Banche e aiuti di stato: la Germania seconda in Europa
Economia

Banche e aiuti di stato: la Germania seconda in Europa

Ecco quanto hanno speso i Paesi della Ue per salvare le banche. Con la "maestrina" Merkel che porta il vessillo di 646 miliardi

È giusto salvare le banche? Usando soldi pubblici, per di più? Belle domande. Rispetto alle quali non esiste una risposta «univoca» anche se il fallimento della Lehman Brother nel 2008 induce a credere che in ogni caso sia meglio evitare i crack bancari vista la crisi finanziaria che quel caso innescò in tutto il mondo.

In ogni caso le risposte dell'Europa a quelle domande sono stati due rotondi «sì». Basta guartdare il grafico qui sopra: è indicata la quantità di miliardi di euro che, nel periodo tra l'inizio del 2008 e il settembre del 2012, i maggiori Paesi europei hanno usato per tenere in piedi i rispettivi sistemi finanziari. E, francamente, sono numeri che fanno impressione. La Gran Bretagna ha messo a disposizione delle proprie banche 873 miliardi di euro (colonna grigia) e ne ha effettivamente usati 300 (colonna gialla). Ma subito dopo Londra, che ha un hub finanziario di livello globale, c'è la Germania di Angela Merkel: in 4 anni ha stanziato 646 miliardi di euro e ne ha usati 259. Tanti? Tantissimi. Basti dire che 259 miliardi di euro è pari al 10,1% del Pil tedesco e che 646 rappresenta addirittura il 25,1% del prodotto interno lordo del Paese. In effetti le banche tedesche hanno affrontato la crisi finanziaria globale in una situazione di gravissima difficoltà: da una parte i buchi di bilancio causati da investimenti nei derivati di origine americana, dall'altra l'endemica debolezza del sistema delle Casse di Risparmio nelle quali la politica la fa da padrona e, infine, gli investimenti effettuati nei titoli greci. Solo un altro dato può dare la dimensione della crisi bancaria che Berlino ha attraversato: Angela Merkel ha usato più di 14 miliardi di euro per nazionalizzare Commerzbank ed evitarne il crack. 

E poi c'è l'Italia, che ha stanziato 130 miliardi di euro ma ne ha usati solo 15 che comprendono i famosi Tremonti bond attraverso i quali lo Stato ha comprato obbligazioni bancarie in cambio, però, di rendimenti stratosferici. Per dare l'idea della sproporzione: i soldi messi a disposizione dall'Italia per le proprie banche rappresentano l'8,2% del Pil e quelli usati appena l'1%.

Complessivamente l'Europa ha messo a disposizione delle banche qualche cosa come 5 miliardi e 86 milioni di euro, pari a oltre il 40% del Pil continentale, e ne ha effettivamente spesi 1 miliardo e 612 milioni pari al 12,8% del prodotto interno lordo.

In altre parole in grafico mostra che il Paese più rigoroso nel chiedere ai partner europei una rigidissima disciplina contabile è anche quello che è arrivato secondo nella classifica europea dei Paesi che hanno più aiutato, con soldi pubblici, il proprio, disastrato, sistema bancario. 

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Marco Cobianchi

Sono nato, del tutto casualmente, a Milano, ma a 3 anni sono tornato a casa, tra Rimini e Forlì e a 6 avevo già deciso che avrei fatto il giornalista. Ho scritto un po' di libri di economia tra i quali Bluff (Orme, 2009),  Mani Bucate (Chiarelettere 2011), Nati corrotti (Chiarelettere, 2012) e, l'ultimo, American Dream-Così Marchionne ha salvato la Chrysler e ucciso la Fiat (Chiarelettere, 2014), un'inchiesta sugli ultimi 10 anni della casa torinese. Nel 2012 ho ideato e condotto su Rai2 Num3r1, la prima trasmissione tv basata sul data journalism applicato ai temi di economia. Penso che nei testi dei Nomadi, di Guccini e di Bennato ci sia la summa filosofico-esistenziale dell'homo erectus. Leggo solo saggi perché i romanzi sono frutto della fantasia e la poesia, tranne quella immortale di Leopardi, mi annoia da morire. Sono sposato e, grazie alla fattiva collaborazione di mia moglie, sono papà di Valeria e Nicolò secondo i quali, a 47 anni, uno è già old economy.

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