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Economia

Banca Etruria a processo, tutte le strade per i risparmiatori

Inizia l'udienza al tribunale fallimentare che deciderà sull'insolvenza dell'istituto aretino. Le strategie per chi ha perso i soldi con bond e azioni

Udienza dal giudice fallimentare. E' la prima tappa con cui inizia oggi la lunga vicenda giudiziaria di Banca Etruria, l'istituto aretino finito in dissesto nel novembre scorso (assieme a Banca Marche, CariFe e CariChieti). Oggi il tribunale fallimentare di Arezzo dovrà decidere se dichiarare lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria che, va ricordato, è stata di fatto divisa in due dal governo con un provvedimento ad hoc, il famigerato Decreto Salva Banche. Le attività “buone” sono state conferite in un nuovo istituto (la Nuova Banca Etruria) mentre in quello vecchio sono rimaste soltanto le sofferenze, finite poi in una società-veicolo, la bad bank, assieme a quelle delle altre banche in dissesto. A partire da oggi, in sostanza, i giudici aretini decideranno se dichiarare ufficialmente in fallimento quel che resta dell'istituto aretino, come richiesto da Giuseppe Santoni, commissario liquidatore inviato da Bankitalia. Gli avvocati Michele Desario e Antonio Giunta, che rappresentano Lorenzo Rosi, l'ultimo presidente di Banca Etruria prima del crack, tenteranno però di far dichiarare incostituzionale il Decreto Salva-Banche del novembre scorso. Se i giudici fallimentari accoglieranno l'istanza, le carte passeranno alla Corte Costituzionale, a cui spetterà di decidere sulla legittimità del decreto governativo. La vicenda giudiziaria di Banca Etruria, insomma, comincia a farsi piuttosto intricata. Intanto, le associazioni dei consumatori stanno battendo diverse strade per far valere i diritti di chi ha investito in azioni e bond subordinati dell'istituto aretino ed è rimasto con un pugno di mosche in mano. L'avvocato Antonio Tanza, legale dell'Adusbef, ha individuato in particolare 4 possibili azioni da parte dei risparmiatori. Ecco, di seguito, una panoramica su come si articoleranno.

Esposto penale

La prima strada intrapresa dalle associazioni dei consumatori, a cominciare dall'Adusbef, è la presentazione di un esposto penale presso la procura competente (cioè quella di Arezzo) per la verifica di eventuali responsabilità degli amministratori, colpevoli di aver determinato il dissesto dell'istituto e l'azzeramento completo del capitale.

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Azione civile contro tutti, compresa Bankitalia

Un'altra soluzione possibile è avviare un'azione civile contro Banca Etruria (colpevole di aver emesso i bond-spazzatura) ma anche contro le autorità di vigilanza. Secondo l'avvocato dell'Adusbef, infatti, Consob e Bankitalia sarebbero dovute intervenire prima, per evitare la vendita di titoli rischiosi ai risparmiatori.

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Intermediari nel mirino

Un'altra strada da battere, anche se un po' più difficile delle altre, è l'avvio di un'azione civile contro gli intermediari che hanno collocato e negoziato i titoli, anche se si tratta di soggetti diversi da Banca Etruria. I collocatori, infatti, dovevano informare adeguatamente la clientela sui rischi dei titoli venduti.

Ricorso amministrativo

C'è un'ultima possibilità esplorata dai legali dei consumatori: il ricorso al Tar, cioè al giudice amministrativo. Il decreto Salva-Banche potrebbe infatti essere in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione (principio di eguaglianza tra i cittadini) e con l'articolo 47 (che tutela il risparmio). Vi potrebbe però essere anche anche una violazione dell'articolo 117 della Carta Costituzionale che, proprio in materia di risparmio, assegna potere legislativo concorrente anche alle Regioni, le quali non sono state invece minimamente interpellate nella stesura del Decreto Salva-Banche.

Dove informarsi

Per chiarirsi meglio le idee sul da farsi, i risparmiatori possono consultare le pagine web di associazioni come il Codacons, l'Adusbef, Federconsumatori o il Siti (sindacato di tutela del risparmio). Il legale dell'Adusbef, Antonio Tanza, nel suo sito personale, consente agli utenti di scaricare i moduli per aderire alle azioni giudiziarie.

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