Decadenza: ora Letta trema
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Decadenza: ora Letta trema

Alla vigilia del voto che potrebbe decretare l'uscita di scena di Berlusconi, il governo sembra sempre più debole. Il premier sale al Quirinale. FI vuole la verifica - Lo speciale sulla decadenza

La decadenza di Silvio Berlusconi da senatore e il ritorno di Forza Italia all’opposizione fanno tremare il governo. La vigilia del voto sulla decadenza ha a tarda sera un epilogo drammatico, con Enrico Letta costretto a salire al Quirinale. Risultato: una nota del Colle che cerca di smussare. Secondo Giorgio Napolitano, d’accordo con il premier, per verificare la tenuta del governo basterà il voto di fiducia sulla legge di Stabilità. Si ribella lo stato maggiore di Forza Italia. Raffaele Fitto e Renato Brunetta alzano il prezzo e chiedono che Letta venga in Parlamento e si apra formalmente il dibattito sulla verifica. E cioè sulla capacità di tenuta in generale dell’esecutivo. Matteo Renzi ci mette del suo: “ Maggioranza ormai prodizzata”. E profetizza: “Dureranno ancora un anno, ragazzi ci sarà da divertirsi”.

La pietra tombale la mette alle cinque e trenta della sera il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, insieme con l’omologo al Senato, Paolo Romani: “Le larghe intese sono finite, Enrico Letta e Giorgio Napolitano ne prendano atto. Chiamatele strette intese”. Ancora più duro e provocatorio: “Governo di centrosinistra”.

Il là allo strappo lo aveva dato Silvio Berlusconi, in un’assemblea con i parlamentari. Dove il Cav, a detta dei suoi, finalmente rilassato, dopo quelli che ha chiamato i giorni “più bui” della sua vita, avrebbe detto scherzandoci perfino su: “Mi dicono che le Procure di Milano e Napoli stanno facendo a gara su chi arriva per primo a mettermi in cella. Ragazzi, mi raccomando: portatemi le arance”. Angelino Alfano neppure lo nomina ma suona diretto ai ministri di Ndc una stilettata di questo genere: “Questi hanno confuso la stabilità con la stabilità delle loro poltrone”. Probabilmente stanotte, alla vigilia di mercoledì 27 novembre, il giorno del giudizio, in cui l’aula del Senato, voterà (si prevede alle 19, ma il potrebbe slittare a più tardi) sulla sua decadenza da senatore, il Cavaliere non dormirà come il principe di Condé prima della battaglia.

Gianni Cuperlo, lo sfidante di Matteo Renzi, alla guida del Pd, già consegna il Cav alla “Storia”. Ma Berlusconi annuncia ai suoi, con uno slogan, che ricorda quello del maggio francese ( “c’est n’est que un debut....), “ domani è solo l’inizio”. Domani, quando lui, il tre volte presidente del Consiglio, che ha presieduto un G7 e un G8, nel pomeriggio parlerà alla manifestazione in Via del Plebiscito. Probabilmente non lo farà in Senato, dove potrebbe non presentarsi proprio. Ma Berlusconi decide, come suo stile, sempre all’ultimo.

Il primo pollice verso di Forza Italia sarà sulla fiducia per la legge di Stabilità. Nonostante il presidente della Ue Barroso abbia telefonato all’ex premier. Che gli ha fatto fare anticamera telefonica: “Ditegli di aspettare o richiamare perché devo finire di parlare ai miei” . E ora Enrico Letta, che fino a pochi giorni fa si diceva sereno, ammette: “La situazione si è fatta difficile, lavorerò contro il caos”.

Letta ora, appoggiato al Senato dalla stampella dei 30 alfaniani, teme un logoramento concentrico da destra a sinistra. Matteo Renzi avverte, come quasi gli facesse piacere: “Attenzione , Berlusconi è già in campagna elettorale”. Cuperlo twitta. “Se divento segretario il governo farà come dico io”. E Massimo D’Alema rassicura che non verrà meno l’appoggio al governo. In realtà le sorti dell’esecutivo delle strette intese o di “centrosinistra” come dice Brunetta, dipendono molto anche dal risultato delle primarie del Pd l’8 dicembre, I cuperlian-dalemiani- bersaniani avrebbero già fissato una soglia, toccata la quale per loro sarebbe vittoria. E cioè il 65- 70 per cento dei voti al “fiorentino” . Obiettivo: sfiancare Renzi per un annetto con una cospicua minoranza e poi andare a votare. Evidente che per il sindaco di Firenze se si andasse a votare a marzo, la prossima finestra elettorale aperta, sarebbe manna dal cielo. Un cosa è certa: dal 27 novembre 2013, giorno del giudizio su Berlusconi, “il giorno dell’omicidio politico di Berlusconi”, denuncia Giancarlo Galan e con lui tutta Fi, niente sarà più come prima nella scena politica italiana. Appuntamento nell’arena-Senato domani mattina alle 9,30.

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