Assunzioni e contratti di lavoro, cosa cambia nel 2017
ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Assunzioni e contratti di lavoro, cosa cambia nel 2017
Economia

Assunzioni e contratti di lavoro, cosa cambia nel 2017

Gli sgravi del 2015 e del 2016 stanno per andare in soffitta. Il governo preferisce puntare sugli incentivi alla produttività

Un obiettivo su tutti: far crescere la produttività del lavoro. E' quello che il governo fisserà per i prossimi mesi, con una serie di misure che saranno inserite nella Legge di Stabilità del 2017, cioè nella manovra economica dell'anno venturo. L'esecutivo sembra infatti orientato a tagliare (o ad azzerare del tutto) gli incentivi alle assunzioni oggi esistenti, per dirottare le risorse stanziate verso altre misure per la produttività, come la detassazione dei bonus sullo stipendio. Ma ecco, di seguito, una panoramica sui provvedimenti governativi che si intravedono all'orizzonte.

Via gli incentivi

Sembrano destinati a scomparire del tutto gli incentivi alle assunzioni introdotti dal governo nel 2015 e nel 2016. Va ricordato che, nel 2015, le aziende che hanno assunto un nuovo dipendente a tempo indeterminato hanno beneficiato (e beneficiano ancora) dell'azzeramento totale dei contributi da pagare sul suo stipendio, per ben un triennio e fino a un massimo di circa 8mila euro ogni 12 mesi. Per chi ha assunto un nuovo dipendente nel 2016, invece, gli sgravi sono un po' più contenuti ma comunque non trascurabili, con un taglio dei contributi di circa il 40% per un triennio, fino a un massimo di poco superiore ai 3mila euro. Nel 2017, tutti questi incentivi diventeranno probabilmente un ricordo, anche se le aziende che ne beneficiano hanno diritto comunque a usufruirne fino al termine dei tre anni prefissati.

Legge di Stabilità 2017: le cose da sapere

Bonus per la produttività

E' una delle strategie allo studio del governo per accrescere la produttività dei lavoratori. Già oggi, i premi di risultato che le aziende concedono ai dipendenti maggiormente produttivi vengono tassati con un'aliquota ridotta del 10% (contro un minimo del 23% che grava invece sugli stipendi ordinari attraverso l'irpef) . Tuttavia, questa agevolazione vale soltanto per le retribuzioni inferiori a 50mila euro annui e per i premi di produzione inferiori a 2.000 euro. E' probabile che il governo decida di estendere il raggio di azione di questi bonus, alzando il tetto fino a 3.500 euro su uno stipendio massimo di 70mila euro annui.

Più forza ai contratti aziendali

E' il piatto forte delle misure che il governo prepara per incentivare la produttività. L'esecutivo punta infatti a rafforzare i contratti di lavoro aziendali, cioè quelli firmati in ogni singola azienda, a scapito degli accordi collettivi nazionali siglati a Roma dai sindacati e da Confindustria con le altre maggiori associazioni di categoria. Non è ancora ben chiaro quale strada verrà percorsa per ottenere questo scopo: potrebbe essere approvata una legge ad hoc (che allarga il raggio d'azione dei contratti aziendali) oppure potrebbero essere introdotte delle agevolazioni fiscali alle imprese e ai dipendenti che siglano un proprio contratto, in deroga a quello nazionale.

Ammortizzatori sociali

Sono in agenda anche delle misure-tampone per circa 30mila lavoratori che rischiano di rimanere senza ammortizzatori sociali nel 2017, a causa dell'abolizione della cassa integrazione in deroga e dell'assegno di mobilità, come previsto dalla riforma Fornero del 2012.

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