Borse: 16 eventi improbabili ma possibili nel 2016
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Borse: 16 eventi improbabili ma possibili nel 2016
Economia

Borse: 16 eventi improbabili ma possibili nel 2016

Gli analisti hanno provato a immaginare gli "shock" in grado di destabilizzare i mercati finanziari. Ecco le previsioni "pazze" di Source e Saxo Bank

Il petrolio a 20 dollari, il collasso del mercato delle obbligazioni societarie o addirittura la fine dell'era dei tassi rasoterra a seguito di un braccio di ferro nella Bce tra i falchi tedeschi della Bundesbank e il presidente Mario Draghi. Sono alcuni degli "shock" che potrebbero avere un duro impatto sugli investimenti nel 2016.

Sono eventi "improbabili ma possibili", come scrive in un recente commento Source, uno dei principali provider in europa di Etf (exchange traded fund, fondi di investimento che si possono comprare e vendere in Borsa come azioni), o "cigni neri", come li chiama Saxo Bank nella consueta analisi pubblicata alcune settimane fa.

Che si verifichino oppure no nei prossimi 12 mesi (negli scorsi due anni è accaduto nel caso della svalutazione dello yuan e del crollo del prezzo del petrolio), leggerli e provare a immaginare quali potrebbero essere le conseguenze sui mercati di tali eventi rimane sempre un esercizio stimolante.

Petrolio, rame e oro ancora più in basso

Il calo del prezzo di petrolio e rame rispettivamente al di sotto di 20 dollari e 3.000 dollari, con una diminuzione dell'oro a 700 dollari.

In particolare, l'analisi di Source evidenzia che, espresso nei prezzi del 2015, il petrolio statunitense è oscillato tra i 20 e i 60 dollari durante quattro mesi su cinque dal 1870: nel caso in cui salga al di sopra di tale range, com’è avvenuto in media tre decenni su quattro, il calo della domanda e l'incremento dell'offerta lo farebbero di nuovo scendere.

Il rialzo a sorpresa del Dragone

Un eventuale rialzo a sorpresa della Cina, per gli analisti di Source, grazie alle operazioni della banca centrale cinese e di prezzi del petrolio convenienti, avrebbe un impatto molto serio sui mercati finanziari di tutto il mondo.

Lo yen si apprezza

Un altro evento improbiabile ma possibile, per Source, è l'accelerazione dell'economia giapponese con il conseguente apprezzamento dello yen. Al pari di Draghi in Europa, anche la Bank of Japan sta attuando una politica monetaria accomodante per spingere l'economia del Paese.

Brasile: migliora l'indebitamento

Il debito del governo brasiliano mette a segno i risultati migliori: davvvero improbabile, ma comunque possibile per Source. Il Brasile in agosto si è scoperto di nuovo in recessione e a settembre ha incassato la bocciatura di Standard & Poor's che ha declassato al livello "spazzatura" (BB+) i titoli di Stato del Paese.

Treasuries: i rendimenti schizzano in alto

L'aumento dell'inflazione "core", che misura l'aumento medio dei prezzi non considerando i beni che presentano una forte volatilità di prezzo (soprattutto energia e alimentari), costringe la Fed a operare una rapida restrizione della politica monetaria, con i rendimenti del decennale che si avvicinano al 3,5%. Improbabile, ma possibile per Source.

L'euro torna a rafforzarsi

I membri tedeschi del consiglio direttivo della Bce si rivoltano contro il presidente Mario Draghi, ponendo fine alla politica allentativa nell'Eurozona e causando un incremento dei rendimenti delle obbligazioni europee e un apprezzamento dell'euro. Improbabile, ma possibile per Source.

Il dollaro si indebolisce

Il primo "cigno nero" di Saxo Bank prevede un contesto europeo di imponente surplus di partite correnti, in cui il basso livello di inflazione, secondo le leggi economiche, dovrebbe indicare una moneta più forte e non più debole.

Siamo tornati di nuovo alle origini, ad una politica monetaria statunitense che reagisce ribassando il dollaro, e quindi ad una crescita globale. Il cerchio della corsa verso il basso è completo: un dollaro più debole come risultato diretto della politica di tassi d’interesse degli Stati Uniti.

Il rublo si rafforza: +20%

Entro la fine del 2016, un’impennata nella richiesta del petrolio e l'innalzamento dei tassi della Fed ad un ritmo impropriamente lento porta il rublo russo, pesantemente svalutato nel 2015, a crescere di circa il 20% contro il basket euro/dollaro. È la seconda "pazza" previsione di Saxo Bank.

Gli unicorni della Silicon a terra

Il 2016 sarà un anno simile al 2000 per la Silicon Valley, con sempre più start up che rimandano quotazioni e business model concreti per raccogliere ulteriori partner, nel tentativo di raggiungere la massa critica. È il  terzo "cigno nero" del 2016 secondo gli analisti di Saxo Bank.

Le Olimpiadi spingono la ripresa degli emergenti

La stabilizzazione, gli investimenti per le Olimpiadi e qualche modesta riforma dovrebbero veder risollevarsi il sentiment in Brasile, con le esportazioni dei mercati emergenti incentivate dalle deboli valute locali.

Il risultato? Le azioni dei mercati emergenti avranno dunque un’ottima annata, sovraperformando rispetto ad obbligazioni e azioni straniere. Anche per Saxo Bank che tutto ciò si verifichi è improbabile, ma comunque possibile.

Usa: vittoria schiacciante dei Democratici

Nel Congresso il Partito Repubblicano passerebbe da una posizione di forza a una drammatica debolezza, mentre i prossimi quattro anni vedrebbero ampliarsi la frattura derivante dalla sua guerra interna sulla direzione delle future politiche.

Questo porterebbe il Partito Democratico negli Usa a una vittoria schiacciante grazie al successo di una campagna get-out-the-vote che porterebbe alle urne i Millennials (i nati dopo il 1980), frustrati dallo stallo politico e dalle scarse prospettive occupazionali degli ultimi otto anni. È il quinto "cigno nero" del 2016 secondo gli analisti di Saxo Bank.

Il petrolio torna a 100 dollari al barile

Il sesto "cigno nero" è un evergreen: il prezzo del petrolio, che questa volta dovrebbe schizzare in alto. Il motivo? Con il basket greggio Opec ai minimi del 2009, il malessere tra i membri più deboli (come tra i più ricchi) del cartello a proposito della strategia supply-and-rule continuerebbe a crescere al diffondersi delle difficoltà tra i 12 componenti, spiegano gli analisti di Saxo Bank.

Adeguatamente incoraggiato, l’Opec potrebbe quindi sbaragliare il mercato con un aggiustamento al ribasso della produzione rompendo la spirale ribassista del prezzo che rimonterebbe in una veloce ripresa, di fronte agli investitori affannati per rientrare lunghi sul mercato. Il prezzo si riporterebbe così un’altra volta sull’orizzonte dei 100 dollari al barile.

L’argento rompe le catene dell’oro per un +33%

Il 2016 vedrà una rinnovata fiducia nell’argento. La spinta politica per ridurre le emissioni di anidride carbonica, incentivando le energie rinnovabili, contribuirà ad accrescere la domanda di metalli industriali, dato il loro utilizzo nei pannelli solari.

Di conseguenza l’argento potrebbe innalzarsi di ben un terzo, lasciandosi dietro gli altri metalli. È il  settimo "cigno nero" del 2016 secondo Saxo Bank.

I corporate bond collassano


L'ottavo "cigno nero" di Saxo Bank è quello che fa più paura. Eccolo: la fine del 2016 potrebbe spingere il presidente della Fed, Janet Yellen, verso una politica aggressiva, con una serie di violenti rialzi dei tassi, scatenando imponenti svendite su tutti i principali mercati obbligazionari all’aumentare dei rendimenti.

Con le poste di bilancio di banche e broker destinate al trading obbligazionario e al market making quasi del tutto scomparse, mancherebbe proprio una delle componenti vitali di un mercato funzionante.

L’assimilazione tardiva di tale consapevolezza porterebbe gli investitori a fuggire su una strada senza ritorno di panic-selling, mentre i più avanzati modelli di rischio sbanderebbero in modo analogo.

El Nino scatena un’ondata inflazionistica

Il nono "cigno nero" di Saxo Bank prende in considerazione i fattori climatici. Nello scenario imamginato dagli analisti della banca danese, nel 2016 el Nino batterà ogni record, generando carenza di umidità in diverse aree del sudest asiatico e siccità in Australia.

La produzione agricola globale ne risentirà negativamente e i rendimenti già in calo sulle materie prime legate all’agricoltura porranno un freno all’offerta, proprio mentre la domanda starà ancora crescendo sulla scia dell’espansione economica globale.

Il risultato sarebbe un’impennata del 40% sul Bloomberg Agriculture Spot Index, con una più che necessaria pressione inflazionistica.

Il reddito minimo universale in Europa

Di fronte alla crescente diseguaglianza e alla disoccupazione sopra il 10%, l’Europa sta considerando l’introduzione di un reddito minimo universale per assicurare a tutti i cittadini, occupati o meno, la capacità di soddisfare i propri bisogni essenziali.

In una società più egualitaria che promuove altri valori, la domanda di beni di lusso declina sensibilmente, facendo collassare il settore. È il decimo "cigno nero" in salsa "grillina" del 2016 di Saxo Bank. Incrociamo le dita.

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