Dibattito: Renzi supera Bersani. Basterà?
Dibattito: Renzi supera Bersani. Basterà?
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Dibattito: Renzi supera Bersani. Basterà?

Cos'ha detto il faccia a faccia tra i due candidati delle primarie; influirà sul risultato? - il sondaggio -

Vince Renzi, nettamente. Se qualcuno ha dubbi, metta in fila le risposte di Bersani alla giornalista Rai Monica Maggioni. Se prevarrà al ballottaggio delle primarie il segretario del Pd, il premier non sarà lui ma forse Monti, perché Bersani a differenza di Renzi non potrà ottenere consensi a destra e dovrà fare i conti coi parlamentari grillini. Ma se anche Bersani dovesse alla fine spuntarla per Palazzo Chigi, povera Italia.

Giacca, cravatta e occhiali da presbite, Bersani. In maniche di camicia e smartphone, Renzi. Ma non è questo che conta. Il primo svarione è sulla Palestina. Direte che non conta. Invece è quello che fa la differenza tra un politicante e un uomo di Stato. Dice Bersani che l’ONU sta per votare lo status di osservatore per la Palestina e bisogna dire “sì”. Non sa di cosa parla.

La Palestina infatti è già osservatore, quel che chiede all’ONU è di essere riconosciuta come Stato… Siamo all’ABC. Come alla domanda su cosa direbbe a Obama incontrandolo per la prima volta: “Gli direi che l’Italia è un paese profondamente europeista, che in Afghanistan il 2013 dev’essere l’anno di chiusura (per la missione internazionale), e poi coi tempi che corrono gli parlerei degli F35”. Applausi.

Renzi lo castiga: “La questione Afghanistan è già decisa e prevede il 2014 per il rientro. Quanto agli F35, la questione non riguarda gli americani ma noi. Dipende da cosa pensiamo del modello di difesa, dell’esercito europeo, eccetera. Non fare demagogia proprie te”. Doppi applausi.

Bersani ha il look del burocrate di partito e il vecchio linguaggio politico delle “piattaforme programmatiche” (per carità!). Dice cose di una banalità sconfortante. “Alla prima riunione in Europa direi: ‘Facciamo qualcosa’. Abbiamo elaborato una riforma con gli altri partiti socialisti: diamo lavoro, facendo pagare alla finanza”. La mafia? “È un dramma, nella crisi è un pesce nell’acqua, bisogna tornare a fare mente locale su questo problema, non possiamo fare spallucce…”. L’Ilva? “Intanto bisogna occuparsene, c’è da chiedersi: si può fare la chimica verde? Bisogna riunire i siderurgici e vedere come si può rimettere in moto”. L’edilizia? Idem. “È un dramma”. La ricerca? “Ho girato dappertutto: Ginevra, Gran Sasso, politecnici, ci vuole dall’Università un approccio un po’ diverso”.

Quale? Mistero. Le liberalizzazioni? “C’è da fare sui farmaci, sul settore assicurativo, sulla comunicazione. Tante belle cose si possono fare se vinciamo bene”. Quali? Chssà. Ancora sulla mafia: “Un problema nazionale, chi più ne ha più ne metta. Il fatto è che hanno i soldi e riescono a riciclarli”. Ma va là? Poi il cambiamento: “Ovunque sono stato ho cambiato qualcosa”. Le prime tre cose che farà da premier? “Cittadinanza ai figli degli immigrati, misure per il lavoro e la piccola impresa”. Quali? Boh. La terza? “Sorpresa, perché chi governa deve anche sorprendere”.

Nei primi cento giorni farebbe le unioni civili “alla tedesca”. Senza spiegarle. Infine, supera se stesso sulle persone a cui chiederebbe scusa. Moglie e figli per il tempo sottratto, e va bene. E dopo il Papa Giovanni del primo confronto tv, ecco le scuse al parroco al quale ha fatto lo sciopero dei chierichetti. Profumo d’incenso. È bravo invece, Bersani, a dipingere Renzi come berlusconiano, nell’appello finale e quando gli rimprovera di usare contro la sinistra gli “argomenti dell’avversario”, la litigiosità. Perché Bersani vuole l’Udc, mentre Renzi no, “soprattutto l’Udc siciliana”.

E Renzi? Passa l’esame. Ridicolizza Bersani rinfacciandogli di essere stato al governo per 2547 giorni e non è stata una grande prova. Bersani accusa il colpo. “Li hai contati, hai una bella pazienza”, replica. Ecco l’uno-due di Matteo che agita lo smartphone: “Segretario, basta il telefonino…”. E ride. Matteo attacca: “Il nostro governo (della sinistra) con te e Visco ha dato i poteri a Equitalia, non siamo stati all’altezza…”. Bene sul Sud. “Non c’è un problema Sud, c’è un problema Italia”. La persona a cui chiederebbe scusa: “Mio fratello che per non voler essere ‘il fratello del sindaco’ è andato a fare il medico all’estero”. Meglio delle scuse al parroco. Netto sulle alleanze. A Bersani che dice testuale “ci conviene tenere la testa un po’ aperta” e quindi apre all’Udc, Renzi chiede se “nel pacchetto non sia compreso anche Fini, no all’inciucio con l’Udc, ci vuole serietà”.

Poi, senza timori di lesa maestà: “Con la riforma Berlinguer abbiamo fatto maestri abilitati da 12 anni e tuttora in coda, presi in giro dallo Stato”. Sulla mafia un ricordo per i caduti e tre interventi: più mezzi e soldi alle forze dell’ordine (meno divario tra i 621mila euro del capo della polizia e i 1300 del semplice poliziotto), intaccare l’economia della mafia da 190 miliardi e, terzo, combatterla culturalmente, a cominciare dalla scuola.

Merito, istruzione, rinnovamento le parole d’ordine di Renzi. “Con Bersani scenderanno in campo le vecchie glorie. Da lui mi divide un’idea di futuro, è un po’ lo zio prudente contro il figlio coraggioso. Non possiamo andare nel futuro con le stesse persone che accompagnano Bersani e in tutti questi anni non hanno scritto una pagina di futuro”. Sul femminicidio, Bersani propone centri anti-violenza. Renzi di cambiare la cultura di un paese che ha il più basso tasso in Europa di donne tra i 20 e i 64 anni che lavorano. Alla fine Bersani si appella all’esperienza (e il pensiero di tutti corre a Rosy Bindi), perché “la ruota deve girare ma l’esperienza può aiutare a farla girare”. Renzi è anche lui a digiuno di politica estera, questo si vede, e si concede qualche frase a effetto di troppo, come quel “bisogna dare del tu alla speranza” da Obama dei poveri. Ma al confronto con Bersani, “il ragazzetto” esce da gigante.

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