ANSA/Angelo Carconi
Economia

Auto e tasse, ecco perché paghiamo così tanto

Secondo una ricerca della Cgia di Mestre il peso fiscale sui mezzi di circolazione vale ogni anno qualcosa come 71,6 miliardi di euro

È una fotografia impietosa quella che la Cgia di Mestre ha scattato sul peso fiscale che grava ogni anno sui nostri mezzi di circolazione, ovvero auto per uso privato e professionale, e motoveicoli. Secondo un’approfondita ricerca dell’Associazione di artigiani veneta infatti, i contribuenti sborsano in tasse complessivamente qualcosa come 71,6 miliardi di euro, che se ne vanno tra accise sui carburanti, bolli auto, Iva, parcheggi, multe e imposte varie. Una vera enormità, se si pensa che per le tanto bistrattate Irap e Tasi, considerate dagli italiani le tasse più odiose, il gettito annuo complessivo è pari rispettivamente a 30,4 miliardi e 3,5 miliardi di euro. Tra l’altro la stessa Cgia mette in evidenza come la pressione fiscale sulle ruote, siano esse quattro o due, si è inasprita nel corso di questi ultimi anni, aumentando ben dell’8% dal 2009 al 2014, ultimo anno con i dati aggiornati. Ma vediamo allora nel dettaglio quali sono le voci fiscali di spesa più importanti e quanto pesano effettivamente sul possesso o sull’utilizzo dei nostri veicoli di circolazione.

Accise, un vero flagello

Quando si parla di fisco e autovetture, la voce più sostanziosa riguarda certamente la spesa per i carburanti, benzina e diesel, che è gravata da accise divenute ormai insopportabili. Secondo la ricerca della Cgia di Mestre, nel 2014 esse hanno inciso infatti per 37 miliardi di euro, con una crescita del 23,2 % rispetto al 2009. Un valore che da solo rappresenta poi più della metà, ovvero il 51,7%, di tutto quello che gli italiani pagano in tasse sui propri mezzi di circolazione. Insomma, un vero e proprio flagello.

Iva e manutenzione

In termini assoluti, la seconda voce fiscale con cui i contribuenti italiani devono fare i conti quando parliamo di auto e motoveicoli, è l’Iva pagata sui lavori di manutenzione e sull’acquisto di pezzi di ricambi. Stiamo parlando di una cifra che complessivamente vale 9,27 miliardi di euro, ed è una delle poche che ha registrato un leggero calo rispetto al 2009.

Bollo auto

Sul podio degli esborsi fiscali la medaglia di bronzo spetta al famigerato bollo auto, del quale da qualche tempo si prospetta anche l’abolizione. Intanto però c’è e costa agli italiani ogni anno qualcosa come 6,1 miliardi di euro, in crescita del 7,6% rispetto a quanto si pagava nel 2009.

Iva per acquisito

L’unica voce che ha subito un drastico calo in questi anni è quella riguardante l’Iva sugli acquisti, e non poteva essere altrimenti, vista la crisi nerissima con cui hanno dovuto, e fanno ancora i conti, le concessionarie. In valore assoluto stiamo parlando di 5,46 miliardi di euro, il 34,2% in meno rispetto al 2009, e purtroppo non si tratta di un buon segnale per i nostri consumi e più in generale per la nostra economia.

Parcheggi e contravvenzioni

La lista degli esborsi fiscali continua con le tasse che lo Stato incamera dal pagamento di parcheggi e multe. Stiamo parlando di una cifra pari a 5,4 miliardi di euro, in aumento del 16,1% rispetto al 2009.

Rc auto

Non sorprende poi che a crescere in questi ultimi tempi siano stati anche i premi assicurativi delle Rc auto. Un problema di cui si discute da anni nel nostro Paese. Semmai lascia sorpresi che l’aumento sia stato in parte calmierato, visto che la percentuale di crescita si ferma al 3,2% rispetto al 2009.

Pedaggi autostradali

Un vero record in termini di accrescimento percentuale lo fanno invece registrare i pedaggi autostradali, che hanno fatto segnare tra il 2009 e il 2004 un pesantissimo +46,5%, con un esborso in termini assoluti pari a 1,86 miliardi di euro.

Imposta provinciale di trascrizione (Ipt)

Curioso rilevare, come fanno gli stessi ricercatori della Cgia di Mestre, che, sebbene le province abbiano chiuso i battenti, l’Imposta provinciale di trascrizione sia aumentata del 16,1% tra il 2009 e il 2014, toccando la quota di 1,3 miliardi di euro.

Lubrificanti

Una voce a sé stante è rappresentata infine dalle imposte sui lubrificanti, che hanno pesato per poco più di 900 milioni di euro e in questi 5 anni sono anch’esse cresciute del 3,4%.

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