuova stagione, dunque, sarà all’insegna di un’eleganza tranquilla. Per la moda maschile significa un futuro particolarmente positivo, come dimostrano i numeri. Nel Regno Unito, per esempio, questa categoria batterà tutte le altre, continuando a crescere da qui al 2018 trainata, fa sapere una recente ricerca , proprio dal settore premium. Ma il Regno Unito non è un caso isolato. In Cina, per esempio, gli uomini stanno emergendo come grandi seguaci della moda e gli abiti maschili, con i loro costi e margini elevati, sono pronti a cogliere il momento, evidenzia il Financial Times .

I marchi del lusso, dunque, hanno iniziato a muoversi: Louis Vuitton e Kering stanno investendo in abbigliamento top di gamma come Berluti e Brioni. Il sarto napoletano Kiton, che vende abiti a prezzi compresi fra cinque e trentamila euro, ha aspettato la Milano Fashion Week per inaugurare il suo nuovo show room in città. Cucinelli, che ha costruito un impero con il cachemire e ha consolidato una posizione nel lusso assoluto – come testimoniano i dati di bilancio 2013, con ricavi a 322,5 milioni di euro e +15,4% sull’anno precedente - , ha deciso di scendere nell’arena. Secondo Mauro Baragiola, analista di Citi, la mossa potrebbe trasformarsi in un “successo significativo in un mercato potenzialmente ricco” e globale. 

Il costo di questo nuovo corso c’è e non solo per gli acquirenti che potrebbero dover pagare duemila euro per un paio di pantaloni e tremila euro per un abito. Cucinelli, infatti, non possiede in casa le capacità manifatturiere necessarie. Per questa ragione, lo scorso anno si è mosso per acquistare dalla toscana D’Avenza il ramo di azienda specializzato nella produzione di abiti su misura da uomo con 56 dipendenti, staccando un assegno da 3,5 milioni di euro che potrebbe pesare sul bilancio nei prossimi due anni. Ma il fondatore non si scompone: “Insieme agli inglesi, siamo i padri spirituali dell’eleganza maschile. Adesso, dobbiamo ritornare a investire in capacità produttiva”, ha dichiarato al quotidiano londinese. Nonostante lo scetticismo che ha preceduto la quotazione nel 2012, Cucinelli ha dimostrato la bontà del suo modello di business che reinveste parte dei profitti nella formazione. 

Per Cucinelli, il ritorno di fiamma dell'abbigliamento elegante si sposa con la sua filosofia di lungo periodo secondo la quale il suo target d’elezione di clienti d’alto livello è preparato a pagare un prezzo più alto per prodotti di cui conosce la provenienza e l’artigianalità. “Per noi è una grande novità. Perché abbiamo investito nell’abito? Perché credo che un giovane oggi difficilmente abbia un abito e l’abito dovrebbe tornare a essere qualcosa di importante. E più in generale, direi che c’è un grande ritorno al vestirci bene, ovvero: quel bel vestirsi italiano giovane, fatto di grande artigianalità e di grande qualità”, ha dichiarato Cucinelli nel corso di un’intervista a Pitti Uomo.

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