Bond Mps, a chi conviene convertirli in azioni
Ciro Fusco-Ansa
Bond Mps, a chi conviene convertirli in azioni
Economia

Bond Mps, a chi conviene convertirli in azioni

I dettagli dell'operazione con cui la banca propone di trasformare le obbligazioni in titoli azionari. Solo chi ama il rischio potrà aderire

Per come è stata architettata, si può definire una operazione-lampo. E' quella con cui il Monte dei Paschi di Siena (Mps) propone di convertire le sue obbligazioni subordinate in azioni della banca, per finanziare il prossimo aumento di capitale. La conversione, che in teoria interessa anche 40mila piccoli risparmiatori, durerà pochissimi giorni: è partita infatti oggi alle 14 e terminerà venerdì prossimo, 2 dicembre, alle ore 16 (salvo proroghe). Ci sono però alcune associazioni dei consumatori come l'Aduc che sconsigliano di aderire all'offerta o suggeriscono di farlo soltanto a quegli investitori che sono disposti a prendersi dei notevoli rischi e si muovono con logiche speculative. Ma ecco, di seguito, una panoramica su come si articola la conversione dei bond e sul perché è troppo rischiosa per i piccoli risparmiatori (clicca su avanti).

L'offerta

Prima di analizzare le opzioni possibili per gli obbligazionisti, è bene ricordare come si articolerà l'operazione di conversione dei bond in azioni. La banca offrirà agli obbligazionisti la possibilità di rivendere allo stesso istituto i titoli in loro possesso. Con i soldi ricevuti, i detentori dei bond saranno tuttavia obbligati a sottoscrivere l'aumento di capitale di Mps che partirà entro fine anno, cioè a comprare azioni di nuova emissione. Non va dimenticato che gli obbligazionisti destinatari dell'offerta sono soltanto coloro che hanno comprato una particolare categoria di titoli: i bond subordinati, che sono obbligazioni più rischiose di quelle ordinarie perché godono di minori garanzie in caso di fallimento della banca.

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Un esempio concreto

Se al momento dell'emissione dei bond subordinati un risparmiatore ha investito in questi titoli un capitale di 10mila euro, riceverà dalla banca una cifra equivalente al capitale iniziale (le obbligazioni verranno infatti ricomprate al 100% del loro valore nominale). La somma pagata non sarà però disponibile ma dovrà appunto essere necessariamente destinata all'acquisto di azioni di nuova emissione frutto dell'aumento di capitale che la banca realizzerà entro fine anno.

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Esposizione al rischio

Dunque, con l'operazione di rivendita dei bond e di sottoscrizione dell'aumento di capitale, i risparmiatori di fatto trasformeranno i loro titoli a reddito fisso (che danno un interesse periodico e vengono rimborsati al 100% del loro valore) in strumenti finanziari un po' più rischiosi come le azioni, i cui prezzi possono fluttuare notevolmente sul mercato, anche nell'arco di poche sedute di borsa.

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Il prezzo delle azioni

Il valore finale a cui verranno collocate le azioni di nuova emissione frutto dell'aumento di capitale sarà noto soltanto dopo che sarà conclusa la raccolta degli ordini. Si sa già che il prezzo massimo sarà di 24,9 euro ma è probabile che alla fine verrà scelta una cifra molto più bassa rispetto a questa soglia (oggi, a Piazza Affari, le azioni Mps valgono infatti poco meno di 18 euro). Chi ha investito nei bond subordinati un capitale di 10mila euro, per esempio, con la conversione in azioni riceverà tra 400 e 550 titoli Mps frutto dell'aumento di capitale.

Platea ristretta

La platea di piccoli investitori che potranno aderire all'offerta è comunque limitata. La conversione dei bond potrà infatti essere proposta da Mps solo a quei risparmiatori che hanno un profilo in linea con questo tipo di operazione, secondo le risultanze del questionario previsto dalla direttiva europea Mifid (con cui le banche misurano la propensione al rischio dei clienti). Per evitare che i questionari siano “pilotati ad arte” da qualche funzionario della banca soltanto allo scopo di piazzare i bond, verranno presi in esame i profili Mifid compilati prima del 30 settembre scorso.

Che succede in caso di rifiuto

Chi rifiuta l'offerta di conversione dei bond conserverà lo status di obbligazionista e quindi manterrà il diritto di farsi rimborsare alla scadenza il bond acquistato in precedenza al 100% del suo valore originario. Ovviamente, il capitale verrà rimborsato soltanto se Mps riuscirà a salvarsi e a evitare lo spettro del bail-in (una sorta di “fallimento pilotato” previsto oggi dalle regole europee). Dunque, chi rifiuta di aderire all'aumento di capitale deve comunque sperare che questa operazione vada a buon fine, grazie all'adesione di grandi investitori istituzionali che oggi detengono gran parte dei bond subordinati.

Il ruolo degli istituzionali

Secondo gli esperti dell'Aduc, vista la volontà di Mps di escludere dall'offerta gran parte dei piccoli risparmiatori (che hanno un profilo Mifid non compatibile), c'è da confidare che i vertici della banca abbiano fatto una scelta molto meditata, avendo ricevuto adeguate rassicurazioni da parte degli investitori istituzionali sulla loro volontà di dire sì alla proposta. Se infatti la proposta di scambio tra bond e azioni non riceverà un numero di adesioni sufficiente (l'obiettivo è raccogliere almeno 1,5 miliardi di euro), tutta l'operazione verrà annullata.

I consigli dell'Aduc

Giuseppe D'Orta, responsabile nazionale Aduc per la tutela del risparmio, suggerisce in linea di massima ai piccoli investitori di non aderire all'offerta di Mps. Secondo l'esponente dell'Aduc, l'operazione si concentra nell'arco di pochissimi giorni: un lasso di tempo entro il quale è davvero difficilissimo per un risparmiatore privato valutare la convenienza di una scelta di questo tipo. L'idea di aderire all'offerta può essere presa in esame soltanto da chi si muove con una logica speculativa e scommette su un forte rialzo delle azioni Monte dei Paschi in borsa (sulla scorta di un eventuale risanamento dell'istituto.

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