Asta Btp: l'Italia passa il test, ma la guardia rimane alta
Asta Btp: l'Italia passa il test, ma la guardia rimane alta
Economia

Asta Btp: l'Italia passa il test, ma la guardia rimane alta

Il Tesoro colloca 6,5 miliardi in titoli a 5 e 10 anni. Tassi in rialzo al 4,83%. Lo spread però cala sotto 340 punti

Falso allarme, anche se la guardia rimane alta, altissima. L’attacco speculativo sui nostri Btp, che alcuni annunciavano ieri dopo il risultato di stallo alle elezioni di domenica e lunedì, non c’è stato.

L’asta dei Btp a 5 e 10 anni di oggi era un test cruciale per capire quale sorte attenda il debito italiano nel breve periodo.

L’obiettivo era evitare una caporetto, che tra l’altro la maggior parte degli esperti escludevano, anche se tutti si aspettavano tassi in rialzo come conseguenza del clima di forte incertezza uscito dalle urne.

Del resto ieri all’asta dei Bot a 6 mesi i rendimenti sono saliti di 51 punti base, tornando ai livelli di cinque mesi fa.

Ed ecco come è andata: il Tesoro è riuscito a piazzare 4 miliardi di euro in titoli con scadenza primo maggio 2023, al top del target previsto (la domanda è stata 1,6 volte l’offerta) e con un tasso del 4,83%.
Un risultato in deciso aumento dal 4,17% dell'asta di gennaio, raggiungendo anche in questo caso il massimo da ottobre, che si mantiene però sotto il tetto del 5%, che avrebbe fatto scattare l'allarme rosso.

Collocati inoltre 2,5 miliardi di euro di Btp quinquennali al 3,59%, in rialzo rispetto al 2,94% di gennaio. Sostanzialmente, quindi, si tratta di una performance in linea con i risultati dell’asta di martedì dei titoli a breve termine.

L'altra notizia positiva, invece, riguarda lo spread che dopo l’asta odierna è leggermente calato tornando sotto i 340 punti (per un rendimento del 4,85%) dai 345 della chiusura di ieri, nonostante i tassi in rialzo e i timori di Moody's sul rating dell'Italia.

Come si spiega, dunque, questo sali e scendi nel giro di 24 ore? Secondo Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée, sul mercato sta tornando "un'alternanza di fasi di rialzo e di ribasso degli attivi finanziari, già osservata nel 2012 e dalla quale siamo usciti grazie ai discorsi e alle promesse di un altro italiano, Mario Draghi ".

L’Italia, inoltre, come sottolinea Azad Zangana, economist del fondo d’investimento britannico Schroders, "si trova in una situazione migliore di come la trovò Monti nel novembre 2011, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi", anche se il Paese nelle prossime settimane dovrà dimostrare di saper gestire le aspettative e il sentiment dei mercati finanziari assicurando che i progressi fatti fino ad ora non andranno persi.

A rassicurare i mercati, inoltre, c’è la Bce che dalla scorsa estate ha cominciato ad intervenire pesantemente sui mercati, anche se il programma di acquisti di titoli di Stato per ora non è una soluzione praticabile per l’Italia: richiede un governo che li sottoscriva e Roma per ora non ce l’ha.

Senza contare che in Europa qualcuno comincia a perdere la pazienza di fronte all'antieuropeismo sempre più in voga nei paesi Mediterranei, come dimostra l'ascesa in Italia di Grillo .

Il più duro è il presidente delle industrie esportatrici tedesche, Anton Boerner, che in un articolo apparso sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (quotidiano di orientamento conservatore) ha chiesto all'Eurozona di chiudere il rubinetto di aiuti all'Italia, se non verranno realizzate le riforme necessarie per rimettere di nuovo in moto l'economia.

"Respingiamo un'estensione degli aiuti monetari – scrive - poiché sarebbe controproducente, in quanto farebbe venir meno la pressione in favore dei cambiamenti per la stimolazione della crescita dei Paesi del Sud Europa".

Non solo. Il manager arriva a ventilare una possibile esclusione dell'Italia dall'euro, quando scrive che in mancanza di riforme "dovremmo forse riflettere su come operare con un'Eurozona modificata". Insomma, paese avvisato mezzo salvato.

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