Bond Mps, cosa sapere prima di decidere di convertirli
ANSA / MATTEO BAZZI
Bond Mps, cosa sapere prima di decidere di convertirli
Economia

Bond Mps, cosa sapere prima di decidere di convertirli

La banca ripropone ai piccoli risparmiatori di trasformare le loro obbligazioni subordinate in azioni. Ma il tempo per decidere è troppo poco

Una nuova offerta di conversione dei bond, che appare ormai come un tentativo in extremis di salvarsi. È l'ultima mossa dei vertici del Monte dei Paschi di Siena (Mps) che ha deciso di coinvolgere in questa operazione anche 40mila risparmiatori privati. Conviene aderire a questa proposta? Sono in molti a chiederselo oggi, anche perché l'istituto toscano ha un disperato bisogno di soldi per evitare il bail-in, cioè per non correre il rischio (piuttosto concreto) di essere sottoposto alla procedura di risoluzione delle crisi bancarie prevista dalle norme dell'Unione Europea, che si basa sull'azzeramento totale del valore delle azioni. Ma ecco, di seguito, alcune cose da sapere per comprendere meglio se conviene o no aderire all'offerta di Mps [CLICCA SU AVANTI].

A caccia di soldi

Per salvarsi e obbedire ai dettami della Bce, il Monte dei Paschi di Siena deve realizzare un aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Una parte di questi soldi (circa 1,03 miliardi) sono stati già rastrellati convertendo in azioni alcuni bond subordinati della banca in mano a grandi investitori istituzionali. In pratica, Mps si è impegnata a ricomprare le obbligazioni a un prezzo compreso tra l'80 e il 100% del loro valore nominale. Contemporaneamente, gli investitori che hanno accettato l'offerta si sono impegnati a utilizzare i soldi ricevuti per sottoscrivere il prossimo aumento di capitale di Mps.

Piccoli risparmiatori esclusi (all'inizio)

Inizialmente, dall'offerta di conversione dei bond sono stati di fatto esclusi (per volontà della Consob) i piccoli risparmiatori privati. Soltanto gli investitori istituzionali hanno potuto aderire accettando di convertire in azioni Mps le loro obbligazioni subordinate, per un totale di poco superiore al miliardo di euro.

Riapertura a sorpresa

A sorpresa, in questi giorni il Monte dei Paschi di Siena ha deciso di riaprire l'offerta di conversione dei bond, includendo questa volta anche i 40mila risparmiatori privati (prima esclusi) che possiedono obbligazioni subordinate per 2,19 miliardi di euro. Si tratta di un ultimo tentativo di salvarsi dopo che i soldi rastrellati con la conversione dei bond sono risultati insufficienti e dopo che Banca Centrale Europea ha negato a Mps la possibilità di prolungare di 20 giorni i termini per la conclusione dell'aumento di capitale. Il rinnovo dell'offerta di conversione dei bond ha una scadenza-lampo di sole due settimane.

In attesa della Consob

L'esito dell'operazione lanciata da Mps è però legata al via libera della Consob. Nella prima offerta di conversione dei bond subordinati in azioni, l'authority ha imposto infatti all'istituto senese di non proporre la trasformazione dei titoli a quei risparmiatori che non avessero una propensione al rischio adeguata, in base alle risultanze del questionario Mifid (che viene sottoposto periodicamente dalle banche ai clienti per tracciare un loro profilo). Ora, dopo questo cambio di rotta di Mps, la Consob dovrebbe chiudere un occhio e permettere di coinvolgere migliaia di risparmiatori privati nell'operazione.

Lotta contro il tempo

Per alcune associazioni dei consumatori come l'Aduc, il piano B rilanciato da Mps è a dir poco assurdo. “Come è possibile”, scrivono i consulenti dell'Aduc nel loro sito web, “immaginare che in 15 giorni, con il Natale di mezzo, si riesca a chiamare circa 40mila persone dando loro tutte le informazioni necessarie per fare una scelta d'investimento consapevole?” Secondo l'associazione dei consumatori, circa il 90% dei piccoli investitori che possiedono le obbligazioni subordinate non hanno il profilo di rischio adeguato per sottoscrivere azioni. Inoltre, si chiedono ancora gli esperti dell'Aduc, “com'è possibile immaginare che la Consob autorizzi la banca a violare il principio-cardine della tutela del risparmio che consiste nella verifica dell'adeguatezza di qualsiasi operazione di investimento proposta?”

I consigli dei consumatori

Aldilà delle tempistiche dell'operazione, secondo l'Aduc non è possibile neppure dare una risposta a priori sulla convenienza o meno di aderire all'offerta. Tutto dipende dalla propensione al rischio dell'investitore e dalla composizione del suo portafoglio. Un conto se i bond di Mps sono soltanto una piccola parte della ricchezza complessiva del risparmiatore. In questo caso, forse vale la pena convertirli in strumenti finanziari più rischiosi come le azioni. Un altro conto, invece, se i titoli rappresentano la parte maggioritaria del patrimonio. In tal caso la scelta della conversione è davvero un salto nel vuoto che rischia di riempire di perdite il portafoglio.

In attesa dello Stato

Per l'Aduc, la soluzione più auspicabile è un intervento dello Stato con una contemporanea tutela dei piccoli risparmiatori. Nello specifico, dovrebbe esserci una conversione forzosa di tutte le obbligazioni subordinate in azioni, con il contestuale rimborso del capitale per tutti gli obbligazionisti privati che lo richiedono, con un limite massimo per gli indennizzi di circa 200mila euro. Infine, il Ministero del Tesoro dovrebbe impegnarsi a finanziare l'ulteriore quota di capitale necessaria al risanamento della banca. Si tratterebbe in sostanza di un salvataggio con soldi pubblici che eviterebbe però il ripetersi dei disastri già avvenuti ai danni dei risparmiatori quando c'è stato il fallimento di Banca Etruria e degli altri istituti regionali finiti nel crack lo scorso anno.

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