Banche italiane e politica, tre cose da sapere
DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica
Banche italiane e politica, tre cose da sapere
Economia

Banche italiane e politica, tre cose da sapere

Come sta cambiando il meccanismo della "banca di sistema" a partire da Intesa SanPaolo

Da banche di sistema a banche da sistemare. L’ammainabandiera dell’ultima, dichiarata “Banca di sistema” italiana, Intesa Sanpaolo, annunciato da mesi dal presidente-fondatore Giovanni Bazoli e pochi giorni fa ribadito dal presidente del Consiglio di gestione Gian Mario Gros Pietro è solo il suggello, meritoriamente dichiarato (perchè già parlarne, di queste cose, è difficile e merita un “bravo”) di un fenomeno ampiamente in atto nel… sistema bancario, per l’appunto. Ma con una serie di equivoci da fugare. Su almeno tre argomenti.

1)    Il rapporto tra la banca di sistema e la politica;
2)    Il rapporto tra la banca di sistema e l’etica bancaria;
3)    Le ragioni della fine della banca di sistema (politica-crisi)

1) In una recente dichiarazione sul tema, Bazoli aveva protestato dicendo: “La banca di sistema fa pensare a un istituto che dipende dalla politica, mentre io ho sempre difeso l'idea che bisogna assicurarne l'indipendenza". Errore. Forse a Brescia pensano che la banca di sistema dipende dalla politica ma dove queste cose le fanno sin da quando il professore era ancora studente in legge, cioè a Roma, si sa che al contrario sono state molto spesso le banche a dettare le regole, diciamo così, alla politica. Impossibile non citare due campioni in materia, Enrico Cuccia e il suo miglior allievo (in questo) Cesare Geronzi. Non che la Mediobanca di Cuccia abbia finanziato i partiti per poterli pilotare, questo no, ma quando Cuccia ha avuto davvero bisogno della politica, quando ha dovuto sul serio allargare l’asfittica cerchia dei suoi appoggi laico-massonici di sempre, da Cossiga a Maccanico, ha chiamato all’appello una prima volta Craxi, contraccambiandolo con il prendere sotto l’ala protettiva l’allora assai poco potente Salvatore Ligresti, già molto amico del segretario Psi; e una seconda volta addirittura Massimo D’Alema, assicurandogli l’appoggio di Mediobanca all’Opa Telecom, con l’indimenticata colazione romana a casa di Alfio Marchini. E quanto a Geronzi, basta citarne una: chi ha dimenticato la mitica Mmp (Multimedia pubblicità), ovvero una delle più "improbabili" (concedetecelo) delle concessionarie di pubblicità, partecipata da Banca di Roma e Stet, che elargiva soldi a man bassa ai partiti tramite i loro giornali? Quindi erano i partiti ad aver bisogno delle banche! Contraccambiando naturalmente i favori ricevuti nel sostenere i banchieri al momento delle nomine e dei rinnovi, ma solo nelle banche dove questo poteva accadere… Quindi fino al ’92, quasi tutte. Dopo, via via sempre meno.

2) “Banca di sistema” non è una parolaccia. Banche di sistema hanno reso possibile il miracolo economico italiano. Banche di sistema si sono fatte carico di salvataggi industriali che sarebbero stati impossibili senza una scelta strategica di termine medio-lungo che una banca mossa da una mera logica commerciale non farebbe. Quindi fare il banchiere di sistema non significa necessariamente sbagliare, né tantomeno delinquere. Dipende da come lo si fa! È comunque vero che se in questo momento tutte le banche italiane (e non solo) hanno abiurato al modello “banca di sistema” non è per  un afflato etico, che infatti non sventolano (anche perchè significherebbe ammettere che, prima, erano antietiche) né per una vera e consapevole scelta strategica ma per le ragioni che seguono…

3) A gennaio 2013 le sofferenze complessive del sistema bancario italiano ammontavano a circa 125 miliardi di euro (pari a circa l’8% del pil 2012) in aumento di circa il 17% rispetto all’anno prima, e sono ulteriormente aumentate. Con questi conti, e con le regole di Basilea che incombono (oltre agli stress test, alla Bce, all’Eba e a un nugolo di norme e leggine da rispettare, tutte rigorosamente scritte da gente che non ci capisce) fare il banchiere di sistema è diventato maledettamente complicato e rischioso. Alla stessa data, a fronte di profitti scaturiti dall’attività con la clientela per 56,5 miliardi, sono stati accantonati ben 22,8 miliardi. Che altro dev’esserci da sistemare?

Infine: a fronte di questa scomparsa di una figura-chiave nel panorama dell’economia e della finanza italiana, appunto la banca di sistema, nessun’altra alternativa se n’è manifestata. In particolare, non si sono manifestati i fondi di private equity  - salvo F2i, Clessidra e F2i – né i fondi pensione, che in altri mercati hanno invece acquisito il ruolo di investitori istituzionali di riferimento del sistema industriale. E non è un caso che non sia successo, ma dipende dall’offerta imbattibile di titoli d’investimento da parte dello Stato. Se in Italia rendono così bene Bot e Btp, chi va a rischiare con le azioni quotate?
Poi ci si meraviglia che il nostro capitalismo è alla frutta.

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