Passaporti in vendita in Australia
Alex Wong/Getty Images
Passaporti in vendita in Australia
Economia

Passaporti in vendita in Australia

Da luglio 2015 il diritto al soggiorno permanente verrà concesso a chi potrà garantire un investimento di 13 milioni di dollari

Dopo Dominica, St. Kittis and NevisAntigua e Barbuda, Malta, Cipro, Portogallo, Belgio, Regno Unito, Singapore, Spagna e Stati Uniti, anche l'Australia entra nel club delle nazioni disposte a mettere in vendita il proprio passaporto. O meglio, lo schema residenza permanente in cambio di investimenti Canberra lo ha approvato nel 2012. Oggi, in virtù dell'esplosione di domande di residenza da parte di facoltosi investitori stranieri, in particolare cinesi, l'Australia ha deciso di modifcare alcuni dettagli della normativa in vigore ponendosi come unico scopo quello di guadagnarci di più.


E' giusto che l'Australia spalanchi le porte a tutti quei milionari che vogliono aiutarci a rendere il nostro paese ancora più ricco

Il nuovo regime di immigrazione sarà operativo a partire dal 1 luglio 2015, quando agli aspiranti australiani particolarmente facoltosi verrà garantito il diritto al soggiorno permanente (permanent residency) dopo 12 anziché 48 mesi, in cambio di un investimento di 13 milioni di dollari americani. Quasi il triplo rispetto ai 4,6 milioni che servono oggi.

Porte aperte ai milionari cinesi

"E' giusto che l'Australia spalanchi le porte a tutti quei milionari che vogliono aiutarci a rendere il nostro paese ancora più ricco", ha diciarato il Primo Ministro Tony Abbott. "I capitali stranieri sono importanti per crescere, ed è giusto che chi vuole contribuire al benessere dell'Australia venga premiato", ha aggiunto un portavoce del Governo.

I numeri sono sfacciatamente dalla parte di Abbott: da novembre 2012, vale a dire da quando il programma premium investor visa è stato lanciato, ad oggi, 436 delle oltre 1700 domande pervenute sono state approvate, autorizzando l'ingresso nel paese di poco meno di due miliardi di dollari di capitali.

Considerando che fino a oggi l'88 per cento degli investitori in cerca di un nuovo passaporto aveva origini cinesi, tutto fa pensare che il nuovo regime di immigrazione sia stato studiato e introdotto proprio per permettere a Canberra di sfruttare meglio le opportunità offerte dalla Repubblica popolare.

L'opinione di Pechino

Pechino ha già criticato la nuova procedura e ha chiesto all'Australia di contribuire in maniera più efficace alla campagna anti-corruzione lanciata dal governo di Xi Jinping. Il problema è che Australia, Canada e Stati Uniti sono i tre paesi maggiormente presi di mira dai cinesi in cerca di banche affidabili dove trasferire i propri risparmi e di paesi poco interessati a indagare a fondo sull'origine degli stessi.

In base alle statistiche distribuite da Pechino, tra il 2005 e il 2011 un esercito di funzionari "corrotti" che l'attuale dirigenza sta cercando di smantellare sarebbe riuscito a "rubare" al paese niente meno che tremila miliardi di dollari di risorse. L'Australia si è difesa sostenendo di aver seguoto con attenzione ogni pratica proprio nell'intento di evitare che questo particolare regime di immigrazione potesse essere sfruttato "per altri scopi", e che anche l'innalzamento della quota di capitali da investire punta a scoraggiare eventuali richieste "poco trasparenti". Eppure, anche alla luce del pugno di ferro con cui la leadership cinese sta cercando di risolvere il problema della corruzione e la solidarietà al riguardo espressa dall'Australia, è difficile trovare un nesso logico tra il sostegno che Canberra ha confermato a Pechino nella lotta ai "truffatori corrotti" e la scelta della prima di concedere la residenza permanente agli stranieri molto più in fretta chiedendo in cambio "solo" una quota di capitali tre volte superiore.

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