Banche Venete: l’effetto del salvataggio su deficit e debito
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Banche Venete: l’effetto del salvataggio su deficit e debito
Economia

Banche Venete: l’effetto del salvataggio su deficit e debito

Eurostat impone all’Italia di contabilizzare diversamente i costi della liquidazione dei due istituti di credito. Piccolo buco nel bilancio pubblico

Circa 4,7 miliardi di euro in più di disavanzo e oltre 6 miliardi di maggior debito. Ecco l’effetto sui conti pubblici del salvataggio delle Banche Venete, cioè della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, messe in sicurezza lo scorso anno con i soldi dello Stato dal governo Gentiloni. 

Nei giorni scorsi, l’istituto di statistica europeo Eurostat ha dato una brutta notizia all’Italia dicendo che i costi del salvataggio delle Banche Venete devono essere conteggiati in maniera diversa rispetto ai desiderata del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che stimava un impatto minimo di questa operazione sui conti pubblici. 

L’impatto minimo, invece, non ci sarà: l’esborso per mettere in sicurezza le banche venete farà crescere il deficit pubblico dal livello dell’1,9% previsto al 2,3% del pil, mentre il debito sfiorerà il 132% del prodotto interno lordo, qualche decimo di punto in più rispetto a quanto preventivato. Ma come si è arrivati a questa situazione? Per capirlo bisogna compiere qualche passo indietro e risalire all’estate scorsa. 

Doppio salvataggio con Intesa Sanpaolo 

Nel giugno 2017, per mettere in sicurezza Veneto Banca e la Popolare di Vicenza, due istituti da tempo moribondi e in amministrazione straordinaria, il governo Gentiloni  ha messo in atto un’operazione complessa, coinvolgendo Intesa Sanpaolo. 

Nello specifico, Intesa Sanpaolo ha acquistato alla cifra simbolica di 1 euro soltanto le attività sane di entrambe le banche mentre quelle “malate” come i crediti deteriorati  sono finite in una Bad bank, una società in liquidazione. 

L’effetto sul deficit….

L’operazione è stata finanziata con coperture pubbliche per un totale di 14,7 miliardi di euro sui crediti deteriorati della bad bank, da cui vanno però sottratti 10 miliardi di euro di incassi attesi dalla  vendita di una parte dei crediti stessi. C’è dunque una differenza di 4,7 miliardi che, secondo Eurostat, deve essere contabilizzata direttamente sul deficit pubblico, contrariamente a quanto riteneva Padoan. 

Trattandosi di semplici partite finanziarie su una società privata (seppur controllata dallo Stato), il ministro dell’Economia riteneva che l’operazione non rientrasse nel perimetro dei conti pubblici e dunque non dovesse pesare sul deficit. Eurostat ha invece ritenuto il contrario e ha imposto di conteggiarla nel disavanzo 2017. 

…e quello sul debito 

L’istituto europeo di statistica ha imposto anche di far pesare sui conti del 2017 anche un ammontare maggiore di debito pubblico. Per gestire il salvataggio delle Banche Venete, il governo si è infatti impegnato a versare a Intesa Sanpaolo una somma liquida di 4,8 miliardi per gestire i costi della ristrutturazione delle banche venete acquisite e per coprire il loro fabbisogno di capitale aggiuntivo. 

Il governo Gentiloni ha preventivato di poter conteggiare nel debito pubblico soltanto questi 4,8 miliardi ma Eurostat ha stabilito che andava contabilizzata una voce in più: ben 6 miliardi di euro circa di garanzie che lo Stato si è impegnato a offrire a Intesa Sanpaolo per ulteriori crediti che vantava nei confronti della Bad bank dopo il salvataggio. 

In realtà, questi 6 miliardi  sono soltanto semplici garanzie su debiti,  cioè una cifra teorica che non necessariamente verrà sborsata dallo Stato . Ma, secondo Eurostat, non ci sono margini di interpretazione: anche questi soldi vanno conteggiati nel debito pubblico, punto e basta. 

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