Di questo passo Renzi governerà per 20 anni
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Di questo passo Renzi governerà per 20 anni
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Di questo passo Renzi governerà per 20 anni

Il dietrofront di Grillo, lo stato catatonico dell'Ncd, le difficoltà di Forza Italia, l'irrilevanza della minoranza Pd: così il premier è diventato il mazziere del sistema politico. L'analisi - La base pd prepara i pop corn

 

Alla fine aveva ragione Giulio Andreotti. Il potere logora chi non ce l’ha. Segnali di logoramento evidenti arrivano da tutte le opposizioni a partire dal Movimento 5 Stelle, che per volontà di Grillo si era tenuto fuori da qualsivoglia gioco, accordo, inciucio, almeno fino agli ultimissimi giorni. La novità ora è che Grillo in Europa non è rimasto in splendida (si fa per dire) solitudine ma ha accettato di accordarsi col più controverso dei nuovi soggetti, l’Ukip di Nigel Farage col suo carico imbarazzante (in primis per il popolo grillino) di scandali finanziari e posizioni ultraliberiste, mentre in Italia ha lanciato un amo a Matteo Renzi dichiarandosi a parole pronto a discutere sulla legge elettorale. Grillo tenta così di uscire dall’angolo in cui si era cacciato.

Messi in fila, i problemi per lui non sono pochi: 1) la sconfitta elettorale (per quanto non clamorosa, visto che l’asticella del 21 per cento è più che dignitosa per un movimento orgogliosamente solitario e finora incapace di costruire clientele); 2) la fuoriuscita in Parlamento degli ex del movimento in gruppi autonomi, potenzialmente di sostegno o comunque dialoganti con Renzi; 3) critiche crescenti in Rete per l’indisponibilità di Grillo alla interlocuzione, che si traduce in impossibilità o incapacità d’incidere sulla politica reale, le decisioni, l’attività legislativa; 4) per ultima la prospettiva (mortale per il M5S) di una riforma elettorale che favorisca le coalizioni, perché mettendo insieme tutte le sigle afferenti a un ipotetico centrodestra, l’arcipelago moderato da solo supererebbe oggi di un terzo la compagine grillina.

Ma logorato è chiaramente pure il centrodestra, in ragione di questa sua frammentazione in sigle e partiti che si trovano un po’ (molto poco) dentro la maggioranza di governo (Ncd e Gal), molto con Forza Italia e un leader come Silvio Berlusconi che tuttora non ha rivali, poi con opposizioni anti-europee della prima ora ai governi tecnici e del Pd come la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Non si vede al momento come e sotto quale leadership queste sigle possano ricomporsi in un fronte unico, tanto più che manca la leva del governo. Paradossalmente, però, il rischio del logoramento è più insidioso per il Movimento 5 Stelle. Tradotto: Grillo può sparire, il centrodestra no.

Renzi, invece, che rischiava il logoramento prima di formare il governo e poi a ridosso delle Europee, si trova ormai nella felice condizione di far valere un credito di consenso del 40.8 per cento. È lui il mazziere. Lui che muove le leve di governo. E l’opposizione dentro il Pd ha dimostrato di logorarsi da sola al limite del suicidio, con la vicenda emblematica della sinistra snob, sprezzante, gaffeur e inconsistente alla Corradino Mineo. Archeologia repubblicana.

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