Carino Imagoeconomica
Economia

Le 15 banche a rischio in Italia (e non solo)

Nel mirino della Vigilanza gli istituti sotto inchiesta, commissariati e quelli costretti a ricapitalizzare. Crediti dubbi: un problema per una Bcc su 10

Sono almeno 15 le banche in crisi in Italia. Istituti grandi del Nord Est finiti sotto inchiesta e costretti dalla Bce a ricapitalizzare, ma anche piccole banche locali commissariate da Bankitalia e ora a rischio bail-in (salvataggio dall'"interno" del sistema).

In particolare, sono gli ultimi a destare maggiori preoccupazioni. Dal primo gennaio scatterà il nuovo meccanismo di salvataggio degli istituti a rischio crac voluto dall'Europa.

Il bail-in prevede la svalutazione e conversione dei titoli in mano ad azionisti e creditori coinvolti nel piano di ristrutturazione, secondo una gerarchia ben precisa che vede solo all'ultimo il ricorso ai correntisti sopra 100 mila euro.

Imparare a riconoscere i segnali di allarme nei bilanci delle banche dal primo gennaio in poi, quindi, sarà sempre più utile per i risparmiatori. Di seguito vi spieghiamo il perché.

I crediti deteriorati

La cartina al tornasole per la solidità o meno degli istituti (oltre al patrimonio) è il livello raggiunto dai prestiti malati, quelli la cui riscossione non è certa.

Un buon inizio per perlustrare il sistema bancario italiano è l'ultimo rapporto sulle banche dell'Area Studi di Mediobanca. Aggiornato al primo dicembre di quest'anno sui dati di bilancio al 2014, mette a confronto i numeri di 33 banche Popolari, 51 banche commerciali e 337 Bcc.

Possiamo farci un'idea delle possibilità che possa scattare in futuro l'allarme rosso, semplicemente confrontando i crediti deteriorati (sofferenze, incagli e ristrutturati) con il totale dei crediti verso la clientela.

Nel caso delle banche grandi e medio-grandi caduti in grave crisi (Banca Mps, Carige, Banca Marche), come faceva notare il Sole 24 ore, i livelli dei crediti dubbi era arrivato a un livello superiore al 20% dell'intero portafoglio crediti.

BANCA MARCHE, ETRURIA, CARIFE E CARICHIETI: STORIA DI UNA CRISI

Tercas, l'esclusa dal decreto Salva-banche

Dopo il salvataggio dei quattro istituti regionali per decreto, a preoccupare ora è Tercas, l'istituto di Teramo salvato lo scorso anno dalla Popolare di Bari e per questa ragione non incluso nel gruppo delle banche salvate per decreto a fine ottobre.

Per completare l'operazione, tuttavia, mancano ancora 300 milioni di euro. Sono i soldi del Fondo Interbancario utilizzati dall'istituto barese e che rappresentavano un contributo obbligatorio del sistema bancario.

Fondi che avrebbero dovuto essere trasformati in volontari negli scorsi mesi per evitare che Bruxelles li consideri "aiuto di Stato".

La scadenza era il 10 dicembre, ma a quella data era stato raggiunto poco più del 50% delle adesioni. E non si è potuto restituire l'intero contributo (300 milioni) al Fondo interbancario.

Il termine è stato prorogato di una settimana per evitare il peggio e cioè che accada ai clienti della banca abruzzese più o meno la stessa sorte cui sono andati incontro i 20.000 obbligazionisti di Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti.

Popolari: tra risiko e indagini della Procura

Il mondo delle Popolari attraverserà nei prossimi mesi un'intensa fase di consolidamento a seguito del risiko imposto dal governo Renzi con l'obbligo della trasformazione dei principali 9 istituti in Spa. A partire dalle due grandi popolari venete passate sotto la vigilanza europea.

La Bce ha collocato la Popolare di Vicenza e Veneto Banca in quarta fascia, quella che raggruppa gli istituti che presentano un rischio elevato e per le quali scatta la richiesta di varare nuove operazioni di rafforzamento patrimoniale.

Le due banche sono finite sotto inchiesta negli scorsi mesi. Per gli ex vertici dell'istituto vicentino l'accusa è di falso in bilancio per non aver inserito i crediti deteriorati nella voce delle sofferenze e per aver concesso prestiti irregolari ai clienti della banca allo scopo di far comprare loro azioni dell’istituto stesso.

Analoghe scorrettezze nel collocamento delle azioni della banca si sono verificate agli sportelli dell'istituto di Montebelluna.

BANCHE IN CRISI: COSA RISCHIANO I CLIENTI

Gli azionisti di Vicenza e Montebelluna

Le due popolari venete si quoteranno in Borsa e saranno costrette a ricapitalizzare. Nell’ultimo anno il valore dei titoli è crollato.

Le azioni di Veneto Banca sono scese dell'80% da 39,5 a 7,3 euro. E ora tremano anche gli azionisti della Popolare di Vicenza: lo scorso ottobre hanno visto i titoli svalutarsi del 20% (da 62,5 a 48 euro) e alcuni analisti stimano che nel processo di pre-quotazione il prezzo possa scendere addirittura a 10 - 12 euro.

Considerando il livello dei crediti malati in pancia alle 33 banche popolari citate nello studio di Mediobanca, alla fine del 2014 (esclusi i casi di Vicenza e Montebelluna) solo due erano sopra il livello di guardia: la siciliana Popolare Sant'Angelo e la veneta Popolare di Marostica, che la scorsa primavera si è fusa con la Popolare dell'Alto Adige.

Le banche commissariate

Di banche a rischio bail-in il quotidiano Libero alcuni mesi fa ne contava 15.

Tutti istituti commissariati (comprese le quattro incluse nel decreto salva-banche) in gran parte della galassia delle Bcc, anche se Federcasse ha fatto poi notare che al provvedimento di amministrazione straordinaria non segue necessariamente il fallimento della banca stessa.

L'ultimo elenco di Bankitalia, aggiornato al primo dicembre, relativo ai provvedimenti in essere al 20 settembre 2015, vede scendere il numero degli istituti in amministrazione straordinaria a nove.

Fatta eccezione per l'Istituto per il Credito Sportivo (l'istituto è risanato, ma dal 2012 ha un commissario), gli altri otto a rischio sono accumunati da carenze nella gestione e nel controllo: Bcc Irpina, Cassa di Risparmio di Loreto (controllata dalla Nuova Banca Marche: la sua ricapitalizzazione è compresa tra le misure annunciate il 22 novembre per risanare la capogruppo), Banca Padovana Credito Cooperativo, Cassa Rurale di Folgaria Bcc, Banca Popolare delle Province Calabre, Banca di Cascina Credito Cooperativo, Bcc Banca Brutia e Bcc di Terra d'Otranto.

Per le sei Bcc commissariate da oltre un anno, come riportava qualche giorno fa Repubblica, per evitare che scatti il bail-in dal primo gennaio si pensa a un salvataggio all'ultimo che, a seconda dei singoli casi, potrebbe avvenire utilizzando mezzi propri o fondi di altre cooperative per coprire i dissesti o ricorrendo alla fusione con altre Bcc (il caso della Banca Padovana con la Bcc di Roma).

Le sofferenze nelle banche commerciali e popolari

Sette istituti medio-piccoli compresi nella lista delle 51 banche commerciali italiane alla fine dello scorso anno avevano in pancia crediti a rischio per un quinto del portafoglio crediti verso la clientela.

I livelli più alti alla fine dello scorso anno erano quelli raggiunti da Unipol Banca (oltre il 27%), che ha avviato però nei mesi successivi un piano di cessione dei crediti deteriorati a terzi e alla capogruppo Unipol, e da Hypo Alpe Adria Bank (23%), su cui pesano le vicende della controllante austriaca.

Due casse di risparmio romagnole, Cassa di Risparmio di Rimini e quella di Cesena, devono effettuare un aumento di capitale entro il prossimo giugno per rientrare nei parametri imposti dalla Banca d’Italia (in entrambi i casi i prestiti dubbi superano il 20% del portafogli crediti); per correre ai ripari si sta valutando una fusione a due o a tre con un altra cassa dell'area, quella di Cento.

Crediti dubbi pesavano a fine 2014 anche sui bilanci di due banche del Mezzogiorno, la Banca Sviluppo Economico di Catania e la Banca del lavoro e piccolo risparmio, rilevata poi dalla Popolare Pugliese.

Il bubbone nel Credito Cooperativo

Lo scorso inverno un articolo il Sole 24 ore ha acceso i riflettori sulle sofferenze bancarie all'interno della galassia del Credito Cooperativo, dove una Bcc su dieci nel 2013 si trovava oltre il livello di guardia, cioè con oltre un quinto del portafoglio crediti a rischio di non rientro (era il caso 33 su 300 censite).

Considerando i dati aggiornati al primo dicembre da Mediobanca, un anno dopo la situazione non sembra affatto cambiata, anche se il mondo delle Bcc sta per essere rivoluzionato: il premier Renzi ha confermato che il decreto con la riforma del Credito Cooperativo arriverà dopo Natale, facendo consolidare le Bcc in "uno dei gruppi bancari più solidi sul modello del Crédit Agricole".

Nel 2014, tuttavia, ben 37 Bcc (su 337 censite) mostravano un livello di crediti a rischio superiore al 20% sul portafoglio crediti a fronte di una media del 12,4% del Credito Cooperativo nel suo complesso; in due casi i crediti malati arrivavano fino a un terzo del portafoglio prestiti complessivi.

Ti potrebbe piacere anche