Dopo l'Italicum: le 3 incognite
ANSA/ANGELO CARCONI
Dopo l'Italicum: le 3 incognite
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Dopo l'Italicum: le 3 incognite

Le mosse di Matteo Salvini, i rapporti tra M5S e centrodestra, il posizionamento del Pd: su queste direttrici si disegna il futuro della politica italiana

C’è la nuova legge e tra un anno si potrà finalmente andare a votare. In politica, come in guerra, contano i risultati. E Matteo Renzi ha ottenuto quello che voleva, mantenendo per una volta ciò che aveva promesso. In gioco c’era il (suo) potere. Non c’è stato negli ultimi anni presidente del Consiglio con una simile concentrazione di potere nelle proprie mani. È lui il grande elettore del capo dello Stato, col quale c’è un’intesa perfetta, a differenza di Silvio Berlusconi che ha sempre dovuto lottare contro uomini portati al Quirinale dalla sinistra (e chi più chi meno, lo ha fatto patire).

La vicenda della legge elettorale ha dimostrato quanto sfrangiate fossero tutte le opposizioni, a cominciare da quella interna al Pd, poi Forza Italia che dal voto a favore è passata all’Aventino, e il Movimento 5 Stelle che non ha saputo andare oltre l’ostentazione pittoresca del proprio fumoso dissenso. Non mi scandalizza che Forza Italia, "firmataria" del Patto del Nazareno, si sia svincolata dalla conclusione di quel percorso. La frattura della "condivisione" sul nome del capo dello Stato è stata grave, e non poteva esser fatta passare in cavalleria. È stato un tradimento del Patto. O almeno del suo spirito.

I contenuti della legge, diciamocelo francamente, sono secondari.

Italicum: cosa prevede la nuova legge elettorale


Si è data ancora una volta troppa importanza alle regole, pensando di scriverle a uso e consumo di chi stava dentro l’accordo. Ma la storia d’Italia ha dimostrato che la presunzione di forgiare una legge elettorale “a propria somiglianza” ha portato solo sconfitte a chi l’aveva concepita. Perché la volontà espressa nelle urne dai cittadini è più forte dei giochi enigmistici di chi quel potere occupa provvisoriamente.

Il punto è che Renzi sconta ancora il peccato originale di essere un premier non eletto. Non emerso dalle urne in una competizione elettorale politica. E sconta quell’altro peccato originale che è consistito nel far fuori un capo del governo, Berlusconi, che invece aveva la legittimità popolare ed è stato vittima (a favore del tecnico Mario Monti) dello sfarinamento della propria maggioranza parlamentare e di un attacco concentrico della magistratura e di alcuni circoli europei. Vittima anche dei propri errori, evidentemente. Ma sopravvissuto alle macerie come unico leader in un centrodestra allo sbando.

Restano due incognite. La prima si chiama Matteo Salvini. Il capo della nuova Lega saprà trasformare la propria immagine proponendosi come leader di tutto il centrodestra? E se non lui, chi? La seconda si chiama rapporto di forza tra le due principali opposizioni: il populismo velleitario dei 5 Stelle da un lato, e il bacino in costruzione di un centrodestra che continua ad avere tra gli italiani le maggiori possibilità di presentarsi come un blocco moderato contrapposto, sui contenuti, alla sinistra.

Ma sarà pure fondamentale la collocazione che assumerà lo stesso Renzi nel panorama politico: vorrà mantenere il legame con una sinistra minoritaria che sulla carta può contare sul 9-13 per cento nell’elettorato, o procedere verso il partito della Nazione in grado di pescare anche a destra?

Fin quando non ci sarà un nuovo voto, la democrazia resterà sospesa. E la “mossa” da Palio di Renzi, vittoriosa sulla legge elettorale, sarà solo una tappa verso la ricomposizione di un Parlamento che rispecchi il Paese. Nel frattempo, Renzi avrà la forza (ma soprattutto la volontà) di realizzare le riforme che servono all’Italia con la stessa determinazione con la quale ha portato a casa la legge elettorale? È lecito dubitarne, anche se la direzione è quella giusta.

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