Cos'ha detto davvero Berlusconi ai suoi (e ad Alfano)
Ansa/Ettore Ferrari
Cos'ha detto davvero Berlusconi ai suoi (e ad Alfano)
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Cos'ha detto davvero Berlusconi ai suoi (e ad Alfano)

Nel discorso al Consiglio Nazionale ramoscelli d'ulivo, chiusure, decadenza, governo e futuro. Sangue & arena - La fine del Pdl - l'appello di Berlusconi - le reazioni - il bivio di Alfano - La festa senza sfarzi

 Anche se «Angelino Alfano governerà con la la sinistra, voi dovete trattare questo nuovo gruppo come gli alleati della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Perché il Nuovo centrodestra fa parte della coalizione dei moderati».

Sta tutto in questa frase il vero Berlusconi pensiero rispetto al suo ex delfino. Il Cav prima sfotte «io ho solo una difficoltà sul nome: anziché Nuovo centrodestra, si potevano magari chiamare: cugini d’Italia, dopo i Fratelli d’Italia, così restava tutto in famiglia». Questo è il punto: Alfano lui lo vorrebbe ancora in famiglia, ma di fatto è come se non stesse più nella famiglia perché, appunto, «governerà con la sinistra».

Silvio Berlusconi di fronte agli 860 delegati del Consiglio nazionale di Forza Italia riuniti all’Eur, non dice chiaro e tondo che la rinata Forza Italia (rinascita approvata con voto unanime) passerà all’opposizione. Ma riferisce, come in un outing in diretta, quello che ha detto nelle ultime ore prima del divorzio o separazione, si vedrà,  ad Alfano. E cioè che «non si puà restare seduti allo stesso tavolo al Consiglio dei ministri con chi vuole uccidere il tuo leader».

E rivela il vero punto di rottura con il vicepremier: «Io avevo detto che in caso di decadenza si sarebbe dovuto riunire il consiglio nazionale, previo ufficio presidenza (sul da farsi rispetto al governo ndr), ma lui non ha voluto». Di più: in quegli stessi momenti «Loro erano già riuniti per fare i nuovi gruppi».

Scatta forse la più forte standing ovation per il Cav. Con Raffaele Fitto, che si alza per primo in piedi, seguito da tutti i suoi lealisti e poi da tutti gli altri, a battere le mani a Berlusconi.  Dopo Berlusconi, all’arrivo all’Eur Fitto è il più assediato da cameramen e tv. La sala urla: traditori!. Ma l’aggettivo dal Cav non viene mai usato. Ma il tre volte presidente del Consiglio non pronuncia mai né nome né cognome del suo ex delfino.

Dunque passerà ora «Silvio», come viene acclamato dal suo popolo, all’opposizione dura e pura? Da statista e politico con i piedi ben piantati per terra, lui «l’ex sciagurato», che entrò in politica nel ’94, per battere i «comunisti» («Raccomando e impongo a tutti di leggere “Il libro nero del comunismo”), osserva che con la legge elettorale esistente non si potrà che restare nella gabbia delle larghe intese. Ma lui fa capire chiaramente che ora ha le mani libere e che appoggerà il governo «di volta in volta a seconda dei provvedimenti». Dice che è quello che avrebbe voluto fare se il 2 ottobre Alfano non glielo avesse impedito. E sembra ormai evidente che se decadenza sarà, lui passerà all’opposizione con la stragrande maggioranza dell’ex Pdl, ora Forza Italia.

Sarà accompagnato nel pressing dalla Lega Nord di Bobo Maroni e Umberto Bossi, che ha fatto bingo (opposizione senza elezioni immediate in modo tale da riprendersi dalla caporetto elettorale) e sul fronte opposto da Matteo Renzi, che vuole il voto a Marzo. Del resto, Berlusconi dice chiaramente: voglio il 51% alle urne, per battere Magistratura democratica, «una di quelle case matte», conquistate dalla sinistra, «secondo la lezione di Antonio Gramsci» (Tutto ciò è materia del libro di Fabrizio Cicchitto “La linea rossa”, ma “Fabrizio”, paradossi della politica ora sta con Alfano ndr).

In mezzo resta il governo di Enrico Letta e Angelino Alfano. Che Berlusconi attacca a testa bassa sulla legge di Stabilità. C’è già chi mormora che da  lì inizierà l’opposizione con un voto contrario. Il Cav fa un quadro economico internazionale e europeo che vede l’Italia stritolata dalla politica tedesca. Ma, altra botta ad Alfano e alla delegazione pdl al governo: «Non vedo ministri con la statura per poter trattare in Europa».

Se ne va alle 14,30. Missione: incontro con i falchetti di Daniela Sanranché al teatro Don Orione alle 16. Quasi contemporaneamente alla conferenza stampa di Alfano alla stampa estera alle cinque e mezza della sera.

Francesco Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia al Senato e soprattutto potente coordinatore regionale campano era arrivato all’Eur con l’altra importante leader lealista Mara Carfagna a bordo di un pullman con sopra scritto «Angelino». Perché? Risponde Palma a Panorama. it, prima ancora che il Cav desse ordine di non parlare di Alfano: «L’ho fatto per un auspicio sincero che Alfano restasse con noi. Ora non vorrei che avesse di fronte un futuro in una ditta da trasporti». È sangue e arena. 

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