Economia

Brent, l’oro nero “leggero”. Ma non per le tasche degli italiani

Che Ben (Bernanke), Mario (Draghi) & Co abbiano toppato? O meglio: che ci sia il loro zampino dietro il caro-petrolio che rischia di buttare alle ortiche una ripresa che non c’è? Il dubbio è lecito. Per un motivo preciso: la …Leggi tutto

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Che Ben (Bernanke), Mario (Draghi) & Co abbiano toppato? O meglio: che ci sia il loro zampino dietro il caro-petrolio che rischia di buttare alle ortiche una ripresa che non c’è? Il dubbio è lecito. Per un motivo preciso: la forsennata politica di espansione monetaria con quattrini facili a volontà dati in pasto alle banche (Ltro, docet) stuzzica e parecchio l’appetito degli speculatori.

Le tensioni geopolitiche fanno il resto. Con le schermaglie belliche tra Stati Uniti e Iran a farla da padrona. Ma il ruolo delle banche centrali c’è. E va tenuto d’occhio. Perché la “corsa del Brent” pare non accenni a fermarsi. Qualche limatura al ribasso c’è ma il prezzo sui 125-126 dollari al barile è ormai acquisito o quasi. E quel che è peggio è che potrebbe essere solo l’inizio.

Ma che cos’è il Brent? Un nome di fantasia? Niente affatto. Si chiama così il giacimento di petrolio scoperto nel 1971 nel mare del Nord al largo delle coste di Aberdeen, nel Nord-Est della Scozia. Negli anni ha finito per diventare sinonimo di una tipologia specifica di oro nero. Quello “leggero”, per l’esattezza.

Con una particolarità: nonostante la sua produzione su scala mondiale sia piuttosto limitata il suo prezzo fa da riferimento per l’intero stock o quasi. E sono in tanti a scommettere che possa salire ancora parecchio. E sfiorare persino quota 200 dollari.

A scriverlo nero su bianco sono stati gli analisti di Hsbc. Gli unici. Almeno per ora. Gli altri convergono perlopiù su una stima più prudenziale: 150 dollari circa. Ma in ogni caso non c’è da stare allegri. Perché quella è stata anche la quota massima sfiorata nel 2008 prima della “grande crisi”. Allora toccò il picco storico di 144 dollari, a dire il vero. E fu il peggio. Con un effetto-domino sui consumi non indifferente.
Oggi sta accadendo la stessa cosa.

Basta farsi un giro alla pompa di benzina per rendersene conto con la “verde” che sfiora persino i due euro al litro (1,99 nelle Marche 2 giorni fa è il record made in Italy finora messo a segno!). Risultato: per una famiglia-tipo l’aggravio di spesa per il carburante e basta toccherà 400 euro l’anno ossia il 2% e più di un salario medio.

Ma se si aggiungono i rincari a catena dell’energia e delle merci colpite dal caro-trasporti la cifra è destinata a triplicare. Almeno. Quindi? Addio consumi! A tappeto! Non a caso gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno calcolato che gli acquisti medi degli italiani sono tornati indietro di 30 anni. Al 1981, per l’esattezza. Alla faccia del progresso!

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