Beppe Fumagalli, ad Candy: "Delocalizzazioni irreversibili"
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Beppe Fumagalli, ad Candy: "Delocalizzazioni irreversibili"
Economia

Beppe Fumagalli, ad Candy: "Delocalizzazioni irreversibili"

Sul numero di Panorama domani in edicola, il manager dell'ultima azienda italiana di elettrodomestici va in controtendenza

"La delocalizzazione di certe produzioni è inevitabile, alcuni settori non sono più difendibili in Occidente". Beppe Fumagalli, amministratore delegato della Candy, l’ultima azienda italiana di elettrodomestici "bianchi", non usa mezzi termini per descrivere la situazione di un settore nel quale la sua famiglia opera dal 1945.

In un’intervista a Panorama in edicola domani, Fumagalli commenta il caso Embraco come esemplare di un "processo irreversibile", a meno che non vengano prese misure di contrasto.

"Non a caso" dice Fumagalli "l’amministrazione Trump ha imposto i dazi sull’import negli Usa di elettrodomestici coreani e cinesi".

In Italia, in 15 anni, la produzione si è ridotta da 30 a 11 milioni di pezzi, la Germania ha delocalizzato in Europa dell’Est, Cina e Turchia, "mentre in Francia e Spagna i due maggiori gruppi locali hanno avviato la procedura concorsuale".

Autarchia a valore aggiunto

La sola via percorribile è realizzare in Italia i prodotti a più alto valore aggiunto, mantenendo il centro di ricerca per l’innovazione tecnologica e il design, un fattore molto importante nell’industria del bianco.

Oggi il nostro Paese rappresenta per Candy il 7-8 per cento della produzione globale, con impianti in Russia, Turchia, Cina… e così "dal 2015 cresce a un ritmo superiore al 10% annuo e in Europa è l’azienda che corre di più" spiega Fumagalli.

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