Banco Bpm: ecco i numeri della terza banca italiana
Ufficio stampa Banco Bpm
Banco Bpm: ecco i numeri della terza banca italiana
Economia

Banco Bpm: ecco i numeri della terza banca italiana

Dalla fusione di due grandi banche popolari del Nord Italia il primo gennaio è nato un istituto da 171 miliardi di asset

Dal primo gennaio 2017 la terza banca italiana non è più Monte Paschi di Siena. A inizio anno infatti è nato il Banco Bpm, sotto forma di Spa, frutto della fusione di due grandi banche popolari del Nord Italia: la veronese Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano. Il nuovo gruppo gestisce asset per circa 171 miliardi di euro, superando così Mps (168 miliardi), la banca senese che è stata nazionalizzata poco prima di Natale e che dovrà molto probabilmente affrontare un aumento chiesto dalla Bce da quasi 9 miliardi di euro per rimettere a posto i conti. Di seguito tutti i numeri e i nomi dei manager che guidano il nuovo colosso finanziario italiano.

Dipendenti e filiali

Il Banco Bpm conta 25.000 dipendenti e 2.500 filiali. I clienti sono circa 4 milioni e sono distribuiti soprattutto nel Settentrione, in particolare nelle regioni produttive come Lombardia, Veneto e Piemonte. UniCredit e Intesa Sanpaolo, le due banche più grandi in Italia (con asset rispettivamente per 855 miliardi e 669 miliardi di euro), hanno rispettivamente 140.000 e 90.000 clienti.

I 17 marchi sul territorio

Il nuovo gruppo può contare su 17 marchi: sono le banche regionali e provinciali da cui è nato nel 2007 il Banco Popolare e le banche controllate da Bpm. Eccoli: Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Verona, Banca Popolare di Novara, Banca Popolare di Lodi, Credito Bergamasco, Banco S.Geminiano e S.Prospero, Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno, Banca Popolare di Cremona, Banca Popolare di Crema, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Banco San Marco, Banca Popolare del Trentino, Cassa di Risparmio di Imola, Banco Popolare Siciliano, Banca Akros, Banca Aletti, ProFamily.

I 5 top manger

Al vertice della nuova banca ci saranno Carlo Fratta Pasini, presidente del consiglio di amministrazione, Giuseppe Castagna, amministratore delegato, Maurizio Faroni, direttore generale, e i condirettori generali Salvatore Poloni e Domenico De Angelis.

I vertici delle controllate

Confermati i vertici delle controllate di entrambe le banche. Alla guida di Banca Akros, che dovrebbe inglobare tutto il corporate e investment banking dle gruppo, resta Marco Turrina, mentre Maurizio Zancanaro rimane al timone di Banca Aletti, che è il polo del private banking, e Francesco Betti dell'asset manager Aletti Gestielle. Paolo Testi invece guida Bpm spa, la controllata in cui confluiranno i 600 sportelli dell'ex popolare milanese. Confermati anche i vertici delle divisioni locali: Giordano Simeoni alla Popolare di Verona, Alberto Mauro alla Popolare di Novara, Fabrizio Marchetti alla Popolare di Lodi e Roberto Perico al Credito Bergamasco

Il debutto in Borsa: +9%

Il debutto a Piazza Affari è stato spumeggiante: il titolo ha chiuso la sua prima seduta di contrattazioni con un rally del 9,08% a 2,498 euro. Le due banche assieme un anno fa capitalizzavano 7,6 miliardi di euro, ma dopo il crollo del sistema bancario a fine anno avevano perso rispettivamente il 75% (Banco Popolare) e il 60% (Bpm) del loro valore di Borsa.

Il nodo delle sofferenze

Il compito per l’a.d. Giuseppe Castagna non sarà facile: il piano industriale prevede 1,1 miliardi di utili al 2019 e di mantenere l'impegno, concordato con la Bce, di smaltire 8 miliardi di crediti deteriorati entro la fine del 2018, di cui 1 miliardo già ceduto lo scorso anno.

... e quello delle fabbriche prodotto

Resta irrisolto il nodo delle fabbriche prodotto, in particolare del risparmio gestito. Le due banche oggi si affidano ad Anima (Bpm) e Aletti Gestielle (Banco Popolare). Non è esclusa una fusione tra le due reatà, soprattutto dopo l'esito dell'operazione su Pioneer Investment, ceduto alla fine da UniCredit ai francesi di Amundi. Alla gara, infatti, aveva partecipato anche Anima tramite un'offerta congiunta con Poste Italiane, il gruppo guidato da Francesco Caio che controlla il 10% dell'asset manager milanese.

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