Apple, la strategia dietro l'iPad Air e tutti gli ultimi annunci
Apple, la strategia dietro l'iPad Air e tutti gli ultimi annunci
Economia

Apple, la strategia dietro l'iPad Air e tutti gli ultimi annunci

Cupertino abbina all'hardware una dotazione software ampia e gratuita. Basterà per tenere a distanza la concorrenza?

Ci sono tanti modi per leggere l’ultima presentazione della Apple. Una su tutte, può essere la risposta a una domanda stampata tempo fa, in grossi caratteri rossi, sulla copertina della rivista Bloomberg Businessweek. Sullo sfondo c’era il ritratto di un Tim Cook sorridente (anche troppo, forse); davanti, a coprirlo per metà, un titolo enorme: «Che cosa, noi saremmo preoccupati?».

Ecco, in 90 minuti di discorsi, demo con qualche sbrodolamento di troppo, video con il solito Jony Ive che guarda da un’altra parte, persino uno spot del nuovo iPad Air, Cupertino ha voluto affermare che no, da quelle parti nessuno è preoccupato. Anzi, che è tutto un trionfo. Di numeri, per cominciare: i 9 milioni di iPhone polverizzati nel weekend di lancio, record senza precedenti; i 170 milioni di iPad venduti in tutto, che sarebbero una pietra miliare nel mondo della tecnologia; i 200 milioni di download di iOS 7 in 5 giorni, una corsa frenetica all’aggiornamento di un software mai vista prima; i 60 miliardi di app saccheggiate da iTunes e così via.

Ma è forse un altro numero, una percentuale per la precisione, a meritare un commento: negli Stati Uniti e in Canada l’81 per cento del traffico sulle tavolette al momento transita dall’iPad. Significa, semplificando, che l’armata di dispositivi Android, inclusi i nuovi arrivati low cost, si dividerebbe il restante 19 per cento assieme a Windows. Briciole o quasi, che forse potrebbero aiutare a capire perché Cupertino non ha tirato fuori un terzo schermo, restando fedele al balletto delle stesse due cifre: i 7,9 pollici del mini e i 9,7 dell’Air.

Air che sta incontrando in rete parecchi pareri favorevoli. Scrive per esempio Carolina Milanesi, analista di Gartner, su Twitter: «L’iPad rimane il dispositivo da battere, il punto di riferimento per quel tipo di esperienza che un tablet deve fornire per il lavoro e l’intrattenimento». Ma sempre Gartner, citato dal Wall Street Journal, faceva notare giusto l’altro ieri che la quota di mercato mondiale di Apple è destinata a scendere nel segmento fino al 50 per cento a livello globale rispetto al 65 per cento del 2011. Insomma, è chiaro che Cupertino ha preferito mostrare dati che le sono favorevoli – una cosa, è evidente, è il traffico generato in rete e un’altra cosa è la quantità effettiva di venduto delle tavolette – e non quelli che confermano l’avanzata dei competitor, a cominciare dalla Samsung.

Comunque, ed ecco il punto, Apple non si sta limitando a fare il gioco delle tre carte, a sbandierare le cifre che le fanno gioco (i 9 milioni del debutto dell’iPhone, per dire, tengono dentro anche la Cina, polmone enorme che negli altri lanci non c’era), ma a San Francisco ha inaugurato una strategia in parte nuova, declinabile in modi vari, che potrebbe darle ragione: puntare forte sull’hardware e equipaggiarlo con un software robusto, che lo rende pronto all’uso senza ulteriori esborsi. Ecco le suite iLife e iWork migliorate e soprattutto disponibili a costo zero per chi decide di passare a un nuovo Mac o a un MacBook. Per effettuare montaggi video, lavorare con le foto o con la musica, creare presentazioni, documenti di testo o di calcolo, senza spendere nemmeno un centesimo. Per dire, senza dover acquistare un pacchetto come Office, su sponda Microsoft.

Ed è proprio all’avversaria di Redmond che la mela ha voluto lanciare una freccia avvelenata, mostrando sullo schermo la scatola di Windows 8, ricordando che viene venduto a 200 dollari, poi polverizzandola con un’animazione impietosa e annunciando che il nuovo, versatile, potente, ridisegnato e veloce (si sa che di aggettivi Cupertino non fa mai economia) OS X Mavericks sarà disponibile subito, per tutti, a zero dollari, o euro o altra valuta a scelta. L'ennesimo coniglio tirato fuori dal cilindro che invoglia gli utenti a legarsi a un brand che non solo promette un’esperienza d’uso facile o intuitiva, ma che regala generosamente le sue ultime innovazioni.

Ultimo tassello: il taglio di prezzo dei MacBook Pro, nonostante un upgrade del processore e altre ottimizzazioni grafiche. Una bestemmia, un tabù violato, almeno rispetto alle strategie di sempre di Cupertino. Che ha capito, questo è evidente, che il vento è cambiato, che i prodotti altrui – dai convertibili in poi – non sono più patacconi o imitazioni mal riuscite dei suoi gioiellini, ma alternative da prendere quantomeno in considerazione anche da parte di chi aspira al top di gamma. Apple è un filino preoccupata, sì, però non lo dà a vedere. No lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura. In compenso, ha reagito con i fatti: con software e sistemi operativi gratuiti, con macchine migliorate e più convenienti, con sforbiciate ai prezzi (iPad mini) o lasciando nella lineup evergreen di ben tre generazioni fa (l’immortale iPad 2). Si è scudata con numeri altisonanti mentre piazzava gli affondi decisivi a colpi di fioretto. Il sottinteso, il non detto, non è brillantissimo dal punto di vista della comunicazione. Ma sul piano della strategia, è un mezzo capolavoro.    

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