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Usa: guerra a TikTok, per colpire la Cina​

Nuova offensiva della Casa Bianca contro il social cinese amatissimo dai più giovani. Ma si tratta di geopolitica

E' TikTok la nuova frontiera dello scontro tra Donald Trump e la Cina. Lunedì scorso, Mike Pompeo ha aperto all'eventualità che Washington possa vietare il popolare social network, insieme ad altre app cinesi. Intervenendo su Fox News, il segretario di Stato americano ha dichiarato: "Stiamo prendendo molto sul serio [questa possibilità]". Ha poi aggiunto polemicamente che – scaricando l'applicazione del social network – si consegnerebbero "informazioni private nelle mani del Partito comunista cinese".

Un attacco energico, a cui l'azienda ha replicato, dichiarando: "Non abbiamo priorità più alta della promozione di un'esperienza di app sicura per i nostri utenti. Non abbiamo mai fornito i dati degli utenti al governo cinese, né lo faremmo se richiesto". E' probabilmente anche per rimarcare questa volontà di mostrarsi autonomo dal governo cinese che – nelle scorse ore – il social network ha annunciato l'intenzione di lasciare Hong Kong, a seguito dell'imposizione, da parte di Pechino, di una nuova legge sulla sicurezza nazionale all'ex colonia britannica. Una mossa – quella di TikTok – che nei fatti segue l'esempio di colossi tecnologici americani, come Facebook e Twitter. "Alla luce dei recenti eventi, abbiamo deciso di interrompere le operazioni dell'app TikTok a Hong Kong", ha non a caso riferito un portavoce dell'azienda.

Gli Stati Uniti restano tuttavia significativamente diffidenti su questo social. Non è del resto la prima volta che TikTok suscita preoccupazione dalle parti di Washington. Lo scorso ottobre, il senatore democratico, Chuck Schumer, e il collega repubblicano, Tom Cotton, avevano chiesto lumi all'allora Director of National Intelligence, Joseph Maguire, sulla possibilità che TikTok potesse costituire dei "rischi per la sicurezza nazionale". Tra l'altro, lo scorso dicembre, l'esercito e la marina degli Stati Uniti avevano proibito l'uso del social ai propri membri, paventando "probabili rischi per la sicurezza". Alla base di queste preoccupazioni è sempre stata la convinzione che il social network – sviluppato dalla multinazionale cinese ByteDance – possa rivelarsi un cavallo di Troia del governo di Pechino.

In tutto questo, non va poi trascurato che le recenti parole di Pompeo vadano ad inserirsi nel più complesso quadro delle relazioni tra Washington e la Repubblica Popolare: relazioni che, soprattutto a causa del coronavirus, si sono fatte – negli ultimi mesi – sempre più tese. Non soltanto Trump continua a ribadire nettamente l'origine cinese del Covid-19, ma – secondo Reuters – starebbe anche valutando in queste ore la possibilità di siglare un ordine esecutivo contro la Cina in materia commerciale. Non dimentichiamo, tra l'altro, che Washington abbia deciso di inviare nel Mar cinese meridionale due portaerei, proprio nel mezzo di esercitazioni militari cinesi nell'area. Esercitazioni verso cui si sono mostrati critici sia il Pentagono che lo stesso Dipartimento di Stato americano. Non va infine trascurato che – visti i sentimenti di ostilità nutriti verso Pechino a causa del Covid-19 da buona parte dei cittadini americani – lo scontro con la Repubblica Popolare è entrato vigorosamente all'interno della campagna elettorale per le presidenziali di novembre, con Trump e il suo rivale democratico, Joe Biden, che si accusano reciprocamente di eccessiva arrendevolezza verso la Cina. Come è quindi facile intuire, la questione TikTok viene ad inserirsi in un contesto ampio e spinoso. E in tal senso, il social network potrebbe rappresentare un fattore di coesione per gli avversari di Pechino.

Ricordiamo infatti che, appena poche ore prima dell'attacco di Pompeo, l'India avesse annunciato un divieto rivolto a 59 applicazioni cinesi, tra cui la stessa TikTok. Una mossa che Nuova Delhi ha intrapreso anche come reazione ai recenti scontri verificatisi al confine tra India e Cina: scontri in cui hanno perso la vita almeno venti soldati indiani. Non è ancora chiaro in che modo il governo di Narendra Modi voglia agire in concreto: è comunque possibile che – riporta Cnn – chiederà a Google e Apple di rimuovere l'applicazione dai propri store. Come che sia, va da sé che, sul piano strategico, questa linea rafforzi la convergenza con gli Stati Uniti, in chiave apertamente anticinese. Non è del resto un mistero che, soprattutto nelle ultime settimane, Washington abbia spesso cercato di giocare di sponda con Nuova Delhi contro il Dragone. Non sarà un caso che, quando ha recentemente proposto di creare un G11, Trump abbia ipotizzato di estendere l'invito all'India, oltre che alla Corea del Sud e all'Australia (tutti Stati che, per varie ragioni, si trovano attualmente ai ferri corti con Pechino). Senza infine dimenticare che, al di là delle dinamiche di natura geopolitica, il social rischia adesso un duro colpo sul fronte economico: se negli Stati Uniti può contare al momento su circa 44 milioni di utenti, in India ne vanta oltre 600 milioni. Il grande timore del colosso cinese riguarda quindi soprattutto un probabile crollo della pubblicità: secondo Cnn, ByteDance avrebbe previsto per quest'anno – specialmente grazie a TikTok – oltre un miliardo di dollari in entrate pubblicitarie nel solo mercato indiano. I divieti in arrivo potrebbero tuttavia adesso cambiare le cose.

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