Borse: 3 mercati da tenere sott'occhio a settembre
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Borse: 3 mercati da tenere sott'occhio a settembre
Economia

Borse: 3 mercati da tenere sott'occhio a settembre

In attesa del rialzo dei tassi in America, l'Europa teme l'effetto yuan. Le borse del Medio Oriente aprono agli investitori stranieri

Una vecchia regola per gli investitori è quella di uscire dalle borse a maggio per poi farvi ritorno a metà settembre evitando così le cadute estive. Nei paesi di lingua inglese riassumono il tutto con il detto "Sell in May and go away, do not return until St. Leger's Day"; St. Leger è una celebre corsa dei cavalli che si tiene ogni anno in Inghilterra il secondo sabato di settembre.

Una strategia valida soprattutto nel 2015: chi non l’ha messa in pratica, ha rischiato di farsi male negli scorsi mesi tra il crollo del Bund a maggio (-5% in due settimane), l'ennesima crisi greca a giugno, il crollo dei listini azionari cinesi a luglio (-30% circa) e la svalutazione dello yuan ad agosto.

Quindi, St. Leger’s Day è il giorno in cui tornare a investire anche quest’anno? Forse sì, anche se la data da tenere a mente è un’altra: il 16 - 17 settembre, quando la Fed deciderà il da farsi sui tassi.

Alcuni pensano che proprio in quel giorno sarà comunicato il primo rialzo dopo quasi sette anni ai minimi; altri sono dell’opinione che Janet Yellen a seguito delle recenti mosse della banca centrale cinese rimanderà la decisione a dicembre, se non addirittura al primo trimestre del prossimo anno. Staremo a vedere.

Qualunque sia la decisione della banca centrale americana, il tema del rialzo dei tassi di interesse negli USA resta comunque al primo posto nell'agenda degli investitori per l'impatto che può avere sui mercati obbligazionari. Ma non è il solo fattore da tenere sott'occhio: la politica monetaria in Cina, la crescita dell'Europa e l'apertura agli investitori internazionali di alcuni importanti mercati in Medio Oriente sono alcune delle ultime novità su cui vale la pena soffermarsi.

Di seguito riassumiamo le view di cinque importanti gestori di fondi di investimento a livello globale su tre aree: USA, Europa e mercati emergenti e di frontiera.

L'impatto dello yuan sulle azioni europee

Il tasso di cambio yuan / dollaro ora viaggia a quota 6,39 - 6,40, dopo l’importante svalutazione messa in atto dalla Pboc, la banca centrale cinese, nella settimana a ridosso di Ferragosto. Non è escluso un impatto sulle borse europee, anche se per molti titoli quotati nel Vecchio Continente il commercio interno all’area euro è ancora molto importante.

Ad oggi, infatti, circa il 6% delle esportazioni totale dell'Eurozona sono dirette alla Cina, mentre circa il 10% delle importazioni provengono dal gigante asiatico. Per questo, alcuni gestori di fondi raccomandano cautela se si investe in settori che hanno un'esposizione significativa alla Cina: beni di lusso, tech, automotive, beni strumentali e materiali, in particolare settore minerario e chimico.

"Per questi comparti, i profitti convertiti in euro saranno colpiti, ma è anche possibile che emergano degli svantaggi competitivi sulle transazioni, a causa di una competizione rivitalizzata. Ciò è quello che potrebbe accadere ad alcune società industriali e chimiche che devono affrontare una forte competizione cinese" spiega Martin Skenberg, gestore azionario europeo del fondo britannico Schroders. Per annullare l’effetto Cina, l'esperto suggerisce di investire quindi in settori in cui l’esposizione al gigante asiatico è limitata o nulla: banche, assicurazioni, viaggi, media, utility e servizi di telecomunicazione.

Wall Street e l'effetto rialzo dei tassi

Il 2015, dunque, potrebbe essere l’anno del rialzo dei tassi negli USA. WisdomTree, una società americana che gestisce Etf (fondi comuni quotati a gestione passiva e cioè in grado di replicare l’andamento degli indici di borsa) e altri prodotti ad indice quotati più complessi, ha esaminato quali classi di attivo rendono di più (o di meno) nei periodi storici in cui i tassi hanno subito un aumento.

A cominciare dai due universi, azionario e obbligazionario: in genere, nella misura in cui il rialzo dei tassi riflette un aumento delle aspettative di crescita e delle previsioni di inflazione, i titoli azionari dovrebbero risultare avvantaggiati, anche se l’attività della Fed potrebbe causare volatilità in un primo periodo.

In particolare, la società americano indica due indici, lo S&P 500, che raggruppa le principali società quotate a Wall Street, e il Russell 2000, che raggruppa le small cap americane, le società con una capitalizzazione più bassa, sotto il miliardo.

Nel reddito fisso, invece, WisdomTree ricorda che i Treasuries decennali e l’indice Barclays US Aggregate, che raggruppa i principali titoli obbligazionari societari con rating più alto, hanno riportato rendimenti negativi duranti i periodi di rialzo dei tassi, mentre le obbligazioni high yield (i titoli più rischiosi con rating più basso) hanno fatto meglio.

Dove investono i giganti

Nel mercato azionario americano, il colosso mondiale dei fondi BlackRock, che gestisce 4.700 miliardi di dollari in gestione, nel secondo semestre vede interessanti opportunità nei settori ciclici quali beni al consumo discrezionali (come i beni di lusso), tecnologia e i finanziari rispetto alle utility e ai beni di consumo, anche se a livello geografico preferisce l’azionario Europa (in particolare le banche) e il Giappone (i finanziari e le aziende che esportano).

Il Medio Oriente apre agli investitori esteri

Le recenti mosse in politica estera degli Stati Uniti d’America stanno aprendo nuovi scenari nel mondo degli investimenti in Medio Oriente. Ricordiamo, tuttavia, che i mercati emergenti o di frontiera sono quelli esposti a rischi geopolitici, finanziari ed economici maggiori rispetto ai mercati sviluppati (USA, Europa, Giappone e Australia) e anche più difficilmente accessibili se non attraverso fondi gestiti da società specializzate.

Per chi può (e ama il rischio) dove conviene puntare nei prossimi mesi? Oliver Bell, esperto di investimenti nei mercati emergenti e di frontiera del fondo di investimento americano T.Rowe Price, preferisce il Pakistan, il Vietnam, lo Sri Lanka e il Bangladesh. Inoltre, ricorda che l’offerta potrebbe arricchirsi nei prossimi mesi a seguito del recente accordo dell’Iran con l'Occidente.

L'intesa, infatti, può esser vista come un primo passo verso l'apertura agli stranieri della Borsa di Teheran (fondata nel 1967), che è composta da 316 società quotate con una capitalizzazione totale di 103 miliardi di dollari. Se dovesse aprirsi completamente agli investitori stranieri potrebbe rappresentare il 25% dell'indice MSCI Frontier Markets, uno dei principali indici che rappresenta i mercati di frontiera, grazie soprattutto a titoli di società attive nelle materie prime e a nomi più orientati ai consumatori, incluse banche, imprese di telecomunicazione, farmaceutiche e dell'auto.

Chi ha già aperto le porte agli investitori internazionali, lo scorso 15 giugno, è invece l’altro gigante del Medio Oriente, l'Arabia Saudita. "L'indice Tadawul (il principale indice della borsa saudita, ndr) si aggira intorno ai 560 milioni di dollari ed è grande circa due volte più grande rispetto della Borsa di Istanbul e pari a quasi il 50% dell’indice Johannesburg Stock Exchange" spiega Enrico Camera, gestore di GAM, un importante fondo di investimento svizzero. Per l'esperto, le migliori opportunità in un’economia molto esposta alla debolezza del prezzo del petrolio oggi si possono scovare nei settori della vendite al dettaglio, della distribuzione dei carburnati e dei trasporti, dei materiali e dei finanziari.

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