Borse, Cina ed economia: 5 cose che possono accadere
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Borse, Cina ed economia: 5 cose che possono accadere
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Borse, Cina ed economia: 5 cose che possono accadere

Nessuna recessione, ma listini volatili e materie prime deboli. Ecco gli scenari che si aprono da qui a fine anno

Un altro giorno di rimbalzi per gli indici, da Milano a New York, passando per Shanghai, Parigi e Francoforte. La seduta odierna è stata molto positiva per le borse internazionali con Milano che ha chiuso le contrattazioni in rialzo di quasi 3 punti e mezzo percentuali. Gli operatori finanziari hanno dunque tirato un sospiro di sollievo: dopo il lunedì nero di inizio settimana, c'è di nuovo fiducia nel settore azionario. Certo, visto quello che è accaduto nei giorni scorsi sulle piazze cinesi, restano ancora molte incognite sugli scenari che si apriranno per le borse e per l'economia mondiale nei prossimi mesi. Ecco, di seguito, una panoramica su cosa potrebbe succedere entro la fine dell'anno.

Pechino in frenata

Indubbiamente, l'economia della Cina sembra aver perso lo sprint che l'ha caratterizzata negli ultimi anni. La crescita del pil della Repubblica Popolare probabilmente non si muoverà più, nei prossimi anni, sui livelli del 7-8% toccati in passato ma si sarà più vicina al 5%. Tuttavia, secondo molti analisti, la frenata della locomotiva cinese non provocherà una recessione nei paesi occidentali. Questo, almeno, è quanto prevede l'ufficio studi di Goldman Sachs che, nei giorni scorsi, ha diffuso un commento rassicurante sulle prospettive della congiuntura mondiale.

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Petrolio ancora debole

Il rallentamento cinese, le incertezze sull'andamento dell'economia mondiale, il ritorno dell'Iran sul mercato dei paesi esportatori peseranno probabilmente ancora per un po' sulle quotazioni del petrolio e di tutte le materie prime, nonostante la ripresa di oggi del prezzo del greggio (+9%). Gli analisti di Goldman Sachs, per esempio, hanno sulle commodities un rating underweight (sottopesare nel portafoglio), sia in un orizzonte di breve termine (3 mesi), sia in una prospettiva di medio periodo (12 mesi).

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Listini sull'altalena

Ciò che vede concordi quasi tutte le case d'affari, è la previsione di una forte volatilità delle borse da qui all'autunno. Nonostante il rally degli ultimi giorni, è probabile che i listini avranno ancora nuovi scossoni e si muoveranno per un po' sull'altalena. “La crisi attuale ricorda in qualche modo quella del 1997-1998”, scrivono in un recente report Pascal Blanqué e Vincent Mortier, responsabili investimenti della casa d'investimenti Amundi. Anche 18 anni fa, vi fu un crollo delle borse asiatiche (la Cina non era ancora coinvolta) con un conseguente effetto-contagio: l'indice americano S&P 500, per esempio, ebbe una correzione del 20%. Dunque, anche oggi l'assestamento dei prezzi non sembra destinato a esaurirsi nell'arco di poche sedute.

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Le incognite sui tassi

Mentre i tassi di interesse in Europa sembrano destinati a rimanere bassi a ancora a lungo, la vera incognita è il comportamento della Federal Reserve (Fed), la banca centrale statunitense. Fino a pochi giorni fa, era quasi certo un rialzo del costo del denaro in America nel prossimo mese. Poi, i timori di un rallentamento dell'economia mondiale con la crisi cinese hanno fatto pensare a un rinvio di questa decisione. Oggi, però, sono usciti i dati sull'andamento del pil degli Usa che, nel secondo trimestre dell'anno, è salito oltre le attese (+3,7% contro il 3,3% previsto). “Continuiamo ad aspettarci un incremento dei tassi di interesse da parte della Fed già a settembre”, ha commentato oggi David Basola, responsabile per l’Italia della società di gestione Mirabaud Am, analizzando come la congiuntura statunitense sia indubbiamente positiva.

Valute

Molte incognite ci sono sulle prospettive delle monete nazionali, con il timore di una guerra valutaria in Asia. Mentre diversi analisti si aspettano una ulteriore svalutazione dello Yuan entro fine anno, ci sono molte incertezze per quanto riguarda il cambio tra l'euro e il dollaro. Se la Federal Reserve alzerà i tassi a settembre, è probabile un apprezzamento del biglietto verde, poiché le attività finanziarie denominate nella moneta statunitense diventeranno più redditizie, acquistando appeal. Se invece la Fed rimandasse la sua decisione, come hanno evidenziato giorni fa gli analisti di Morgan Stanley, allora il cambio euro/dollaro potrebbe avere nuovi balzi all'insù nel breve termine, rispetto al livello attuale di 1.12.

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